In piena emergenza sanitaria e in attesa del nono default della sua storia, l’Argentina oggi rischia un nuovo collasso. È qui che ha la sua base il partito del sottosegretario Ricardo Merlo che sembra tenere in pugno la Farnesina e che si vanta continuamente di difendere gli italiani all’estero. È qui che sono ancora bloccati dopo oltre due mesi tanti italiani in attesa di rientrare a casa. Si stima che siano 600 ma potrebbero essere molti di più. Per chi vive nell’interno del paese la situazione è ancora più difficile perché spostarsi da una provincia all’altra è un’avventura.

Dopo aver dato voce alle proteste in Uruguay Gente d’Italia oggi raccoglie le testimonianze dei numerosi connazionali sull’altra sponda del Rio della Plata e ancora più oltre: da Buenos Aires a Mendoza, da Mar del Plata fino alla Patagonia il grido d’accusa nei confronti del ministero degli Esteri italiano è sempre lo stesso. “Vogliamo tornare a casa” ripetono queste persone, alcune delle quali con problemi di salute e in difficoltà economiche.

Le chat su WhatsApp esplodono, i messaggi a Gente d’Italia si susseguono a un ritmo frenetico: c’è tanta rabbia in Argentina. Questa è soltanto una piccola parte di coloro che ci hanno scritto e che lamentano anche di non aver in Argentina un giornale italiano con cui interloquire…

Erasmo De Rossi da Mendoza

“Ho urgenza di tornare a casa. Ho mia madre novantenne e con problemi di salute che ha bisogno di essere assistita e poi devo fare anche delle analisi molto delicate. Dovrei essere in lista prioritaria ma ancora non mi ha contattato nessuno” afferma Erasmo De Rossi, pensionato padovano che si trova nella zona di Mendoza. “Da quello che ho sentito in genere avvisano due o tre giorni prima del volo ma per noi che siamo lontano non è facile organizzare il viaggio per Buenos Aires. L’unico modo è il taxi e serve il permesso speciale del Consolato. C’è gente che è arrivata addirittura a spendere 350€ solo per il taxi. Fa rabbia vedere come si sono comportati gli altri paesi con il rientro dei loro connazionali grazie alle risorse europee. E noi? Gli spagnoli, per esempio, hanno organizzato dei pullman dall’interno, possibile che noi non possiamo fare lo stesso? Quello che ci sta succedendo è una vergogna, al rientro in Italia dobbiamo denunciare tutto con una class action”.

Anna D’Amico da Mar del Plata

“Ci hanno proposto voli da 2mila euro ma io non posso pagare, non ho più soldi, sto vivendo grazie alla pensione dei miei genitori anziani. Ero venuta qui per loro e nel frattempo in Italia ho perso il lavoro”. Anna D’Amico è disperata. Italoargentina residente da oltre trent’anni a Forlì chiede aiuto da Mar del Plata: “Devo tornare a casa al più presto, mio marito ha avuto un infarto e mia figlia è disabile. Non ce la faccio più a restare a qui, sto avendo anche problemi di pressione alta, ho i certificati che lo dimostrano. Ho bisogno di un aiuto, di un prestito per poter sostenere le spese per il volo ma il Consolato qui non risponde. È uno schifo, è questo il modo di trattarci dopo tanti anni di lavoro e sacrifici fatti in Italia?”.

Nadia Meloni con il coprifuoco a Villa Gesell

“La situazione è disperata e si sta complicando sempre di più col passare dei giorni” dice Nadia Meloni della provincia di Siena bloccata con il marito a Villa Gesell, un centinaio di chilometri più a sud di Mar del Plata. “Sono stata molto male per attacchi di panico e pressione alta, ho i certificati medici che possono dimostrarlo. Come mi ha detto il medico, rischio seriamente di avere un ictus come è successo a mio padre. In Italia mi aspetta mia madre che è in condizioni molto gravi e non so se potrò tornare a vederla”. Oltre ai problemi di salute Nadia Meloni denuncia un abuso delle misure repressive imposte con la quarantena: “Qui c’è il coprifuoco dalle 3 del pomeriggio, abbiamo il mare di fronte ma non possiamo andare a fare una passeggiata se no ti arrestano. Con la scusa della quarantena il sindaco è diventato un despota, è un caso unico in Argentina. È una situazione assurda, siamo in dittatura e non esistono più i diritti costituzionali”.

Luca Galera da Neuquén

Scendendo più a sud troviamo Luca Galera che si trova a Neuquén, in Patagonia, a mille e cinquecento chilometri di distanza da Buenos Aires. “Dopo diverse cancellazioni la compagnia Lufthansa mi ha fatto proposte assurde, bisognava arrivare fino a San Paolo in Brasile o in Messico. Per noi già arrivare a Buenos Aires è un’odissea, figuriamoci andare all’estero. All’inizio di maggio dal consolato di Bahia Blanca mi dicevano che c’erano i voli e che la compagnia mi avrebbe contattato. Io ho aspettato ma nessuno mi ha mai avvisato e poi ho scoperto che ci sono stati un paio di voli anche con gente che partiva proprio dalle mie parti” racconta questo italoargentino residente a Monza. “Si aspetta sempre questa telefonata del consolato che però non arriva mai. In genere ti avvisano un paio di giorni prima, ma noi che viviamo lontano abbiamo bisogno di più tempo per poter organizzare da soli il viaggio fino a Buenos Aires: c’è bisogno dei permessi per attraversare le province”.

Elisa Mollar da Santa Fe

Ad Elisa Mollar, italoargentina che vive nella provincia di Lecco, il volo di Air Europa è stato cancellato 4 volte: “A mio parere le autorità italiane non stanno facendo nulla. Non abbiamo abbastanza risposte ne informazioni riguardo al nostro rientro. Il Consolato mi ha fatto scrivere una mail con i miei dati, in teoria sono in lista d’attesa per i voli di rimpatrio ma non ci sono ancora novità. Non sappiamo nulla, siamo stati completamente abbandonati”.

Felice Lauria da Buenos Aires

Tanti casi problematici si registrano anche a Buenos Aires come quello di Felice Lauria di Milano. “Sono ospite da parenti ma ormai non ce la faccio più. Senza vestiti invernali, senza risorse economiche dato che nel frattempo avevo scadenze che hanno prosciugato il mio conto e dovrei tornare a lavorare urgentemente perché ho un’attività commerciale ferma e gli affitti continuano a correre. Ci sono pochi voli e alcuni anche a prezzi esorbitanti. Questa situazione mi ha portato crisi di nervi e attacchi di panico. Ogni giorno, da mesi, controllo freneticamente più di 300 messaggi nelle diverse chat cercando un dato giusto, un’informazione utile. Alcuni biglietti aerei che erano stati messi in vendita sono volati via in pochi minuti: chi ha una connessione lenta rimane sempre tagliato fuori, le priorità che gestisce il Consolato non si capiscono. È un incubo”.

Clara Duca diventata clandestina con la pandemia

Con la quarantena decretata dal governo argentino, Clara Duca è diventata clandestina. Torinese, si era trasferita 2 anni fa a Buenos Aires ma ha deciso di tornare in Italia con lo scoppio dell’emergenza: “Ho una fibrosi epatica congenita e ogni 6 mesi devo fare i controlli -risonanza, esami del sangue ed ecografiama in questo periodo gli ospedali non li fanno. La cosa che più mi spaventa è che da febbraio sono né turista né residente, niente”.

Pablo Sacco: “Voli gestiti a piacere”

Pablo Sacco è un italoargentino che vive a Cremona dove lo attende la madre anziana e in gravi condizioni di salute. Si trova bloccato a Buenos Aires con la famiglia e una bambina piccola. Le sue sono accuse pesanti: “Sono più che certo che in tutti i voli di rimpatrio non viaggiavano esclusivamente persone con urgenze. A mio parere il Consolato gestisce i voli a piacere. Detto questo non mi interessa di dover avere il mio ritorno a modo di elemosina da un Consolato che non fa il suo lavoro correttamente, solo perché aiuto a gestire i rimpatri. Tutto arriva dall’alto, mi aspettavo più responsabilità ed efficienza e, soprattutto, meno bugie”.

MATTEO FORCINITI