Questa finale di Coppa Italia fra Napoli e Juventus è la sintesi degli ultimi dieci anni di campionato in cui il Napoli, più di qualunque altra squadra, è stato l’avversario della Juventus otto volte campione d’Italia, mentre da Sarri a Gattuso e da Allegri a Sarri è cominciata, a Napoli e Torino, un’altra storia. Anche nelle partite “secche” il Napoli si è fieramente opposto alla Juve battendola, nel 2012, nella finale di Coppa Italia e pareggiando il conto nella Supercoppa italiana, vittoria bianconera a Pechino, vittoria azzurra a Doha. È scontato, poi, che una finale Napoli-Juve eccita il popolo azzurro più di ogni altra combinazione. Infine, c’è Sarri in campo bianconero. Il profeta della Grande Bellezza azzurra ha già perso il primo confronto da ex col Napoli, battuto al San Paolo (2-1) nel match di campionato di fine gennaio.

Sgombrato il campo da curiosità, cifre e pinzillacchere, la finale di stasera a Roma è una sfida apertissima in cui la Juve ha il palese vantaggio delle giocate dei singoli, più Dybala di Ronaldo. È possibile che Gattuso torni a un più smaccato 4-1-4-1 per reggere l’urto bianconero che sarà molto accentuato nei primi venti minuti, com’è abitudine della Juve e come s’è visto contro il Milan venerdì scorso. Contro l’Inter al San Paolo, il Napoli ha ballato molto e Ospina l’ha tenuto in gara. Il centrocampo nerazzurro, molto mobile e aggressivo per 40 minuti, ha soverchiato la squadra napoletana. Troppo solo Demme in trincea senza l’apporto di Elmas e Zielinski, il polacco meno efficace nella fase difensiva, inchiodati poi sulle fasce Di Lorenzo e Hysaj dalle percussioni di Young e Candreva.

Contro la Juve, il centrocampo azzurro va ripensato, magari con l’impiego di Callejon e Allan (se il brasiliano sta bene) sulla linea mediana completata da Fabian Ruiz e Insigne nel 4-1-4-1, Demme davanti alla difesa, Mertens unica punta. La Juve non è ancora la squadra che Sarri vorrebbe, non è più la Juve di Allegri, è a mezza via nella trasformazione programmata con l’ingaggio dell’ex tecnico del Napoli. Contro il Milan, nonostante abbia giocato in superiorità numerica per 75 minuti, è stata furiosa per venti minuti, poi è stata meno ossessiva pur continuando a condurre il gioco, infine confusa dai cambi di Sarri. Assalterà il Napoli sulle fasce con Cuadrado (serata dura per Mario Rui) e Alex Sandro. Da Dybala e Ronaldo pericolo costante da opporre marcature rigide e raddoppi. CR7 partirà largo a sinistra per non incappare, al centro, nella doppia morsa Maksimovic-Koulibaly. Più problematico il controllo di Dybala capace di incontenibili dribbling palla a terra e di conclusioni irresistibili.

Grande attenzione il Napoli dovrà avere per gli inserimenti dei centrocampisti bianconeri in zona-gol (occhio a Khedira). Con i cinque cambi, più decisiva la superiore disponibilità juventina di una “rosa” interamente competitiva. La Juve, che ha giocato venerdì, avrà sul Napoli, che ha giocato sabato, anche il vantaggio di un giorno in più di riposo. Il dispendio di energie degli azzurri contro l’Inter è stato elevato. I pronostici sono per la Juve, ma il Napoli con una partita difesa-contropiede sarà nella sua migliore condizione tattica che ha già fruttato risultati brillanti. Contro l’Inter ha concesso campo, possesso e tiri all’avversario. Perciò sembra inevitabile un ritocco alla formazione di sabato sera.

Mimmo Carratelli