Gente d'Italia

Coronavirus in laboratorio

Il messaggio che corre è un gigantesco, montante e neanche sottinteso, piuttosto gridato: hai visto che coronavirus l’hanno fatto in laboratorio? E’ una storia che piace, affascina molto, anzi seduce questa del coronavirus in laboratorio fabbricato da mani umane. Mani che poi coronavirus se lo sono perso, gli è scappato come un criceto dalla gabbia o un gatto sui tetti. Oppure quelle mani maligne lo hanno fatto scappare volutamente, mani cinesi per infettare l’America, mani americane per infettare la Cina…Piace affascina, seduce questa storia un sacco di gente perché in fondo dà ragione a ciò di cui la mente umana fatica a farsi una ragione: la realtà. La storia del virus fabbricato in laboratorio è fatta dello stesso tessuto culturale del coronavirus come castigo di dio. L’uomo, l’umanità ha da sempre e avrà sempre bisogno di spiegare e motivare ciò che ignora e non capisce. Coronavirus è l’ignoto e l’incomprensibile. A meno dio non voler affrontare la fatica e l’approssimazione e perfino i non so della scienza. Più facile, agevole e soddisfacente trovare un perché mistico e magico, immanente o trascendente che sia. La punizione divina o la prova cui la divinità sottopone l’umanità è il perché mistico magico collocato nel trascendente. Il laboratorio che fabbrica coronavirus è la spiegazione mistico-magica immanente, qui su questa Terra. E il mistico magico ha più follower della razionalità scientifica, della fatica di sapere. Più follower, da sempre, anche oggi. Quindi a nulla vale sapere che ogni analisi genetica ha visto che coronavirus non è stato fatto in laboratorio. Lo hanno detto i genetisti. Per capire cosa hanno detto i genetisti occorrerebbe saper di scienza o fidarsi. Troppa fatica, in entrambi i casi. Lo dicono i genetisti che coronavirus ha struttura che lo identificano come proveniente dagli animali e non dalle provette, ma chi sono i genetisti ? Questo lo dicono loro …il questo lo dice lei non è morto come cultura, anzi è vivo e lotta insieme a noi. Lo dicono, anzi lo hanno già detto, i genetisti americani e di tutto il mondo che il virus studiato nei laboratori cinesi anni fa (il servizio di Tg Leonardo) non somiglia neanche da lontano a coronavirus. Lo sanno tutti quelli che di virus e vaccini sanno qualcosa che lavorare e studiare sui virus e con i virus è ovvia routine. Come si pensa si avrà vaccino anti coronavirus se non lavorando su virus in laboratorio? Ma la "scoperta" che ci sono laboratori che lavorano sui virus ogni volta appare stolidamente come la prova provata del complotto, della manovra occulta. Il laboratorio del complotto è sempre incinto. Insieme a sua sorella, la madre dei, diciamo così, creduloni, anch’essa sempre incinta. Laboratorio del complotto sempre incinto perché risponde a un bisogno, fabbrica e fornisce una merce molto richiesta: l’individuazione di una colpa altrui, l’individuazione di un nemico, di un altro, di un infame responsabile del male che ricade su noi. E’ il meccanismo eterno per cui Trump chiama virus cinese coronavirus e per cui la sifilide era il mal francese per gli italiani e la febbre italiane per i francesi…E’ un meccanismo vincente perché esenta sia dalla fatica del sapere sia dallo studio della realtà sia dal confronto con il reale, soprattutto quando il reale è complesso, difficile e molesto. Il laboratorio del complotto è sempre incinto e sempre aperto ed ha un sacco di clienti. Tra loro ieri anche Matteo Salvini che sarebbe il leader dell’opposizione, il capo del partito con maggior consensi, colui che se non c’era Conte a guidare il governo in tempi di coronavirus c’era lui. Ieri Matteo Salvini del laboratorio sempre incinto si è fatto papà. Salvini e anche la mamma d’Italia Giorgia Meloni, hanno comprato la storia del coronavirus fabbricato nel laboratorio cinese come fosse una fornittura di mascherine e tamponi. E, come fossero mascherine e tamponi, li hanno distribuiti. Hanno chiesto che le istituzioni prestino attenzione e credito al laboratorio dei complotti. Ovviamente con grande successo di pubblico un domani votante, il din don delle chat stamane suona ancora.

LUCIO FERO

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