Il presidente Mattarella premia "Gente d'Italia"

In tempo di Coranavirus farsi gli auguri è un tantino fuori luogo. Tantomeno stringerci la mano. Le parole, quelle sì, ce le possiamo dire, e nel caso urlarcele pure, non in faccia però. E le nostre sono espressioni sincere, vere, forti. I complimenti pure, anche quelli sono consentiti, non c’è decreto ministeriale e o del Presidente del consiglio che possano impedirli, vietarli, proibirli. E neppure limitarli. Allora sì, ci siamo, possiamo, dobbiamo. E ce li facciamo i complimenti, non certo per auto piaggeria.

Non abbiamo bisogno di suonarci i violini, amici lettori. Come italiani veri, residenti in Italia e figli e nipoti di lontani emigrati, non abbiamo bisogno di ricorrere al linguaggio dei politici, spesso empio di vuote parole, scandito da frasi fatte, dette e ridette, fritte e rifritte. Da italiani ci facciamo e vi facciamo, a voi italiani residenti lontani, ma vicini sempre, vicinissimi, legati da vincoli indistruttibili alla terra dei vostri avi al Paese che è vostro, sempre e per sempre, i complimenti più vivi.

Grazie a voi, al vostro affetto, alla vostra presenza, al vostro amore, ai sentimenti che vi rendono particolari, e al nostro quotidiano impegno, facciamo gli auguri al vostro e nostro giornale. Gente d’Italia compie gli anni, ventidue oggi nel giorno della nascita. Una bella, meravigliosa, magnifica storia scritta da noi insieme con voi. Una splendida avventura vissuta col cuore in mano, giorno dopo giorno, numero dopo numero. Un percorso straordinario compiuto sottobraccio, noi e voi, amici lettori. Anni di sacrifici, lotte, ma anche di soddisfazioni. Immense per noi sotto l’aspetto professionale, potendo contare sul vostro affettuoso, costante sostegno. E sul vostro scelto consenso, che ha permesso a Gente d’Italia, il vostro giornale, di trasformarsi nel tempo.

Mutazioni, non metamorfosi, da mensile nel 1999, l’anno di nascita, a quindicinale, poi settimanale, infine quotidiano nel 2003. Fino al matrimonio d’amore con l’Uruguay. Gente d’Italia fedele sempre ai suoi principi, mai svicolante verso scorciatoie. Preciso e corretto nell’informazione quotidiana, rigoroso nelle inchieste, puntuale e lucido nel commento dei fatti. E in calce al nostro appassionato lavoro, una fatica qua e là immane, la tua approvazione, il tuo consenso, il tuo sostegno, carissimo lettore. Siamo passati al tu, come vedi, con la certezza che perdonerai questa nostra licenza. D’altro canto, è come se tutti i giorni ci parlassimo e ci guardassimo negli occhi, insostituibile amico.

Fin qui è stata dura, ma anche bellissima. Il pensiero di poter stare insieme con te, caro amico connazionale, e con gli amici uruguagi, a cui ci uniscono sentimenti di affetto e di ammirazione, è un continuo privilegio. Un piacere che si ripete da ventidue anni. Da quando, in un ristorante di Roma, in piazza Sant’Ignazio le Cave di Sabbatino, il nostro attuale editore e direttore – incredibile meraviglioso visionario, non solo un professionista di elevato livello titolare di un background di prestigio assoluto – d’intesa immediata con un gruppo di grandi giornalisti (Lucia Annunziata, Andrea Pucci e Giorgio Mulè del Giornale di Montanelli, Marzio Breda e Bruno Tucci del Corriere della Sera, Gianni Perrelli dell’Europeo, Franco Manzitti) e di amici comuni, Tony Renis e Luciano de Crescenza ebbero, tra virgolette, la folle idea.

La buttarono lì, posseduti da genuino entusiasmo e mossi da una convinzione assoluta. Bucatini all’amatriciana, abbacchio arrosto, un bicchiere di quello buono, e la frase al momento del brindisi, “facciamo un mensile delle grandi firme”. Detto e fatto. Il mensile al servizio delle comunità italiane all’estero. Canada e Stati Uniti i punti di partenza, principia così il colloquio con gli italiani delle Americhe. Parte l’esigenza/necessità di informali sul quotidiano nel Paese sempre caro e mai dimenticato. Il tentativo riuscito di farli sentire ancora in una strada di Napoli, in una compagna d’Abruzzo, in riva al mare della Toscana, in un lembo delle Marche, sulle colline del Veneto, in un carruggio di Genova. Il culto della forza del legame, quasi un colloquio intimo diventato nel tempo quotidiano. La vicinanza/lontananza elevata a livello di sentimento. Espresso in successo delle vendite, il tuo consenso, caro lettore, è anche un poderoso entusiastico riconoscimento all’opera di un grandissimo del giornalismo che ha rappresentato una sorta di tenace favoloso sponsor per Gente d’Italia.

Aggettivi, superlativi che riconosciamo in Antonio Ghirelli, che fu un portavoce insuperabile anche del Capo dello Stato, non solo un fuoriclasse della professione, direttore di quotidiani, articolista, scrittore. Bene, Ghirelli ha sostenuto con convinzione questo giornale, ne ha accompagnato la crescita con consigli, suggerimenti e articoli. Interventi questi indimenticabili, a pilotarci infine nelle braccia del progresso tecnologico. Sotto forma anche di incitamenti a non mollare, ad andare avanti, a migliorarci. Un suo pallino il trasloco verso il progresso tecnologico tra le braccia dell’edizione online. Parole meravigliose pronunciate a nostro esclusivo beneficio fino all’ultimo dei suoi giorni. I suoi estremi sospiri dal letto di dolore continuano a sollecitarci, a spingerci, a funzionare da sprone, ancora oggi.

Direttore, redattori e collaboratori custodiscono nel loro cuore e nella loro mente le parole di Antonio Ghirelli. “Migliorare la veste grafica del giornale, i commenti sono spesso lunghi, vanno ridotti…”. Traccia e luce, il Maestro Ghirelli. Ne abusiamo in maniera sfacciata, continuiamo a usarli per proseguire felicemente nel cammino. L’esercizio ci riesce talvolta anche facile, la strada è bene illuminata, non esistono tratti bui. Come ha avuto modo di constatare anche il Presidente Repubblica Italiana, durante la sua recente visita in Uruguay. Abbiamo fatto il pieno d’orgoglio con l’apprezzamento e i riconoscimenti del presidente Sergio Mattarella. E siamo ancora qui, sul pezzo. Promettiamo di restarci fino a quando entusiasmo e forza ci sorreggeranno. Quindi a lungo, almeno fino ai prossimi ventidue anni.

Franco Esposito