Gente d'Italia

Un’ecatombe tra hotel, ristoranti e trasporti

Il 65% delle imprese italiane è stato colpito, in Lombardia e Veneto - la pancia della zona rossa - la percentuale sale vertiginosamente al 70 per cento. Il 99% di hotel e ristoranti fa la conta dei danni. Dieci attività su cento hanno già messo in conto i licenziamenti. Eccola la mappa del dramma che sta vivendo il sistema produttivo del Paese travolto dal contagio del coronavirus. L’ha elaborata il Centro studi di Confindustria sulla base di un’indagine online avviata per ascoltare e pesare il grido di dolore delle imprese associate e non. È la prima misurazione che l’associazione degli industriali di viale dell’Astronomia fa da quando è scoppiata l’emergenza. Huffpost è in grado di anticiparla in esclusiva. Il grado elevato di preoccupazione ha portato a una partecipazione all’indagine molto consistente. A oggi, 5 marzo, hanno risposto oltre 5.500 imprese (l’analisi riportata di seguito si basa su più di quattromila risposte, che si riducono a 3.171 dopo la pulizia dei dati). Il clima emergenziale ha influito sulla composizione del campione che, per sua natura, non può considerarsi statisticamente rappresentativo della popolazione delle imprese italiane, ma è altamente indicativo di come venga percepita l’emergenza stessa su scala territoriale e settoriale. La maggior parte delle risposte arriva dalla zona rossa e da quelle limitrofe.

IL 60% DELLA MANIFATTURA IN GINOCCHIO Il 65% delle imprese ha registrato impatti negativi sulla propria attività a causa della diffusione del Covid-19 in Italia. La percezione è stata più alta della media in Lombardia e Veneto, dove si è attestata intorno al 70%. Un’ecatombe tra hotel, ristorante e trasporti. Il 99% delle attività di alloggio e ristorazione e di quelle legate ai servizi di trasporto ha segnalato di aver subito effetti negativi. La manifattura - uno dei settori chiave dell’economia italiana - è in ginocchio: il 60% delle imprese conta i danni, con problemi più evidenti per i settori dell’abbigliamento e della lavorazione dei pellami, della chimica e dell’elettronica.

LA PRIMA VITTIMA È IL FATTURATO - "La diffusione del Covid-19 in Italia ad oggi - si legge nel documento del Centro studi di Confindustria - sta causando soprattutto danni relativi al fatturato delle aziende, come indicato dal 27% delle risposte. Più esiguo (6%) il numero delle imprese che hanno subito solo effetti legati al danno degli input produttivi". Ma va detto che quasi il 20% ha sperimentato problemi di entrambi i tipi. Per quanto riguarda l’entità del danno relativa al fatturato, oltre al 35% delle imprese che non hanno subito danni, c’è circa un 25% che ritiene di avere subito impatti trascurabili o gestibili attraverso piccoli aggiustamenti del piano aziendale. Il 17% delle imprese ritiene invece che i danni siano stati significativi perché implicheranno la riorganizzazione del piano aziendale. C’è circa un 10% delle imprese che già teme di non poter raggiungere gli obiettivi per l’anno in corso, se non addirittura di dover ricorrere a ridimensionamenti della struttura aziendale. Il 5% dichiara di aver dovuto già ricorrere all’uso della cassa integrazione ordinaria. Va precisato che queste rilevazioni, come l’intera indagine, sono da considerare al netto dell’impatto dei provvedimenti che il governo ha assunto ed è in procinto di varare. Dall’indagine condotta è emerso anche che il 24% delle imprese ha subito danni per la mancata partecipazione e/o cancellazione di fiere ed eventi promozionali.

IL SENTIMENT DEGLI IMPRENDITORI "Il carattere umanitario dell’epidemia da Covid-19 - si legge ancora nel report - resta di gran lunga l’aspetto più urgente da trattare, ma purtroppo non l’unico. Gli imprenditori hanno da subito manifestato forte preoccupazione per la diffusione dell’epidemia in Cina e in modo molto più marcato dopo la scoperta di focolai in Italia". Il primo risultato, sottolinea ancora il Csc, è la conferma che la diffusione del Covid-19 in Italia abbia relegato del tutto in secondo piano le già di per sé molto gravi problematiche legate all’epidemia in Cina.

GIUSEPPE COLOMBO

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