Foto_giornale

Gli ultimi tre mesi hanno cambiato radicalmente la vita di tutti. Inutile negarlo, nulla sarà più come prima. Per tutti. In primis per i cittadini che hanno provato sulla propria pelle una pandemia che ha ucciso centinaia di migliaia di vittime. Per le istituzioni che si sono trovate impreparate a gestire il Coronavirus. Per i lavoratori: c’è chi ha perso il lavoro e chi si è do- vuto adattare come vedremo dopo. Per quel che ci riguarda da vicino, possiamo dire che dobbiamo ancora vedere all’opera l’ambasciatore Iannuzzi. In pratica, il suo mandato si è iniziato quasi in contemporanea con il lockdown e dunque si è dovuto limitare a poche apparizioni. È venuto in redazione per conoscerci da vicino, il 16 di marzo, (che è stata anche l’ultima nostra riunione giornaliera in Avenida Brasil), ha partecipato a una riunione del Comites, ha accompagnato i connazionali all’aeroporto di Montevideo (destinazione Italia), ha preparato la gara di appalto per nuova Cancelleria consolare. Nulla più… Ovviamente, la malattia del secolo l’ha messo in un angolo, ma ben presto batterà qualche colpo. Fare le funzioni di ambasciatore per chi non ha mai fatto questo lavoro non è facile… soprattutto nella comunicazione…

Alla Farnesina opera un ottimo ufficio stampa che risolve sempre tutti i problemi, ma all’estero le cose sono di- verse. Un po’ per la penuria di giornali e giornalisti veri, un po’ perché qualcuno crede di essere “casta” e rifiuta il dialogo democratico. “Qui comando io e si fa come dico io, che vogliono questi giornalisti???

Non la pensa così il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo che ci ha risposto scusandosi per il ritardo, dicendo di non averlo potuto fare prima perché impegnato, congratulandosi per l’impegno di questo giornale in sudamerica (domani, domenica, su questo giornale l’intervista esclusiva offerta al nostro Direttore). All’inizio di quest’articolo abbiamo scritto che bisognerà adeguarsi ai tempi che seguiranno il Coronavirus. Noi possiamo dirvi com’è cambiata la nostra vita da giornalisti da marzo a questa parte. La risposta è… parecchio. C’era una volta (è proprio il caso di dire) la vecchia buona e cara vecchia riunione di redazione, dove in pratica si discuteva dei temi da affrontare sul numero in edicola il giorno dopo. Con collegamenti telefonici e con skype tra Roma, Bruxelles, Miami e… Montevideo. Bene, anzi male, è una cosa da accantonare. Ora, in redazione, c’è solo il direttore che ‘telecomanda’, in pratica, i vari redattori che lavorano da casa, nell’oramai famoso smart working. Stabilendo poi nelle ore a venire con i grafici l’impostazione della prima pagina e dei servizi. La verità è che stiamo vivendo un gigantesco esperimento di lavoro a distanza. Il mondo intero sta prendendo le misure di questa realtà, quand’anche saranno levate tutte le restrizioni e i divieti, quand’anche saremo tutti immunizzati e torneremo a circolare con fiducia, non torneremo mai più alla situazione precedente. C’è anche per le aziende editoriali come la nostra la necessità di risparmiare, risparmiare il più possibile perché “lo scenario di fondo” che ci aspetta “è quello di una prolungata depressione. Qualsiasi amministratore di un’azienda si sta facendo due conti. Quanto può risparmiare cancellando una certa percentuale di viaggi di lavoro, di costose trasferte in aereo, con alberghi e taxi e ristoranti fuori sede. E questo è solo il primo strato di pellicola che si può scartare dalla cipolla dei costi fungibili. Poi viene il grosso. Quanto si può risparmiare se una quota percentuale rilevante della forza lavoro continua a lavorare da casa per sempre: spese di affitto degli uffici, di mobilio, di pulizie e di vigilanza degli immobili… E meno male che da noi non si sta parlando di licenziamenti…

Lo smart working per qualcuno è un bene, perché a volte qualche collega (non è il nostro caso) si adagia troppo sulle sedie delle redazioni (i famosi ‘culi di pietra’, scusateci il linguaggio). Per qualcun altro è un male, perché il confronto de visu tra i vari giornalisti è qualcosa d’insostituibile, anche tramite riunioni via internet. Ma alla fine della fiera, la realtà dice che bisogna adattarsi. E noi lo facciamo, lavorando anche casa, come sempre senza orari, come sempre con vere maratone notturne per essere sempre al passo con le notizie. Anzi, proprio in un periodo difficile come questo, ognuno è chiamato a dare di più perché la professione giornalistica oggi più che mai , deve bilanciare responsabilità e diritto all’informazione la quale deve assolutamente essere corretta, aggiornata e verificata, ma non per questo scevra di contenuti. Ogni cronista è chiamato a essere preciso e puntuale senza generare panico tra i lettori, ma anche senza sminuire la gravità dei fatti raccontare.

Il giornalista si trova quindi a essere il perfetto ‘ago’ di una bilancia che oscilla perennemente tra ciò che si deve e non deve fare. È bene non inseguire miracolistiche soluzioni alla pande- mia o visioni terroristiche alimentate dalle fake news. E nella stragrande maggioranza dei casi, negli ultimi mesi si è capito come l’informazione sia qualcosa dalla quale non si può prescindere: i giornalisti (nella quasi totalità) hanno fatto e stanno facendo uno straordinario lavoro, in modo corretto e responsabile, in condizioni difficilissime con gravissimi rischi personali, a beneficio del diritto dei cittadini a essere informati. Insomma, giornalismo e informazione si sono confermati un servizio essenziale in questi mesi drammatici. Alla faccia (fatecelo dire) di chi fa di tutto per spegnere le varie voci della democrazia cercando di mettere i bastoni tra le ruote a chi fa semplicemente il proprio lavoro. Sta toccando anche a noi…Ma non abbiamo paura… Nulla da nascondere. Sono 22 anni che sia- mo in pista: minacce, ispezioni, e ancora minacce: siamo ancora qui, non temiamo chiacchiere e tanpoco “controlli”. Da Montevideo a Miami… La schiena piegata sì, ma solo in Chiesa… A noi la dittatura e l’autoritarismo non piace. E siamo contro le “caste”. In Italia esiste ancora la democrazia. Confidiamo nella giustizia. Che ci ha dato sempre ragione… E chi tenta di farci del male scrivendo anche relazioni false… avrà brutte sorprese… Le testimonianze e le carte non manca- no… Democratici sì, fessi no!!!! Non si attenta al lavoro di giornalisti, impiegati e grafici… Sapremo come difenderci… Non è una minaccia ma una promessa…

Il Comitato di Redazione
Matteo Forciniti, Roberto Zanni, Caterina Pasqualigo, Stefano Ghionni