Caro Direttore, caro Mimmo,

tanti affettuosi auguri per i tuoi 75 anni. E auguri per il tuo giornale che seguo giornaliermente dal Marocco dove come sai ormai vivo da anni…. Ricordi il tuo compleanno al San Domenico con Al Pacino, Renzo Arbore, la Fitzgerald? Che bella serata... AUGURONI

Tony May

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Certo che lo ricordo... New York, 25 aprile 1989, La Tv stava trasmettendo le immagini dell’arresto di 8 ragazzi la piccola gang che la settimana prima aveva brutalmente assalito e violentata una giovane donna lasciandola poi moribonda a Central Park. Squilla il telefono, è Tony May: "Guagliò, t’aspetto stasera, alle 10 e mezza... spaghetti alle vongole, branzino torta e champagne…..E ci sarà una grande sorpresa...". Tony May, affettuoso come sempre, aveva deciso così.

Il "San Domenico" era al numero 240 di Central Park South, tra la Settima Avenue e la Broadway, a pochi passi dalla Time Warner e dal Lincoln Center. Appartiene alla storia della gastronomia di Manhattan del ventesimo secolo. Un primato che ha permesso a Tono May di finire sulla corta lista dei re della tavola. Se il "San Domenico" è stato famoso in America per il cibo italiano di alto livello, ciò si deve alla formidabile avventura del suo creatore. Parlate con chiunque abbia lavorato con lui e vi sentirete dire, in tono rispettoso, che è un grande personaggio. In Italia lo chiamerebbero don Antonio Magliulo, o magari commendatore, visto che il presidente della Repubblica gli ha concesso la commenda per il suo valore. A New York invece lo chiamano mister Tony May, che suona assai meglio.

Nato a Torre del Greco, primo di otto figli di un capitano di Marina partì giovanissimo per l'America, in condizioni di povertà per un Paese che quasi nulla sapeva di cucina italiana e che proponeva sapori e piatti completamente differenti. A quei tempi c'erano solo tre possibilità per vivere: lavorare il corallo, navigare o emigrare...Tony è emigrato. Un periodo che tutti gli Italiani partivano, costretti a vivere con difficoltà e spesso con il dolore di stare lontano dalla propria terra e dalla famiglia. La tavola rappresentava una rifugio da ricordare, il calore del focolare ma soprattutto la bontà delle tradizioni italiane.

Col tempo, la cucina italiana in America è divenuta un grande business: libri, tv, siti web oggi la celebrano in tutti i modi e quasi tutti i nomi italoamericani dello star system possiedono un ristorante tricolore: da Francis Ford Coppola a Lady Gaga, da Sylvester Stallone a Robert De Niro, da Danny DeVito a Hulk Hogan. A Manhattan, Tony iniziò a lavorare come cameriere al Rainbow Room, 65esimo piano del Rockefeller Center e nel marzo del '64, è già maitre di sala, quattro anni dopo, direttore del ristorante. Dopo circa dieci anni ne rileva la proprietà, nel 1986 apre il "Palio", due anni dopo il "San Domenico" a cui il New York Times regala subito tre stelle, la prima volta per un locale italiano. Premiato molte volte da istituzioni sia americane che italiane per il suo talento ed il suo impegno nell'imprenditoria culinaria, papà di diversi ristoranti a New York, autore di un libro di successo dal titolo "Italian Cuisine: Basic Cooking Techniques", Tony May è stato a tutti gli effetti un ambasciatore della cucina italiana negli Usa.

Un perfetto ponte di collegamento fra Italia e Stati Uniti. Tony lo conobbi negli anni 70 quando era il direttore del Rainbow Room.. "Ho cominciato facendo il cameriere - mi raccontò -. Non avevo molta voglia di studiare, poi piano piano e lavorando sodo eccomi qua... La domenica mattina vado all’università…". Ma come, gli dissi, mi hai appena confermato che fai a cazzotti con lo studio…. "no, io insegno,… spiego agli alunni come si cucina il ragù napoletano…" Alla Columbia University Tony May era conosciutissimo … Gli dedicai due pagine su Il Mattino e a Torre del Greco dove è nato, divenne un mito…. Gli americani hanno così imparato da Tony May a conoscere la focaccia, la mozzarella di bufala, la bottarga, il tartufo bianco e molti altri meravigliosi prodotti italiani, ma soprattutto hanno scoperto l'olio extra vergine di oliva: in pratica hanno potuto apprezzare che la cucina italiana è più in linea con i valori nutrizionali di un consumatore moderno che vuole mangiare bene, magro, gustoso e sano.

Arrivai in leggero anticipo all’appuntamento quel 25 aprile del 1989. Il San Domenico era full, come sempre... Mariella, la ragazza addetta alle prenotazioni mi condusse al tavolo che avevano riservato per festeggiare il mio compleanno. Accanto al vetro, in fondo a destra. Una tavolata... almeno 20 persone. Chi doveva arrivare??? Lo scoprii poco alla volta… e credetemi fu veramente una grande sorpresa: per primo arrivò Al Pacino, poi Ella Fitzgerald… festeggiavano anche loro due il 25 aprile, era il loro compleanno… Arrivarono anche Renzo Arbore, Vittorio Gargiulo, un fotografo del New York Times… A metà cena arrivò anche Tony Renis… grande zio Tony... si finì cantando e bevendo... Un bel compleanno, sì… Mi ha regalato una mont-blanc Tony May, una penna stilografica che conservo gelosamente ed uso soltanto per le firme di grandi occasioni. Grazie Tony, grazie a tutti.

Mimmo Porpiglia