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Fanno riflettere come sempre le parole di Papa Francesco sui giorni da non sprecare e certamente il Pontefice non la prenderà a male se da oggi si dirà a.c e d.c con la c minuscola, per dividere tempi rissosi e tuttavia pure gioiosi da questi preoccupati ma si spera pure solidali di cui i balconi sembrano essere il simbolo. Di lì distanti e uniti. D'altronde cattolici e non converranno che il Salvatore non possa essere venuto su questa terra per semplificare la definizione del calendario.

E dunque nell'anno uno Dopo coronavirus il primo problema che dobbiamo porci è come rendere diversamente utile il tempo. Non possono esserci ricette che valgano per tutti, ma ciascuno deve riflettere su questo tema cruciale per evitare almeno parte degli effetti collaterali dell’emergenza. Ce ne saranno purtroppo tanti, tra cui una possibile mutazione antropologica con possibile futura diffusa agorafobia. Abbiamo nella tecnologia una risorsa importante che può essere però anche un rischio. L’equilibrio è la risposta generalista a un problema specifico. La saggezza nell’uso di questi strumenti aiuterà l’"egosistema" improvvisamente sconvolto. Non dovremo, però, farci aggredire dalle ridondanze anche di comunicazione come rimedio all’isolamento.

Un esempio le chat di gruppo o i whatsapp collettivi, con le notifiche che si fanno sentire in maniera quasi ossessiva, talvolta compulsando rapide risposte che distolgono da qualunque organizzazione mentale per l’obiettivo "tempo diversamente utile" fondamentale. Spesso contributi divenuti virali, su alcuni dei quali aleggia il sospetto di abili interventi di marketing politico, pervengono molteplici volte, impegnandoci inutilmente in commenti o ringraziamenti.

Due proposte: tornare alla vecchia calda telefonata da fare soprattutto agli amici e alle persone care che si immaginano soli. In questi giorni la solitudine è una delle forme di "povertà" che non vanno dimenticate. E poi dividere la giornata in periodi in uno dei quali l’isolamento va fatto anche dalle tecnologie. Per leggere, per parlare in famiglia, chi crede per pregare. La disconnessione è una pillola che prescriverei.

CARLO VERNA, PRESIDENTE ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI