(foto: depositphotos)

Se vi sarà un referendum per convalidare la legge che riduce il numero dei parlamentari sarà conveniente votare “no”. La ragione è semplice: più è alto il numero dei parlamentari e maggiore è la probabilità che, fra di loro, vi sia qualche persona intelligente. Non è solo una battuta di spirito, ma una questione statistica. In qualsiasi attività professionale il campione numerico dei tentativi da effettuare o dei soggetti da valutare esige abbondanza di prove o di colloqui. Chi cerca personale convoca molti candidati così come nei sondaggi, per avvicinarsi il più possibile alla realtà, si intervistano centinaia o addirittura migliaia di persone. È solo così che si massimizza la probabilità di ottenere il meglio. Riducendo il numero di deputati e senatori si corre il rischio che i candidati più abili nel farsi largo all’interno dei partiti, spesso dotati di furbizia o peggio più che di intelligenza politica e competenza in qualcosa di utile per l’Italia, prevalgano nettamente, lasciando fuori persone più meritevoli di operare in Parlamento.

Si dice che, sul piano simbolico, è importante dare un segnale di parsimonia al Paese in questa fase di difficoltà economica. Ma è una sciocchezza degna del semplicismo dei grillini, perché è proprio nei momenti di difficoltà che una società ha bisogno delle persone migliori alla guida della politica. Comprimendo il “numero chiuso” del Parlamento – che, per ora, è perfettamente in linea con gli altri Paesi europei demograficamente simili al nostro – si aumenta la probabilità che le decisioni siano nelle mani di gente incompetente sulle cose da fare anche se competente nel procacciarsi i voti. In altre parole, chi pensa che la quantità attuale dei nostri rappresentanti non stia generando buona qualità dell’azione politica, dovrebbe intuire che, riducendo il loro numero, andrà anche peggio.

D’altra parte, non pare che i grillini che siedono alla Camera e al Senato, la maggioranza dei quali effettivamente costituisce, per così dire, uno spreco, fremano per dare questo “segnale” al popolo italiano poiché sembrano molto ben disposti ad ogni compromesso pur di continuare a gravare sulle casse dello Stato col loro lauto e, per molti di loro, insperato stipendio. Per coerenza e per la stessa urgenza da essi sottolineata potrebbero, invece, dimettersi tutti quanti domani mattina creando così la necessità di nuove elezioni con il numero di parlamentari ridotto dalla legge che hanno tanto orgogliosamente voluto. Tornandosene a casa, in effetti, darebbero immediato sollievo all’attuale bilancio delle Camere. E farebbero inoltre un bel regalo natalizio a tutti noi.

Massimo Negrotti