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L’ultimo "rapporto" del Fmi (Fondo Monetario Internazionale) pubblicato il 15 aprile, inerente le previsioni economiche per i Paesi dell’Africa sub-sahariana, espone la reale possibilità che il continente subisca "un rallentamento dello sviluppo con gravità senza precedenti". La stessa organizzazione mondiale, secondo i termini del rapporto, dichiara l’entrata in recessione della regione africana, con un prevedibile calo del Pil dell’1,6% (!) nel 2020. Secondo il direttore del Fmi Africa, Abebe Aemro Selassie, c’è il concreto rischio che gli Stati del continente africano possano perdere quanto guadagnato nell’ultimo decennio. Le problematiche economico-sociologiche che colpiscono l’Africa sono simili nel resto del mondo; la pandemia del Nuovo coronavirus, pone l’umanità di fronte a sfide importanti e multiple; negli Stati africani, tali sfide, assumono pesi differenziati, ma come per la "cura" della pandemia, anche per la "cura" economica, gli strumenti sono gli stessi e agiscono con le stesse azioni, in termini di finanziamenti e risposte politiche. Uno "strumento" che "metodicamente" viene proposto come aiuto agli Stati, non solo Africani, contro il Covid-19ed effetti collaterali, è quello della cancellazione del debito. In questo quadro, lunedì, Emmanuel Macron, ha proposto al Fmi ed alle "comunità internazionali" di aiutare i Paesi africani cancellando "in modo massiccio" i loro debiti. L’appello del presidente francese Macron non è estraneo da considerazioni favorevoli da parte degli "attori internazionali", ma i termini di una tale drastica applicazione richiedono anche una chiara definizione delle condizioni operative per l’attuazione di tale misura. Quindi una "analisi di fattibilità" sarà propedeutica ad ogni decisione in merito, in memoria delle numerose azioni "solidali" dedicate al Continente africano e che non hanno prodotto nessuna utilità al popolo africano. Lunedi scorso l’Fmi ha deliberato il finanziamento per gli aiuti contro la pandemia destinata a 25 Paesi considerati "poveri", di questi 19 sono in Africa; tale finanziamento mira a ridurre il loro debito nazionale in modo da permettere l’aumento del loro "margine di manovra" per gli investimenti di rafforzamento del Sistema sanitario. Nell’ambito del G20, dove si ritrovano la maggior parte dei creditori degli Stati africani, risulta che le circostanze attuali siano estremamente favorevoli a garantire ai Paesi africani una concreta moratoria sul loro debito. Inoltre l’Iif, (Istituto di Finanza Internazionale) che rappresenta l’associazione delle grandi banche globali e istituzioni finanziarie, che è una delle massime organizzazioni del settore privato, sostiene convintamente l’utilità globale di questo programma di sanificazione finanziaria; tuttavia emergono difficoltà sulla scelta della strategia da applicare per il coordinamento, soprattutto per i creditori privati, che comunque riconoscono la necessità di una riduzione del debito. Analizzando la prevedibile crisi economica che colpirà l’africa, si può affermare che qualunque "livello di criticità" possa raggiungere, verosimilmente si presenterà meno destabilizzante di quella che ha colpito il continente nel 2009, solo per il fatto che allora si creò uno "squilibrio economico continentale" a causa che non tutti gli Stati furono colpiti, quindi alcuni presentarono grossi deficit economici altri no, mentre oggi il peggioramento sarebbe globale, omogeneizzando i livelli di criticità del continente. Inoltre l’Eca, la Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite, ha stimato l’aiuto necessario, per tutto il Continente, ammontante a 100 miliardi di dollari, somme integrate dai finanziamenti dell’Fmi, sotto forma di prestiti a tasso zero. Abebe Aemro Selassie ha dichiarato, in una intervista alla Rfi (Radio France International Afrique) che ad oggi sono state raddoppiate la quantità delle risorse destinate all’Africa in tempi normali e tali fondi sono erogati in tempi brevissimi; ha inoltre dichiarato che 32 Paesi africani hanno richiesto assistenza per l’emergenza: il Madagascar ed il Ruanda hanno già ricevuto aiuti finanziari, mentre alcuni Stati ancora non si sono attivati, comunque sono stati raccolti circa 11,5 miliardi di dollari in 5-6 settimane, un risultato considerato eccellente. Va detto che l’Africa vive cronicamente shock socio-economici che abbracciano una molteplicità di casi, con vari livelli di gravità; va anche detto che i "mercati finanziari globali" dedicano un corridoio preferenziale per l’accesso ai fondi agli stati africani; tuttavia la crisi economica incide già sul prezzo delle materie prime, portando, come sta succedendo, ad un calo del loro valore, ciò colpisce in particolare i Paesi esportatori di petrolio. Inoltre la cessazione dei flussi economici legati al turismo, stanno interessando gravemente le isole di Capo Verde, le Seychelles e le Mauritius. Sempre il direttore del Fmi Africa, Aemro Selassie ha affermato che a breve termine, ci saranno impatti negativi sia sulle economie africane, che sul benessere delle popolazioni. Comunque i dubbi maggiori sono sull’entità delle conseguenze legate alla pandemia; tali dubbi sono diffusi a livello planetario; gli effetti della cessazione o del rallentamento delle attività economiche su scala globale, vengono "previste" solo su basi di ipotetiche elucubrazioni, vendute, spesso, da occasionali "maghi" dell’economia. La realtà è che siamo tutti in un "territorio semi sconosciuto", e come ricordato sopra, in riferimento alla crisi africana del 2009, l’unica cosa da valutare è che la crisi è globale, escludendo così le "differenze" tra stati colpiti e non. Tuttavia, visti i finanziamenti delle varie banche mondiali che stanno affluendo in Africa, accompagnati dalla possibile cancellazione dei debiti, pone il Continente africano verosimilmente in netto vantaggio rispetto all’Europa; una luce più forte nel "tunnel pandemico africano", piuttosto che nel "tunnel pandemico europeo".

di FABIO MARCO FABBRI