Gente d'Italia

Andó per suonare é tornato suonato

Salvini, li ha chiamati lui a votare… contro Salvini. Venerdì sera, ancora venerdì sera Matteo Salvini al Tg7 assicurava e gongolava: "In Emilia non vinciamo, stravinciamo". Parlava sull’onda dell’alta considerazione che l’uomo ha di se stesso, onda comunque sostenuta dai sondaggi. Sì, i sondaggi, le previsioni dicevano tutti: Borgonzoni, la Lega, Salvini in testa. Il critico d’arte politico improvvisato seppur di lungo corso di nome Sgarbi si lasciava scappare: "Siamo 10 punti in percentuale avanti". Salvini, Sgarbi, i sondaggi dicevano così e ancora lo ripetevano sabato. Nessuno di questi, né Salvini né i sondaggi, avevano tenuto conto del raddoppio dell’affluenza ai seggi. Molti elettori che forse non sarebbero andati a votare invece, ed era domenica, a votare ci andavano. Qualcosa, qualcuno li aveva risvegliati e spinti a votare. Quel qualcuno è stato Salvini, Salvini che ha svegliato e spinto un elettorato a votare contro di lui.

È la mezzanotte tra la domenica e il lunedì e arriva la prima proiezione, consolidata, voti veri non exit poll: Bonaccini candidato della sinistra ma soprattutto candidato argine a Salvini è accreditato del 51,8 per cento. Borgonzoni, candidata della destra, è accreditata del 41,5 per cento. Forse non finirà davvero così, ma i dieci punti di differenza non sono a favore di Salvini ma contro Salvini. Pd e Lega come voto di partito sono alla pari, altro che stravittoria leghista. Come è successo, cosa è successo? È successo che Salvini ha creduto, e molta parte del paese e della stampa ha creduto con lui, che non vi fosse limite e confine che non potesse essere varcato e irriso. Presentarsi alla pubblica caccia allo spacciatore mediante citofono, presentarsi come il vendicatore di bimbi rapiti, far raccontare ai suoi quantità industriali di bugie al giorno via social. Salvini si è presentato come invulnerabile, immune, impunibile. Ha varcato il limite, ha prodotto reazione di rigetto. Andava in Emilia per suonarle, ne torna suonato. Per Salvini già corre l’impietosa battuta, il ritornello di una vecchia canzone: piange… il citofono.

Salvini, il Capitano: le sardine almeno qui in Emilia l’hanno messo in scatola. Indiscutibile l’effetto sardine nel portare votanti alle urne, nel rendere il voto per Bonaccini depurato dalla poca o nessuna voglia di votare per il Pd o in forma indiretta per il governo. Bonaccini, indiscutibile la sua vittoria personale. Ottimo amministratore e nella circostanza anche buon politico, i voti se li è presi sulla fiducia acquisita nel governare e non sulla delega ad andar di ruspa e ramazza. M5S, il candidato governatore in Emilia viene accreditato di circa il 4 per cento dei voti. M5S c’è o non c’è è uguale. Grillo l’aveva detto: "Ci presentiamo per beneficenza". Ma il Movimento aveva, ha avuto la fregola di andare lo stesso. È andato a dimostrare la sua irrilevanza, numerica e politica. Pochissimi voti e non si capisce per farne cosa. Conte, che qualche voto a Bonaccini lo ha portato non facendosi vedere, va come usa dire in paradiso per sbaglio, l’effetto voto Emilia di rimbalzo lo avvita, imbullona a Palazzo Chigi. Per quest’anno almeno e anche il prossimo in Italia niente elezioni politiche anticipate.

A mezzanotte e un quarto Salvini va a parlare alla stampa: ringrazia tutti quelli che sono andati a votare, ringrazia la Borgonzoni, ricorda la bella battaglia elettorale, si dice orgoglioso della squadra e soprattutto celebra il fatto che in Emilia la partita sia stata aperta e contesa quando non succedeva mai da 70 anni. Un modo molto soft per cominciare a prendere confidenza con la sconfitta, un modo molto soft per cominciare ad ammetterla. Mentana coglierà il tono: "Salvini in versione De Coubertin, l’importante è partecipare". Quanto sia stata grande o di relativa misura la sconfitta di Salvini a mezza notte e mezza non si sa. Si sa che lo sfondamento in Emilia è fallito, la spallata al governo non c’è. Si sanno tante cose che attengono alla geografia e alla dinamica della politica. Ma soprattutto si sa una cosa che forse neanche si supponeva più. Gente, la gente: non c’ solo quella che fa la ola a Salvini al citofono, non c’è solo quella che smania di selfie col Capitano, non c’è solo quella del sempre e solo prima gli italiani, cioè prima io…Questa gente c’è, è tanta ed è gente vera. Ma c’è anche altra gente in Italia. Che non apprezza, tollera e perdona il passare di ogni limite e misura. E che all’occorrenza si muove e va a votare per dire che c’è un confine anche per i Salvini. Chiunque dica: io sono la gente, chiunque lo dica mente. Le genti sono due.

LUCIO FERO

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