Gente d'Italia

I nostri antenati italiani: l’origine del cognome Invernizzi

Sono María Esther Píriz Invernizzi de Montevideo - Uruguay, discendente della signora Virginia Invernizzi nata costi’ in data: 1867-69, figlia di Giovanni Batista Invernizzi (dentista) e della Catalina Invernizzi (figlia del commerciante, proprietario di un bar), sorella di Isabella (1865, Como). Il cognome in alcuni documenti è scritto in altri modi: Imbernizzi, Inverniccio.

I documenti che esistono nel nostro paese dicono che la provincia di origine era Como, ma non stabilisce qual è stato il Comune. Abbiamo inviato e-mail a diverse parrocchie in diverse province ma la nostra ricerca non ha avuto successo. Vi ringrazio fin da ora se mi potete aiutare in questa ricerca di miei antenati.

Sinceramente, Maria Esther Piriz Invernizzi

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Cara Signora Invernizzi,

purtroppo l’Archivio di Stato di Como non ha messo ancora on line tutti i registri di stato civile della città e della provincia, quindi consiglio di guardare di tanto in tanto questo link http://dl.antenati.san.beniculturali. it/v/Archivio+di+Stato+di+Como/ controllando se il lavoro di messa on line prosegue e sicuramente tra qualche anno (spero pochi) avrà la possibilità di vedere l’atto di nascita della sua antenata. Intanto le fornisco dati di Invernizzi omonimi: Invernizzi potrebbe derivare dal toponimo Inverno e Monteleone in provincia di Pavia. Una simpatica leggenda riportata dal dr. Angelo Invernizzi sostiene che: "Un soldato romano per sfuggire alla morte si rifugiò nella Val Sassina dove, stanco della vita militare, iniziò a lavorare la terra. Dimostratosi buon contadino trovò moglie e formò una famiglia. Col crescere della famiglia, aumentò anche la terra coltivata e la sua mandria. Giunse il momento, durante l’inverno, in cui si trovò nella difficoltà di nutrire tutte le sue mucche con il fieno che produceva e decise da allora in poi di traslocare all’inizio della brutta stagione la sua mandria in pianura per trascorrere l’inverno. La popolazione della pianura che vedeva sempre all’inizio dei primi freddi arrivare il contadino dalla Val Sassina, incominciò a dire "Arriva l’inverno".

In Italia ci sono 2200 famiglie che portano il suo cognome, e sono presenti in 623 comuni, divisi nelle seguenti province: 1885 in Lombardia, 222 in Piemonte, 50 in Liguria, 22 in Emilia-Romagna, 14 nel Lazio, 12 in Toscana e Veneto, 7 nel Trentino Alto Adige, 5 in Valle d’Aosta, 3 in Friuli Venezia Giulia, 2 in Sardegna e Sicilia, ed 1 nelle Puglie, Umbria, Marche ed Abruzzo. Nella provincia di Como, da dove viene la sua antenata, vi sono 187 famiglie. Fra i personaggi di nota c’era Giovanni Invernizzi (Albairate, 26 agosto 1931 – Milano, 28 febbraio 2005), calciatore e allenatore di calcio italiano. Proveniente dalla famiglia Invernizzi, famosa per la produzione di formaggi (e per questo soprannominato Robiolina), Giovanni crebbe calcisticamente nelle giovanili dell'Inter a partire dal giugno 1945, dopo che Carlo Carcano scoprì le sue doti di calciatore prelevandolo dall'Audace Abbiategrasso. Invernizzi esordì in Serie A con la maglia nerazzurra il 30 aprile 1950 nella partita Torino-Inter 1-0, ma, non trovando un posto fisso in prima squadra, giocò successivamente in prestito con il Genoa, l'Udinese e la Triestina.

Rientrato all'Inter nella stagione 1954-1955, ben presto ottenne un posto da titolare in squadra, diventandone anche capitano; rimase in nerazzurro fino al 1960, quando, dopo l'arrivo di Helenio Herrera, venne ceduto al Torino. Passato poi al Venezia, Invernizzi terminò la sua carriera da calciatore nel 1964 con il Como, ma in seguito intraprese quella di allenatore, che gli diede le migliori soddisfazioni. Dalla metà circa del sec. XVIII i fabbricanti di strumenti chirurgici si definivano quasi tutti coltellinai (la forma e la funzione degli strumenti chirurgici sono rimasti immutati per secoli).

Ernesto Invernizzi (1852-1929), cominciò a lavorare in una fabbrica di coltelli a Milano, dove orfano, si era trasferito da Como. Frequentò le scuole serali e si recò all'estero per apprendere tutti i segreti per la fabbricazione degli strumenti chirurgici che l'Italia allora importava da altre nazioni. Con un modesto capitale impiantò a Roma un piccolo laboratorio, che in quattro anni si affermò per la bontà della sua produzione. Dopo la disastrosa battaglia di Adua fu incaricato dal Governo di fabbricare gli arti per ben 400 mutilati. Romeo Invernizzi (1906-2004), in decenni di instancabile e appassionata attività trasformò la piccola azienda di dimensioni artigianali in uno dei maggiori complessi europei nel campo della produzione e distribuzione dei generi alimentari: la nota industria casearia Invernizzi spa di Melzo, con stabilimenti che si estendevano su un'area di circa 20 ettari e davano lavoro a oltre 3.000 persone.

Per far fronte ad una concorrenza sempre più agguerrita, soprattutto in seguito alla globalizzazione, migliorò costantemente l'azienda, dotando i suoi stabilimenti di impianti e macchinari modernissimi. Inoltre, per evitare l'aumento dei prezzi derivante dai ripetuti passaggi di compravendita, creò in Italia una catena di distribuzione diretta con filiali in tutti i capoluoghi di provincia e una rete di vendita capillare. Fu presidente della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, che dal 1994 eroga premi ed assegna borse di studio.

Rinaldo Invernizzi (1895-1977) entrò giovanissimo nella Società Egidio Galbani di Melzo. Come amministratore tecnico seppe trasformare, con ardite innovazioni, il modesto complesso artigiano in una grande industria. Studiò i criteri tecnici, i procedimenti scientifici e produttivi dell'industria francese che dominava il mercato e, adattandoli alle caratteristiche della nostra produzione, li applicò in Italia. Dotò l'azienda di impianti sempre più avanzati e organizzò una rete di vendita diretta, con un parco macchine di 2000 automezzi. Raggiunse così una posizione preminente nella produzione dei formaggi molli. Fu tra i primi a valorizzare i residui del latte per l'allevamento dei suini.

Introdusse quindi la lavorazione delle carni suine e costituì altre aziende per attività collaterali. Impiantò in provincia di Milano sette stabilimenti, con oltre 6500 dipendenti, 150 filiali e una produzione, dal nome tipico, ben presto nota in tutto il mondo. Aprì anche nuovi stabilimenti in Sardegna e nel Lazio. Fu presidente della Galbani e di altre società del settore. Attuò provvidenze per i dipendenti e fu generoso benefattore in ambito sociale.

Pier Felice degli Uberti, Presidente Istituto Araldico Genealogico Italiano

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