Xi Jinping

Coronavirus, la Cina ha mentito al mondo. Lo sospettavamo un po’ tutti. Ma ora c’è una conferma molto autorevole dai servizi segreti di mezzo mondo. Ad alimentare i sospetti contribuivano le connivenze fra Cina e Organizzazione mondiale della Sanità emerse durante la crisi. Anche il presidente americano Donald Trump ci ha messo del suo, anche se, visti i precedenti, pochi gli hanno creduto. Ma ora la conferma viene da un esplosivo dossier di vari servizi di intelligence di vari Paesi del mondo.

A elaborarlo è stata Five Eyes, alleanza di servizi di intelligence anglofoni, che comprende Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, Secondo tale documento, sul coronavirus la Cina ha mentito al mondo. Ha mentito e nascosto l’epidemia che stava dilagando. Il documento di 15 pagine, ottenuto dal Telegraph, ha posto le basi per un’indagine sulla gestione della Cina rispetto al COVID-19. Per prima cosa rivela che un laboratorio di Wuhan, a poca distanza dall’ormai tristemente noto mercato umido, aveva studiato i letali coronavirus mortali trasmessi dai pipistrelli. Secondo il documento, la segretezza cinese che circonda il virus è un "attentato alla trasparenza internazionale".

"Nonostante le prove della trasmissione uomo-uomo fin dall’inizio di dicembre, le autorità della RPC lo hanno negato fino al 20 gennaio", afferma il dossier. "L’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto altrettanto. Le autorità di Taiwan hanno sollevato preoccupazioni già dal 31 dicembre, così come il 4 gennaio gli esperti di Hong Kong".

Più precisamente il dossier informa che:

- Durante le prime fasi dell’epidemia, la Cina ha negato che il virus potesse diffondersi tra gli esseri umani.

- La nazione ha impiegato settimane per ammettere che poteva essere trasmessa uomo-uomo.

- I medici che hanno parlato del virus sono stati messi a tacere o "scomparsi"

- Un laboratorio di Wuhan aveva studiato i coronavirus mortali trasmessi dai pipistrelli - La Cina ha distrutto nei laboratori le prove del virus.

- Ha rifiutato di inviare i campioni agli scienziati di tutto il mondo che stanno lavorando a un vaccino.

Il 14 gennaio, settimane dopo le presunte prove, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha twittato: "Le indagini preliminari condotte dalle autorità cinesi non hanno scoperto prove chiare della trasmissione uomo-uomo sul nuovo #coronavirus (2019-nCoV) identificato in #Wuhan, #Cina". Nel corso di una conferenza stampa, il presidente Donald Trump, giovedì scorso, ha affermato che l’OMS dovrebbe "vergognarsi di se stessa" e bollato l’organizzazione come "agenzia di stampa" della Cina. Il presidente ha inoltre ordinato a funzionari senior USA di trovare un modo per "punire" la Cina in seguito alla gestione della pandemia, tra cui una legge per togliere l’immunità sovrana. Secondo quanto riportato dal Washington Post, ciò consentirebbe al governo o agli americani colpiti dal virus, di fare causa per danni alla Cina.

Se riuscirà, gli esperti avvertono che l’iniziativa probabilmente distruggerebbe l’economia mondiale già parecchio in crisi e frantumerà le già tese relazioni diplomatiche tra Washington e Pechino. E’ stata inoltre ventilata l’ipotesi di cancellare il debito degli Stati Uniti con la Cina. Il dossier di Five Eyes parla del silenzio o della "scomparsa" dei medici cinesi che hanno tentato di parlare del virus, della distruzione delle prove nei laboratori e del rifiuto di fornire campioni agli scienziati che stavano lavorando a un vaccino.

Dai motori di ricerca, la Cina avrebbe soppresso dei termini tra cui "variante SARS", "mercato del pesce di Wuhan" e "polmonite sconosciuta di Wuhan". Il documento spiega anche i divieti di viaggio in Cina mentre altre parti del mondo hanno continuato a mantenere i voli. "Milioni di persone hanno lasciato Wuhan dopo l’insorgenza dell’epidemia e prima che Pechino chiudesse la città il 23 gennaio". "Mentre la RPC imponeva severe restrizioni sulla quarantena. per tutto il mese di febbraio, Pechino diceva agli Stati Uniti, l’Italia, l’India, l’Australia, i vicini del sud-est asiatico e altri paesi, di non proteggersi con le restrizioni di viaggio.

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