Sul Frecciarossa verso il Sud. Il ritorno a casa dal Nord dei nativi sudisti bloccati a lungo dagli strascichi dell’epidemia tra Lombardia e Piemonte. Il giornalista Niccolò Zancan, inviato del Tirreno, in viaggio con loro da Torino a Napoli a bordo del Frecciarossa 9311, ne ha raccontato l’inedita esperienza piena di curiosità e stranezze. Intanto, niente alta velocità, il viaggio si è sviluppato su binari normali, non quelli di norma riservati alla Frecciarossa.

“I passeggeri hanno invaso la stazione di Porta Nuova con un’ora di anticipo. In tutti la preoccupazione di trovare posto. Trenitalia ha disposto l’occupazione solo della metà delle poltroncine, nel rispetto delle disposizioni che mirano al contenimento dell’epidemia da coronavirus”. Passeggeri con una discreta quantità di trolley al seguito, concentrati su mascherine e disinfettanti. “Torniamo indietro, qui è tutto fermo, anche il mio corso da ferroviere”, Montano e Altea, fidanzati, sono diretti a Napoli; Silvia, ex agente immobiliare, torna a Cagliari dai genitori; Monica anche lei a Napoli, lascia una stanza da 350 euro d’affitto e la prima cintura di Torino. Non hanno trovato la coda e nemmeno un termometro. Nessuno ha controllato la temperatura dei passeggeri, a loro solo l’autocertificazione. E a qualcuno neppure il biglietto di viaggio”.

I tasti delle porte schiacciati con gomiti della giacca o con pezzetti di carta tagliata. Molti usano i guanti di plastica leggera dei supermercati. L’unico rumore è quello del gel disinfettante che scorre tra le dita. Racconta Zancan. “Andiamo sulla linea storica, avverte il controllo per ribadire il concetto. Le manutenzioni sulla linea hanno azzerato l’alta velocità. Il Frecciarossa depotenziato prosegue sui vecchi binari. Le carrozze sono state sanificate. C’è un distributore di gel in ogni bagno. Il bar è chiuso, niente caffè. L’unica cosa acquistabile l’acqua in lattine”. I giovani mangiano in piedi, fra un vagone e l’altro, il panino preparato a casa. Perché masticare con la mascherina è complicato. La linea storica attraversa l’Appennino. Giganteggia la primavera, la compagna mai stata così rigogliosa come dopo il lockdown. “Si viaggia a scacchiera, 300 posti occupati su 600 disponibili. Le regole del distanziamento. Gli occhi stanno tutti dentro al vagone, nessuno riesce a guardare altro che il proprio vicino. E chi passa lungo il corridoio lo fa con le dovute cautele. L’eccezione è il telefonino”.

Zancan sorprende una signora della carrozza che sta comunicando a un’amica. “Finalmente ci vediamo, non so quando, dipende dai controlli a Napoli. A Torino praticamente non si sono visti, ne abbiamo fatti pochissimi”. La lettura è il passatempo preferito. I computer accesi, impossibile individuare le facce. Spuntano solo gli occhi. “Ragazzi e ragazze bardati dalla testa ai piedi, le mascherine approntante con doppia stoffa ed elastici rinforzati”. Il viaggio al contrario, stavolta è il Nord che scende al Sud. L’obiettivo è la speranza di trovare un tantino di pace e una casa piena di affetti e forse d’amore. “Lei e lui, in tuta da ginnastica, non indossano la mascherina. Salgono e scendono dal treno a ogni fermata, uniti da una frase. Solo una: questa speriamo di fumarcela in pace”.

Il Frecciarossa 9311 va fra pini marittimi e ulivi, costeggia strade deserte, sbuca al mare a Gaeta, poi torna a tagliare per l’interno. “Il vagone è pulito”, il giornalista l’ha notato e rimarcato. Montano e la fidanzata Altea si lasciano cullare da una botta di nostalgia. “Torino era bella, vivevamo accanto allo stadio della Juventus“. L’arrivo a Napoli dopo otto ore di viaggio. Un uomo in tuta anti contagio urla al megafono “rispettate la distanza minima, almeno un metro”. Donne e uomini della protezione civile, poliziotti e carabinieri. La coda dura poco più di un’ora. Ecco il termometro digitale. Niccolò Zancan, il giornalista compagno di viaggio, apprende che “Montano e Altea non hanno la febbre, faranno la quarantena a casa delle rispettive famiglie”. La vita di prima è dietro le spalle. Alla stazione centrale di Napoli, per chi torna dal Nord, il check-in è al binario 17.

“Misurate la febbre”. Senza traumi la prima prova. I dati sono rassicuranti, a conclusione della giornata. Solo 19 positivi su 1.706 passeggeri provenienti da fuori Regione, al controllo dei cosiddetti kit veloci o pungidito. Isolate presso le rispettive abitazioni, le persone saranno sottoposte all’analisi più approfondita. Il tampone molecolare. La sorveglianza ha funzionato. Sulla linea Nord-Sud, destinazione Napoli, ha viaggiato il senso di responsabilità. L’assalto non c’è stato, il Sud è ripartito bene. L’andamento lento chiesto ripetutamente da scienziati, dal premier, dai ministri. Il giornalista Niccolò Zancan, non nato al Sud, testimone e notaio.

Franco Esposito