I numeri non mentono e confermano come il Coronavirus sia stato devastante nel Nord Italia e molto meno in altre regioni. Lo si evince da uno studio formulato dall’Istat e dall’Istituto superiore di sanità che hanno preso in esame i dati delle mortalità del mese di marzo, il periodo più negativo dal punto di vista dei decessi. Ebbene, a Bergamo si è avuto il 568% di morti in più rispetto agli ultimi 5 anni di riferimento dello stesso periodo.

Situazione grave anche a Cremona (391,8%), Lodi (370,6%), Brescia (290,6%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%) e Milano (92,6). Lombardia, insomma, letteralmente falcidiata. E il resto dell’Italia che numeri ha fatto registrare? Sicuramente migliori rispetto al Nord. Basti pensare che addirittura Roma ha fatto registrare un -9,4% di morti: in pratica, nel mese di marzo nella Capitale sono decedute di media meno persone rispetto al quinquennio precedente. Ma il Centro-Sud in generale ha ‘reagito’ meglio al virus: i morti a marzo sono stati quasi il 2% in meno. Ma in generale, considerando il mese di marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita del 49,4% dei decessi per il complesso delle cause. Se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020.

L'eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). Nelle aree a media diffusione dell’epidemia (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del Centro-Nord) l’incremento dei decessi per il complesso delle cause nel periodo 20 febbraio-31 marzo è molto più contenuto, da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2015-2019); il 47% è attribuibile ai morti risultati positivi al Covid-19 (1.151).

di STEFANO GHIONNI

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