Nel pieno dell’emergenza sanitaria ed economica dovuta al coronavirus il Ministero degli Esteri attraverso l’ambasciata d’Italia in Uruguay ha ufficialmente aperto il bando (che scade il 4 giugno) per la costruzione del nuovo consolato di Montevideo attraverso un annuncio sul proprio sito. Un’opera faraonica dal valore inizialmente stimato di quasi un milione e mezzo di dollari e che da tempo viene fortemente sponsorizzata e strumentalizzata dal sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo e dal suo partito. La notizia è stata accolta con grande indignazione all’interno della locale comunità italiana che da anni chiede senza successo soluzioni concrete per risolvere l’eterno problema dei servizi consolari.

“Mi sorprende” -dice il presidente del Comites Alessandro Maggi– “che in questo momento così difficile per il nostro paese l’amministrazione pubblica italiana non sospenda questo tipo di opere. Sinceramente pensavo che questa costruzione fosse almeno temporaneamente rimandata. Se c’è la volontà di risolvere davvero il problema, oltre alla costruzione di una nuova sede immagino che si siano stanziate anche le risorse per avere un consolato generale con un console e con i funzionari di ruolo adeguati per poter soddisfare le necessità della nostra collettività. Molte volte faccio fatica a capire le decisioni della politica italiana”.

“Nessuno in questo momento pensava al consolato” afferma Renato Palermo consigliere del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e membro del Comites. “L’iniziativa mi sorprende molto, chiederò informazioni al Cgie. È un fatto abbastanza strano aprire il bando in una situazione anomala come quella che stiamo vivendo e tra l’altro non so neanche se d’immediato si potranno spendere questi soldi dato che servono i permessi per costruire. In Uruguay l’edilizia è tornata da poco al lavoro ma gli uffici pubblici sono ancora bloccati, questo è un fattore da prendere in considerazione”.

Prosegue Filomena Narducci, membro dell’esecutivo del Comites che parla di “momento inopportuno” sull’apertura del bando. “Io sono convinta sulla necessità di costruire una nuova sede tanto per il pubblico come per i funzionari. Ancora oggi però non abbiamo tante informazioni al riguardo e il progetto di cui ci parlò in passato l’ex ambasciatore Piccato sembrava più che altro una replica di quanto già esiste. Oltre a questo credo che aprire il bando adesso sia totalmente inopportuno vista la crisi economica che stiamo affrontando dovuta al coronavirus. Bisognerebbe aspettare un po’ e dare subito sostegno alle fasce della popolazione in difficoltà”. Ancora più duro è l’attacco al sottosegretario Merlo che come da consuetudine ha accompagnato la notizia con l’ennesimo annuncio trionfalistico del Maie: “Ho tanti anni di esperienza ma è la prima volta che vedo una cosa del genere, questa continua confusione tra il ruolo istituzionale e quello del partito. Per definizione gli annunci di un partito sono inaffidabili, devono essere le istituzioni a parlare. Noi esigiamo comunicazioni ufficiali”.

Il consigliere Rolando Rossi ha un’idea un po’ diversa anche se guarda con sospetto la vicenda: “Probabilmente questa è una spesa esagerata con la crisi che sta vivendo l’Italia ma in ogni caso oggi esiste l’opportunità di costruire una sede propria ed è positivo. Questa sede però funzionerà solo a patto che venga accompagnata da altri provvedimenti. Detto questo ricordo anche che lo Stato italiano in passato ha sperperato per anni fiumi di denaro in Uruguay e penso alle sedi affittate e tutti i lavori annessi come l’ultimo esempio di avenida Brasil servito solo a fare le solite fotografie di propaganda”.

Così come tra i rappresentanti della collettività la protesta cresce anche tra le associazioni italiane che da Montevideo all’interno criticano apertamente l’operato della Farnesina. “Non mi stanco mai di ripeterlo, prima serve gente poi si può pensare a costruire” afferma il calabrese Eugenio Nocito. “Se il governo italiano ha già preso la decisione di intervenire davvero sui servizi consolari allora dovrebbero aggiungere una cosa: il progetto deve includere prima il personale e gli strumenti necessari per velocizzare le pratiche altrimenti i muri d’oro che verranno costruiti saranno completamente inutili. Un milione e mezzo di dollari rappresenta una quantità enorme di denaro ma in realtà sarà solo una parte, ipotizzo che i costi finali si triplicheranno perché durante i lavori sorgono sempre imprevisti. Noi stiamo continuamente a contatto con la collettività e conosciamo bene i problemi che ci sono: tutti i giorni qualcuno mi chiede qualcosa e questa situazione mi ha stufato, è una vergogna”.

Rincara la dose Roque Pascale della Collettività Satrianese San Rocco: “Sono stati già buttati nella spazzatura un sacco di soldi per l’affitto del locale in avenida Brasil, un ufficio inutile dato che per offrire solo informazioni al pubblico esistono soluzioni di gran lunga molto più economiche. Il progetto di costruzione adesso dovrebbe essere sospeso, mi sembra logico. Riassumendo, in questo 2020 esistono altre priorità”.

Fernando Pizzuti dell’Associazione Abruzzese osserva: “Mi sembra una spesa eccessiva che si sarebbe dovuta sospendere tenendo conto della gravissima situazione che sta vivendo l’Italia in questo periodo che sta già facendo sentire gravi conseguenze economiche. Nessuno sa con certezza quanto tempo ci vorrà per recuperarsi da questa tragedia, sicuramente le priorità oggi devono essere rivolte a superare l’emergenza sanitaria per poi concentrarsi sul recupero di un’economia gravemente danneggiata”.

“Qui c’è un tema politico” afferma la vicentina Livia Boschiero che chiama in causa gli artefici di questo progetto: “I politici in genere non pensano alle conseguenze di una spesa così alta per le casse dello Stato e non si preoccupano. Purtroppo a pagare saranno come sempre i cittadini con le loro tasse”.

Se a Montevideo il clima è rovente nell’interno del paese c’è ancora più rabbia e abbondano le critiche alle istituzioni italiane completamente assenti. Così si esprime Mirna Brusco della Società Italiana di Carmelo: “Per quella quantità di soldi mi aspetto che costruiscano una gigantesca sede di oltre mille metri quadrati. E invece leggo che i metri quadrati saranno solo 700 e allora sono convinta che in questa storia c’è qualcuno che ci farà la cresta guadagnandoci qualcosa”.

Sandra Riva del Circolo Italiano della Costa de Oro usa le stesse parole di Filomena Narducci: “Vista la realtà che sta vivendo attualmente l’Italia una spesa come questa mi sembra assolutamente inopportuna. Le priorità oggi sono altre”.

Interviene nel dibattito anche Andres “Cacho” Natale da Colonia dove guida la locale Società Italiana: “Un’opera del genere sarebbe necessaria ma adesso non è il momento. Le priorità dovrebbero essere altre e se noi non l’abbiamo avuto fino ad ora possiamo ancora aspettare. Se il governo italiano vuole davvero investire migliorando i servizi consolari questa sarebbe una buona occasione per assumere più funzionari e velocizzare così le pratiche. Siamo stufi di ricevere le lamentele dei nostri soci che non trovano le date degli appuntamenti e in questo modo si favoriscono gli affari degli intermediari”.

Ripete quanto già detto da altri Marta Peyronel dell’Associazione Italiana Cardona Florencio Sánchez: “Sinceramente adesso mi sembra una spesa più che inopportuna, siamo nel pieno di una crisi economica e sanitaria. C’è bisogno senz’altro di migliorare il consolato ma oggi le priorità sono altre”.

Conclude il giro degli interventi dall’interno Flavio Fuccaro del Centro Culturale Italiano di Paysandú: “Senza fare polemiche con il nuovo ambasciatore ma questo mega progetto di cui si parla è l’ennesima dimostrazione di un’Italia completamente assente che dimentica le problematiche dei suoi cittadini e pensa solo a cose fatiscenti. Certamente abbiamo bisogno di una struttura consolare adeguata alla nostra numerosa collettività ma ci sono altri modi per farlo”.

Matteo Forciniti