Autunno è tempo di fine settimana nelle città d’arte e quindi tempo di grandi mostre. Molti gli eventi in programma, moltissimi gli artisti che arrivano in Italia per la prima volta o vi tornano dopo decenni di assenza, dal surrealismo di De Chirico e Mirò, che saranno in mostra rispettivamente a Palazzo Reale a Milano e al Palazzo delle Arti di Napoli, fino ai reperti dell’antica Cartagine nella suggestiva cornice del Colosseo, passando per l’Impressionismo a Palazzo Bonaparte e i grandi maestri dei Seicento alla Reggia di Caserta. Soprattutto nei “ponti” festivi le istituzioni museali sono prese d’assalto da italiani e stranieri. Con una spiccata novità: una sorta di guerra tra città metropolitane per attirare turisti, allungando la stagione dell’accoglienza oltre l’estate. Ecco una mappa ragionata delle principali mostre in programma in Italia in questo squarcio di fine d’anno.

A farla da padrona è oramai Milano, sempre più metropoli europea e centro di produzione e diffusione culturale del vecchio continente. In vetrina Giorgio De Chirico in calendario sino al 19 gennaio nel centralissimo Palazzo Reale. La grande retrospettiva, curata da Luca Massimo Barbero, comprende oltre cento opere in otto sale: il percorso riunisce capolavori provenienti da New York, Parigi e San Paolo e indaga le principali tappe dell’evoluzione artistica dell’artista, partendo dalle inflenze della classicità fio ad arrivare al surrealismo e al rapporto con le altre principali correnti artistiche del Novecento. Sempre a Palazzo Reale di Milano va in scena la collezione Thannhauser proveniente dal Guggenheim di New York con capolavori di Renoir, Picasso, Manet e Kandinsky per un totale di 49 opere che resteranno esposte fio al 1 marzo 2020 prima di tornare nella sede del museo americano.

Al MUDEC, museo delle culture di Milano, sino al 2 febbraio incontro con “Impressioni d’oriente. Arte e collezionismo fra Europa e Giappone” con opere provenienti dal paese del Sol Levante accostate a capolavori d’arte europea, per indagare il fitto rapporto di scambi e influenze reciproche che dall’inizio del Novecento ha contraddistinto la loro storia. A Palazzo Reale ci sono pure una personale del pittore Emilio Vedova (novembre 2019 – febbraio 2020) e una retrospettiva su Federico Fellini (dicembre 2019 – febbraio 2020). A sancire il connubio tra arte e moda ci pensa la Fondazione Prada con la mostra “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” sino al 13 gennaio 2020. È un appuntamento curato dal regista Wes Anderson e dalla scrittrice e illustratrice Juman Malouf, sua compagna, su commissione del più grande museo d’Austria, il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Anderson e Malouf hanno selezionato più di 400 oggetti tra 4,5 milioni di pezzi provenienti da 14 collezioni storiche degli archivi del museo, tenendo conto soprattutto dell’effetto visuale e assecondando le fissazioni estetiche di Anderson. È una sorta di “Wunderkammer”, cioè una moderna “camera delle meraviglie e curiosità”, come venivano chiamate le collezioni di bizzarrie assemblate dai ricchi a partire dal Quattrocento per intrattenere e stupire gli ospiti.

“Training Humans” è invece il titolo dell’esposizione proposta del dinamico Osservatorio Fondazione Prada sino al 24 febbraio 2020: raccoglie i video e le immagini utilizzate dagli scienziati, dagli anni Sessanta in poi, per insegnare alle macchine a riconoscere cose, persone, emozioni. Vale la pena anche solo per aggirarsi tra gli spazi dell’Osservatorio, se non ci siete ancora stati da quando ha aperto nel 2016. Nella Milano di oggi si può capire anche la Milano di un tempo. Ecco la mostra “Milano anni ’60” sino al 9 febbraio a Palazzo Morando. Si racconta la nuova Milano degli anni Sessanta, quella del boom economico e dei grandi cambiamenti sociali, culturali, politici e urbanistici, attraverso fotografi, manifesti, riviste, oggetti d’arredo e di design. Alla Fondazione Sozzani sino al 6 gennaio 2020 si può visitare la mostra “Silver Lake Drive” che raccoglie dieci anni di lavoro della fotografa e regista Alex Prager, che si ispira alla street photography, alla cultura pop, ai film, alla sua storia personale, con uno stile molto cinematografico. I suoi video e le foto in grande formato ricordano i film noir, i thriller, il melodramma e i polizieschi, e spesso hanno per protagoniste donne ritratte con colori saturi e temi oscuri e inquietanti. Da vedere anche il video Face in the Crowd, con l’attrice Elizabeth Banks. Al Museo del Novecento sino al 1 marzo si potrà visitare la mostra sul pittore ferrarese Filippo De Pisi.

Alla capitale industriale della Penisola risponde la capitale d’Italia, Roma. A Palazzo Braschi di Roma il protagonista è Antonio Canova con la mostra “Eterna bellezza”, una sorta di ricostruzione del rapporto dell’artista con la Capitale, attraverso 13 sezioni che ripercorrono le esperienze e le ispirazioni che Canova visse e sperimentò fin dal suo primo viaggio a Roma nel 1779. La mostra è organizzata dal Gruppo Arthemisia e resterà aperta sino al 15 marzo 2020. Ai grandi monumenti storici della Capitale si aggregano adesso delle mostre: al Colosseo e al Foro Romano ecco “Carthago. Il mito immortale”, sino al 29 marzo, con centinaia di reperti provenienti dai musei di Tunisi, Beirut e Cartagena, installazioni multimediali e percorsi interattivi che guidano alla riscoperta del fascino senza tempo di questa antica civiltà. Di tutt’altro genere la mostra dedicata dal Chiostro del Bramante, sino al 23 febbraio a Francis Bacon e Lucian Freud. Qui due giganti della pittura, Francis Bacon e Lucian Freud, per la prima volta si confrontano in una mostra in Italia mostrando uno dei più affascinanti, ampi e significativi capitoli dell’arte contemporanea mondiale con la Scuola di Londra, una città straordinaria in un periodo rivoluzionario.

“Bacon, Freud, l’arte britannica in oltre sette decenni, lo spirito di una città” è curata da Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art e organizzata in collaborazione con Tate di Londra. Insieme a Francis Bacon e Lucian Freud si possono trovare opere di Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossof e Paula Rego, artisti che hanno segnato un’epoca, ispirato generazioni, utilizzato la pittura per raccontare la vita. A Palazzo Bonaparte di Roma è nato un nuovo polo museale: la prima esposizione è dedicata ai maestri dell’Impressionismo. L’edificio che si affaccia su Piazza Venezia e che fu la dimora della madre di Napoleone Bonaparte, per la prima volta nella sua storia, ha aperto le proprie porte al pubblico con la mostra “Impressionisti segreti”, sino all’8 marzo 2020. Si tratta di cinquanta opere provenienti da collezioni private di tutto il mondo e normalmente inaccessibili al pubblico con artisti del di Monet, Renoir, Cézanne, Gauguin, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Signac, Van Rysselberghe e Cross.

Al Casale di Santa Maria Nova sull’Appia Antica, sino al 12 gennaio 2020, sono esposte 75 fotografi dedicate a Roma e realizzate da Gianni Berengo Gardin, uno dei più importanti fotograf italiani, conosciuto per lo stile sempre in bianco e nero e per il grande lavoro di documentazione e racconto sull’Italia, dagli anni Cinquanta a oggi. Palazzo Merulana ospita sino a febbraio 2020 “Jan Fabre. The rhythm of the brain” che presenta sculture mai esposte prima in Italia, appositamente selezionate dall’artista sperimentale belga, disegni e un fim-performance realizzato da Fabre con il neuroscienziato italiano Giacomo Rizzolatti. Molto divertente è l’esposizione “Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori” al MAXXI sino al 12 gennaio 2020. Una mostra sul noto vignettista e fumettista trevigiano, fima di punta del quotidiano “La Repubblica”, molto legato al Sud America, con poster, illustrazioni, quadri, schizzi, tavole, libri, fimati e disegni originali.

Anche nel Sud Italia ci sono grosse offerte espositive. “Joan Mirò. Il linguaggio dei segni” è in corso sino al 23 febbraio 2020 al PAN di Napoli. Si possono ammirare ben 80 opere originali di Joan Miró il maestro catalano esponente del surrealismo. Le tele esposte al Palazzo delle Arti di via dei Mille fanno parte della collezione del Museo Serralves di Porto. Tutte opere originali tra quadri, disegni, sculture, collages e arazzi che provengono dalla importante collezione di lavori del grande maestro catalano e che sono di proprietà dello Stato portoghese. Di proprietà di un antiquario italiano, invece, la serie di opere che si trovano alla Reggia di Caserta sino al 13 gennaio: “Da Artemisia ad Hackert. Storia di un antiquario collezionista alla Reggia” espone opere di artisti del calibro di Artemisia Gentileschi, Bernardo Cavallino, Rubens e Guercino, raccontando, in varie sezioni tematiche, il caravaggismo e la pittura del Seicento, riunendo le opere della collezione privata di Cesare Lampronti.

In Toscana spicca il nome di Andy Warhol, alla Basilica di Pietrasanta: presenti 200 opere, fra cui il celeberrimo “Vesuvius” dipinto nel 1985 e “Ritratto di Beuys”, per un viaggio attraverso i linguaggi e i temi del padre della Pop Art, con una speciale attenzione al rapporto fra Warhol e la città di Napoli. A Santo Stefano al Ponte, rinominata la Cattedrale dell’Immagine, di Firenze torna una nuova mostra multimediale. Questa volta si tratta delle opere e della vita di Magritte con “Inside Magritte”. Il grande maestro surrealista sarà il protagonista del progetto ideato e firmato da Crossmedia Group – Hepco, con la regia di The Fake Factory. A Palazzo Strozzi va in scena la mostra monografia su Jef Koons. L’artista torna a Firenze dopo la mostra del 2015 sino a gennaio 2021 con le opere più celebri della carriera dell’artista, dagli anni Settanta agli anni Duemila fino alle sue ultime inedite produzioni: dai primi ready made fino alle più recenti grandi sculture, in una costante sperimentazione e contaminazione di immagini e simboli tanto della storia dell’arte quanto della cultura contemporanea.

Alla Fondazione Mast di Bologna troviamo “Antropocene”, prorogata fio al 5 gennaio 2020. È una grande mostra dedicata al nome che qualcuno ha iniziato a dare all’era in cui viviamo, con 35 immagini in grande formato del fotografo Edward Burtynsky e i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier: i tre hanno collaborato per quattro anni per documentare con foto, ricerche e videoinstallazioni l’influenza dell’uomo sui processi naturali, dalla Grande barriera corallina australiana alle cave di marmo di Carrara, dall’enorme discarica di Dandora in Kenya alle vasche di evaporazione per il litio nel deserto di Atacama.

“#FacceEmozioni” è il titolo dell’expo in corso al Museo del cinema di Torino sino al 6 gennaio 2020: racconta la nascita e lo sviluppo della fisiognomica, dalle maschere ai moderni sistemi di riconoscimento facciale e agli emoji. Raccoglie riproduzioni fotografiche, opere originali (dai libri del Cinquecento alle installazioni contemporanee), tavole, montaggi e app sullo studio dei volti e delle emozioni attraverso disegni, video e software. Sempre a Torino sino al 19 gennaio 2020 a CAMERA, Centro Italiano per la Fotografi, rende omaggio al grande maestro Man Ray con la mostra “WO/MAN RAY”, duecento fotografi realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte, avvenuta nel 1976, tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografia. Sono esposte anche fotografe di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar e la compagna Juliet. Nel vicino castello di Rivoli si può scoprire “Michael Rakowitz: Imperfect Binding” sino al 19 gennaio 2020. È la prima retrospettiva europea dedicata all’artista americano Michael Rakowitz, di origine ebraica e irachena; raccoglie le sue opere più importanti realizzate negli ultimi vent’anni e ispirate all’architettura, all’archeologia e alla geopolitica. Rakowitz racconta le grandi trasformazioni causate dalla guerra e da altri traumi attraverso sculture, video e installazioni. A inizio settembre ha ricevuto il premio Nasher 2020, 100mila dollari consegnati a un importante scultore contemporaneo scelto dal Nasher Sculpture Center di Dallas, uno dei più prestigiosi musei di scultura al mondo. Sino al 6 gennaio, la Reggia di Venaria ospita pure “David LaChapelle. Atti Divini”, 70 opere significative del fotografo di moda statunitense dallo stile surreale e pop, tra cui le famose Rape of Africa (2009) e Showtime at the Apocalypse (2013), e alcune inedite dalla nuova serie LaChapelle New World (2017- 2019).

Al grande Mart di Rovereto sino al 2 febbraio troviamo Richard Artschwager. Si tratta della più ampia esposizione realizzata in Europa sul pittore e scultore Richard Artschwager (1923-2013), esponente della Pop Art, dell’arte concettuale e del minimalismo. È curata da Germano Celant insieme al Guggenheim di Bilbao, che ospiterà la mostra in primavera. Si sviluppa in ordine cronologico e racconta il percorso dell’artista dagli anni Cinquanta ai primi Duemila. Alla Casa dei Tre Oci di Venezia Ferdinando Scianna presenta “Viaggio racconto memoria”. La mostra ripercorre gli oltre 50 anni di carriera del fotografo e fotoreporter siciliano Ferdinando Scianna, il primo italiano a entrare alla Magnum, la più famosa agenzia fotografia al mondo. Qui sono esposte 180 opere in bianco e nero suddivise nei temi del viaggio, del racconto e della memoria, a cui si aggiungono alcune fotografi di moda che Scianna scattò a Venezia. Al mitico museo Peggy Guggenheim, acqua alta permettendo, si può visitare la mostra “L’ultima Dogaressa” sino al 27 gennaio 2020. Espone una sessantina di opere della collezionista Peggy Guggenheim, concentrandosi su quelle acquisite dopo la partenza da New York e il conseguente arrivo a Venezia nel 1948. Ci sono, tra le altre, “L’impero della luce” di René Magritte, “Studio per scimpanzè” di Francis Bacon, “Autunno a Courgeron” di René Brô e “Serendipity 2” di Gwyther Irwin. Saranno esposti per la prima volta anche alcuni album in cui Guggenheim raccolse articoli di giornali, fotografi e lettere che raccontano la sua vita.