Gente d'Italia

I robot e noi

Prima della rivoluzione delle TICs (cosí oggi si chiamano le tecnologie dell’informazione e le comunicazioni, cioé i cellulari, laptop e software vari), i robot erano un’altra cosa. Nella nostra immaginazione degli anni ’70 del secolo scorso, avevamo una visione ben precisa: i robots nel secolo XXI avrebbero avuto forme umanoidi e si sarebbero dedicati in particolare ai lavori domestici, come le pulizie, la cucina, lavare piatti, etc.

Insomma nel nostro sogno futurista i robots ci avrebbero evitato i lavori piú pensanti e ingrati, mentre noi avremmo avuto piú tempo libero per leggere, divertirci, stare tra gli amici. Una cosa era comunque chiara: noi avremmo continuato a comandare le nostre vite e i robot sarebbero stati al nostro servizio. In quegli anni apparve comunque un messaggio preoccupante nel film di Stanley Kubrick "2001: Odissea dello Spazio": il supercomputer (immaginario) Hal 9000 imitando le azioni dei membri dell’equipaggio della nava spaziale, comincia a sostituirli, sfuggendo finalmente al loro controllo. La genialitá di Kubrick stava proprio nel fatto di immaginare nel 1968 un robot (sotto la forma di una voce di computer) che dominava gli uomini, e non viceversa, come sempre avevamo pensato. Oggi la realtá é variegata.

Appaiono macchine artificiali che effettivamente ci risparmiano lavori ingrati, ma al loro fianco vediamo che entrano in gioco robot di alta precisione che iniziano non solo a sostituire il lavoro ingrato, ma anche quelle forme di lavoro, che tutti noi aspiriamo a svolgere. Insomma, il robot - come la macchina Hel 9000 di Odissea dello Spazio - finisce per sostituirci e inviarci al mondo ogni volta piú tenebroso della disoccupazione. A volte con la nostra immaginazione del passato continuiamo a pensare in robot con forme umanoidi, ma le macchine - ogni volta piú sofisticate - hanno forme diverse: la voce di una secretería telefónica, la applicazione che ci consente mettere in contatto con l’autista di Uber, il sistema che permette viaggiare e prenotare alberghi nel mondo non sono altro che robot.

Ed ecco che arrivano macchine ancora piú sofisticate: oggi posso consultare il medico via cellulare e se mi ricetta analisi, una volta compiute queste, potró vedere direttamente i risultati sempre sul cellulare. Quando chiedo alla web che la compagnia elettrica o telefonica mi informi sulla mia fattura, il sistema prima di rispondere mi chiede di cliccare su un icona che dice "Io non sono un robot", perché evidentemente la macchina sa che a lei possono giungere uomini e robot e quindi mi chiede una dichiarazione di autenticitá... della mia condizione umana. Leggo che in questi giorni in Cina, nella zona di Shangai, comincia ad operare una fabbrica, dove robot costruiscono robot. Si tratta della ABB, uno dei grandi lider mondiali delle tecnologie digitali. La notizia mi lascia stupefatto: "Il nuovo stabilimento di 67.000 m2 a Kangqiao, vicino a Shanghai, adotterà i più recenti processi produttivi, tra cui machine learning, soluzioni digitali e collaborative. Sarà la fabbrica più avanzata, automatizzata e flessibile nel settore della robotica in tutto il mondo, un centro in cui i robot producono robot".

La questione é complessa non solo per la sostituzione ogni volta piú frequente di uomini con macchine, ma perché obbliga ad un nuovo tipo di formazione e apprendistato nelle organizzazioniu produttive, per far combaciare il lavoro del robot e quello che facciamo noi. Tanto per intenderci, se vogliamo fare carriera, dobbiamo imparare a parlare con i robot, a interagire con l’intelligenza artificiale, a capirne gli umori, i tempi e le difficoltá che gli algoritmi hanno nell’approccio con noi.

In un linguaggio semplice - e sempre con esempi della medicina -: il medico del futuro ci riceverá ogni volta meno nel suo consultorio e il rapporto con lui avverrá prevalentemente attraverso los schermo di un cellulare e l’aiuto di un robot-applicazione. Questo vuol dire che il medico, cosí come ovviamente dovrá saperne di medicina, avrá l’obbligo di apprendere a interlocuire nel miglior modo possibile con la macchina che gli consente il contatto a distanza con noi. E questo vale per tutto. Se dovessi dare un consiglio a un giovane, non avrei dubbi in merito: "Studia robotica, impara ad agire sui robot ed impara ad ascoltarli. I robot non sono macchine che si accendo e si spengono, come nel passato. Sono intelligenze diverse, complesse, concorrenziali, ma che devi imparare a capire e recepire". Insomma, volenti o nolenti, dobbiamo imparare a fare amicizia con i robot, nuovi compagni di vita.

JUAN RASO

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