Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vicofaro, paese di quattromila anime in provincia di Pistoia. È accaduto domenica alla messa delle 11. Il canto liturgico “Santa Maria del Cammino” ha in realtà introdotto al canto non liturgico “Bella Ciao”. La canzone di sinistra in chiesa, ma come è potuto succedere, e ad opera di chi? Intanto del parroco, don Massimo Biancalani. Un sacerdote al limite, forse talvolta o spesso oltre. Il prete popolare per certe sue iniziative sopra le righe. Come quella di dare ospitalità in chiesa, nel 2018, a 240 migranti. Proprietario di un centro d’accoglienza, dovette incassare nello stesso anno uno sgradito provvedimento di sgombero. La decisione della Prefettura lo indignò al punto di provocarne una reazione dialettica un tantino scomposta. “Assurdo e vergognoso: il centro è a norma, certificato ad aprile. I problemi riguardano i locali sottostanti dove dormono ragazzi presi dalla strada”.

E come condimento quotidiano, messaggi provocatori contro Matteo Salvini. L’impegno sociale a favore dei migranti ha messo il prete in aperto contrasto con l’amministrazione comunale di centrodestra. Ma pure con il vescovo Fausto Tardelli. Due settimane fa il presule gli ha imposto di collaborare con Regione, Caritas e altre associazioni cattoliche per ridiscutere i migranti ospitati sul territorio. “Dio è partigiano” la risposta ad alta voce di don Biancalani, a scatenare la bufera mediatica. Peraltro sollecita, mentre parte dei fedeli aveva già abbandonato la messa e la chiesa sulle prime note di “Bella Ciao”. In ogni caso, comunque la si giri la questione, don Massimo Biancalani ha mantenuto la promessa.

Ma di cosa stiamo parlando? Della promessa formulata dal sacerdote martedì scorso sulla sua pagina Facebook. Promesso e fatto. Non l’ha fermato neppure il biasimo espresso dalla Diocesi di Pistoia. In presenza di un duro comunicato, non ha retrocesso di un millimetro. Conosciuto in tutta Italia per l’impegno sul fronte dell’accoglienza ai migranti, don Biancalani non ha cambiato opinione. “Bella Ciao” alla messa delle undici nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Vicofaro, Pistoia. Una provocazione o che cosa? In realtà a cantare l’inno partigiano, oltre ai numerosi giornalisti e operatori presenti, all’intonazione della prima strofa, in chiesa c’era solo un piccolo gruppo di fedeli. Al massimo una decina, riferiscono le cronache di paese. Gli altri, in tutto una cinquantina, hanno preferito uscire prima. Ma nell’omelia, don Biancalani aveva dedicato ampio spazio al gesto che poi avrebbe compiuto. Un discorso ricco di citazioni. Don Tonino Bello, don Milani, Paolo VI, Papa Francesco

Persona indubbiamente originale, però non amante degli effetti speciali, comunque pare non immune dall’esibizionismo, aveva sottolineato come “un Dio dei cristiani sia un Dio prossimo, che si cala nell’umanità e ne prende parte. È quindi un Dio partigiano, che sceglie di stare dalla parte dei più deboli”. “Bella Ciao” inteso per questo non un canto fuori posto in chiesa “perché esprime quei valori di pace e giustizia che tutti i cristiani sono chiamati a incarnare nella loro fede”. Laddove la Diocesi di Pistoia aveva bollato l’idea e soprattutto il canto partigiano come “inadeguato”. Con una sottolineatura bellamente ignorata da don Biancalani, il prete amico dei migranti. “La parola di Dio non ha bisogno di ulteriori orpelli”. Il sacerdote anche questa non se l’è tenuta. Pronta e piccata la replica alle argomentazioni della Diocesi. “La parola di Dio richiede di essere incarnata con scelte concrete nella vita”. E non è tutto, don Biancalani ha aggiunto che “Bella Ciao è un canto che appartiene alla nostra storia. Se possiamo godere della democrazia, è anche grazie al sacrificio di tanti che quel canto ricorda”.

Intanto, la bufera è servita. Riproposta dal sacerdote la sua radicale visione del messaggio evangelico. La sua febbrile iniziativa ha raccolto intorno alla parrocchia di Vicofaro numerosi operatori che danno una mano nella gestione dei ragazzi. In contemporanea, una buona parte dei fedeli tradizionali si è allontanata dalla parrocchia. È accaduto anche questa volta. Don Biancalani accusato di “fare politica” dopo l’annuncio su Facebook. Il parroco ha risposto anche a quanti lo avevano accusato. Una replica netta nel cuore dell’omelia. “Ognuno di noi fa politica, anche stare in silenzio è politica. La questione è quale politica si fa. Io credo che vada fatta a beneficio della giustizia e dell’accoglienza”. La politica e i partiti, questi intesi come oggetto di un altro discorso. “E qui deve esserci massima libertà e laicità nella Chiesa”.

Sui social non si contano le reazioni all’iniziativa e alle parole del parroco di Vicofaro. Immediata, quasi in tempo reale, quella di Matteo Salvini, già ministro della Repubblica e leader della Lega. Un tweet alla sua maniera, pesante. “Ricordate il prete toscano che vorrebbe portare tutta l’Africa in Italia? Oggi il concertino sardinante di “Bella Ciao” a messa. Tra un po’ lo vedremo al festival di Sanremo. Roba da matti”. Il riferimento è al movimento delle Sardine, che contestano Salvini cantando “Bella Ciao”. E nella fattispecie non va dimenticato che don Biancalani è sempre stato un bersaglio per il leader della Lega. Dal 2017, quando polemizzò per i post pubblicati dal parroco di Vicofaro. In mostra alcuni migranti da lui ospitati durante un bagno in piscina. A corredo delle immagini, il commento di don Biancalani. “Loro sono la mia patria, fascisti e razzisti i miei amici”. Adesso “Bella Ciao” cantata in chiesa durante la messa. Don Biancalani non esclude clamorose repliche. Alla prossima.