Ancelotti (Depositphotos)

Il Napoli è rimasto sordo all’invito a una pacificazione totale dopo l’ammutinamento della squadra. I segnali negativi sono tanti. C’è il rischio che l’ira di Aurelio De Laurentiis porti a una crisi definitiva con spaccature insanabili, che saranno punite duramente, e l’attesa dei risultati sui campi di Milan e Liverpool per procedere alle azioni di rivalsa. È a rischio la stagione in corso, ma il danno può essere ancora più grave per il futuro. Da Los Angeles il presidente tace. È chiaro che resta fermo sulle sue posizioni di rude chiusura. La sosta, con menti più serene, non ha agevolato il "disgelo" in casa azzurra. Il presidente è sul piede di guerra e Ancelotti è solo con la squadra. A tre giorni dalla partita col Milan, la serenità non è tornata e c’è parecchia confusione. Il silenzio-stampa continua, ma a senso unico. Parlano Ancelotti (agli arbitri), parla duramente il vicepresidente Edoardo De Laurentiis. Il silenzio-stampa vale solo per il giocatore Elmas che, dal ritiro con la nazionale macedone, ha rilasciato ai giornali del suo paese frasi entusiastiche sul Napoli e la società si è riservata di prendere provvedimenti. Ridicolo. Provvedimenti per avere detto "siamo fra le migliori squadre italiane"? C’è un vento di follia nel Napoli. Censurabili, semmai, sono le dichiarazioni di Edoardo De Laurentiis in occasione della presentazione di un evento calcistico. Dichiarazioni che hanno fatto il punto proprio sull’ammutinamento dei giocatori, quindi un silenzio-stampa violato due volte, in linea generale e in linea particolare tornando sulla rivolta del 5 novembre. Il vicepresidente ha ricalcato il tono padronale del padre ("i giocatori sono nostri dipendenti") e queCarlo Ancelotti durante l'allenamento a Castel Volturno sto conferma che non ci sarà pace nel Napoli. Edoardo ha anche detto che i giocatori oggi in forza al Napoli "non hanno le palle dei vecchio calciatori". Erano presenti Montervino e Calaiò, gran protagonisti del primo Napoli di De Laurentiis. Un giudizio pesante più che inelegante. Un giudizio spavaldo e duro che fa seguito all’alterco di spogliatoio fra il vicepresidente e alcuni azzurri. Si ha l’impressione che Aurelio mandi avanti il figlio per anticipare la "piazza pulita" del futuro prossimo e che Edoardo, senza averne la personalità, stia interpretando un "ruolo forte" per accreditarsi nel Napoli come dirigente autorevole (!). Una posizione sbagliata. Proprio da vicepresidente Edoardo, parlando ufficialmente, avrebbe dovuto avere la prudenza e il tatto necessari alla sua carica. Proprio come presenza della società nello spogliatoio azzurro avrebbe dovuto avere un atteggiamento distensivo nel tentativo di risolvere la pesante crisi in atto. Ma, evidentemente, la consegna è "parlare duro". È stato carino, Edoardo, quando ha imitato la voce del padre citando un aneddoto dei primi anni del Napoli di De Laurentiis, unica concessione ironica nel mezzo di frasi toste, ancora più pesanti perché dette da vicepresidente. Edoardo ha invocato tre volte "rispetto" dai giocatori che fanno un lavoro riccamente retribuito ("lo stipendio mensile va rispettato"). I giocatori potrebbero chiedersi da quale pulpito viene la predica, quale lavoro fa il pulpito e se proprio loro, i giocatori, lavorando in allenamento e in partita, non contribuiscano al ricco dividendo che il pulpito percepisce dai bilanci in attivo del Napoli. Perché Edoardo ha voluto spingersi tanto, violando per giunta il silenzio stampa? Se il padre tace, perché il figlio parla? Ci deve essere una strategia in questo, quelle di Edoardo non possono essere voci dal sen fuggite. Messe così le cose, ed Edoardo parla col consenso del padre, non potrebbe essere altrimenti, il Napoli è sull’orlo del disfacimento sotto una dirigenza assolutista che ora fa dei giocatori non solo "i nostri dipendenti", ma anche gli avversari da colpire. Non erano proprio possibili un accomodamento, un dialogo, uno "stringiamoci a coorte" senza essere pronti alla morte? Non era possibile un patto di pace per andare avanti? Con queste "ombre" pesanti il Napoli andrà in campo. Se dovesse andar male, la rivolta potrebbe apparire totale, dallo spogliatoio al campo. Ma gli azzurri giocheranno da professionisti onorando stipendio e maglia. Però sono soli e solo è Ancelotti al quale De Laurentiis ha addossato tutta la responsabilità di questi giorni. Un leader calmo in mezzo a una tempesta.

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