Napoli (Depositphotos)

Ultime da Napoli e dintorni. Pompei riapre, il Gambrinus no. Riprende a funzionare il sito, anche se a mezzo servizio, e la riapertura parziale è comunque già una bella notizia. Quella cattiva viene dallo storico bar di piazza Trieste e Trento, il preferito da Giacomo Leopardi, Totò, Eduardo De Filippo, Goethe e Lord Byron e dei grandi personaggi e delle grandi menti che ebbero a che fare con Napoli. Il Gambrinus è stato l’ultimo ad arrendersi all’aggressione del coronavirus. Le saracinesche le ha abbassate l’11 marzo; il 18 maggio non le tirerà su. "Troppi vincoli, costi alti. Se le condizioni sono queste, non si riapre", assicura il proprietario, Antonio Sergio. "Pago settemila euro al mese solo di elettricità, seimila di gas e acqua ogni trimestre, 400 metri quadrati a piazza Trieste e Trento hanno un costo altissimo. Preferisco stare chiuso, conviene di più". Gambrinus ancora chiuso, Pompei prossima all’apertura. Accadrà il ventisei maggio, a ottanta giorni dalla chiusura. Ma cosa riaprirà e cosa no? Il direttore Massimo Osanna ha fatto pervenire ai dipendenti un comunicato interno. "Tenetevi pronti per il 26, le operazioni di sanificazione del sito stanno per esaminare. Turisti, operatori e personale saranno garantiti. La tutela sarà totale". Pompei, alla riapertura, intende rispettare le linee guida del Mibact. Quindi, percorsi di sicurezza, mascherine, distanza fisica, termo scanner per la misurazione della temperatura agli ingressi. Laddove si presenta complicata l’operazione di sanificazione del sito, molto vasto, sessanta ettari, e strutturalmente variegato. Il visitatore potrà disporre di una app scaricata sul proprio telefonino. Funzionerà da guida nella visita, scartando domus e luoghi, o rimandando la visita in quel momento, se dovessero risultare troppo affollati. Un drone controllerà dall’alto i flussi, informando il centro operativo su eventuali difficoltà. Pompei si è attrezzata; esplicito il Gambrinus nell’illustrazione dei motivi della rinuncia a riaprire. "Ho le spese di una nave, non di un bar", rivela il proprietario del locale vanto della città. "Molto meglio stare chiusi restare nella condizione almeno di assicurare la cassa integrazione per quaranta dipendenti e ridurre il costo delle bollette. Per coprire le spese serve il cinquanta-sessanta per cento dell’incasso che facevamo prima del lockdown. Ma dove andiamo senza il turismo internazionale e con il distanziamento dei tavolini, che riteniamo eccessivo? Verso 14mila euro all’anno per ventotto tavolini, non capisco perché dovrei pagare la stessa cifra per diciotto". C’è fermento al sito archeologico pompeiano. Ma anche preoccupazione per la delicatezza di alcune opere pittoriche. È nato quindi un serrato confronto con le istituzioni locali, i carabinieri, il Comune e la fondazione del Santuario: quale materia impiegare nella sanificazione per non rovinare i tesori di Pompei? Centinaia di restauratori sono al lavoro da giorni. La riapertura avverrà in due fasi. La prima il 26 maggio: "Passeggiate nelle strade della città antica e nei luoghi più rappresentativi". Due gli ingressi attivi, Porta Anfiteatro e Porta Marina; un’unica uscita, Piazza Esedra. La riapertura parziale vuole essere un segnale per la comunità. Si tasterà il gradimento e la risposta. Il biglietto sarà acquistabile solo online. Ingressi e orari centralizzati. La biglietteria sarà aperta a partire dal 26 maggio. Ticket a prezzo ridotto. Per la seconda fase è confermata l’apertura della famosa Casa del Fauno, uno dei siti più suggestivi di Pompei. Ingresso unico da via della Fortuna, l’uscita da vico di Mercurio. L’antica città riprende vita. Il Caffè Gambrinus non ancora. Contrario alla riapertura, il proprietario chiede chiarezza, la invoca. "Come locale rientriamo nella categoria scelta di quelli che sono parte della storia d’Italia. Mi sono confrontato con i colleghi delle Giubbe Rosse Firenze e del Caffè Greco. Il punto fondamentale è questo: noi siamo in antitesi col virus, se mancano i turisti siamo finiti. Se le disposizioni sono queste, penalizzanti al massimo, non esistono le condizioni per riaprire. Faccio qualche conto…". Eccoli, i conti del Gambrinus. La grande storia è una bella cosa, la vita pratica però conta molto di più. "Possiamo ridurre le spese, fare il turn over del personale., ottimizzare al centesimo, ma i costi di gestione sono quelli che sono. Altissimi e senza l’apporto del turismo internazionale". Allora non c’è verso di rivedere accese le luci del Gambrinus dal 18 maggio? "Il distanziamento dei tavoli e dei clienti va ridotto in maniera drastica. Sarebbe utile poter utilizzare anche piazza del Plebiscito per i tavolini. Ma la burocrazia o è sorda o è lentissima. Se si sveglia e prende in considerazione le nostre proposte, noi potremmo anche deciderci di ripensarci. A certe condizioni non ci tireremmo indietro".

FRANCO ESPOSITO

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome