Di umanitario hanno ben poco se non il nome: sono i voli della compagnia area Amaszonas che collega Montevideo e San Paolo per due frequenze settimanali, il giovedì e il sabato. Al momento questa è l’unica opzione per poter fare rientro in Italia dall’Uruguay facendo scalo in Brasile e considerata anche la scarsa partecipazione italiana ai voli organizzati nelle settimane scorse nell’ambito del meccanismo europeo di protezione civile. Con la chiusura dello spazio aereo uruguaiano non esistono alternative e, se si escludono pochissimi voli di altre compagnie, Amaszonas ha il pieno monopolio dei voli. La stessa Ambasciata italiana, nelle sue raccomandazioni, lo propone ai connazionali a titolo informativo come volo commerciale speciale in quanto unica possibilità attualmente esistente per viaggiare.

Eppure c’è una notevole differenza nei prezzi chiesti della compagnia aerea come denunciano i tanti italiani ancora bloccati in Uruguay. Se per gli uruguaiani tornare a Montevideo costa solo 129 dollari, molto più caro è il tragitto inverso con destinazione San Paolo che si aggira quasi sui 500 dollari. Chiaramente, a questa cifra bisogna poi aggiungere il volo internazionale dal Brasile all’Italia (oltre mille euro). Ma a cosa si deve questa differenza abissale di uno stesso volo che cambia prezzo di quasi 4 volte a seconda della direzione? Secondo le ipotesi più accreditate la differenza sarebbe dovuta essenzialmente alla domanda, molto più alta nel primo caso (San Paolo-Montevideo) rispetto al secondo. In ogni caso c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione: attraverso il ministero degli Esteri guidato da Ernesto Talvi, il governo uruguaiano è intervenuto stabilendo un accordo con Amaszonas anche se non sono stati rivelati i possibili costi di questo accordo.

Sulla rotta Montevideo-San Paolo non esiste invece niente di analogo e ciò ha provocato le reazioni di protesta da parte dei numerosi italiani bloccati da due mesi in Uruguay ancora in attesa di soluzioni concrete. Tra di loro ci sono anche persone anziane e con problemi di salute che invocano un intervento urgente del governo italiano. Ecco perché, come denunciato nei giorni scorsi su Gente d’Italia, per queste persone appare ulteriormente più grave il comportamento della Farnesina che si piega ai diktat del sottosegretario Ricardo Merlo sulla costruzione del consolato dimenticando invece i problemi reali che vivono i cittadini. Nel pieno dell’emergenza del coronavirus a Montevideo c’è fretta di accelerare su un’opera giudicata inutile dalla maggior parte della comunità italiana e anche da tanti esponenti politici di diversi partiti. Si resta completamente inerti, invece, sul comportamento delle compagnie aeree che aumentano i prezzi in base alla necessità.

Si dirà: il problema dei prezzi alti verso San Paolo riguarda tutti coloro che vogliono lasciare l’Uruguay e non solo gli italiani. Verissimo, peccato però che i cittadini europei (specialmente spagnoli, francesi e tedeschi) hanno avuto la fortuna di usufruire in queste settimane di diversi voli partiti da Montevideo a prezzi molto più bassi. Anche alcuni italiani hanno avuto la possibilità di salire su quei voli riuscendo, pur tra mille difficoltà e ulteriori spese, a tornare a casa. Molti altri però sono ancora bloccati in Uruguay.

Matteo Forciniti

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