Giuseppe Conte (Depositphotos)

Uniti in cerca dell’accordo. Insieme verso l’intesa Autostrade e il Governo. Domani l’Esecutivo decide. Previsioni? Negative non sono, la società Autostrade mette sul tavolo 3,4 miliardi di indennizzo per il crollo del Ponte Morandi. Forse la mossa decisiva per evitare la revoca della concessione. Il Governo l’ha minacciata più volte, senza mai trovare la volontà e il momento per attuarla. Il cda della società controllata da Atlantia ha aderito al nuovo aut-aut pronunciato dal premier Conte: messa a punto la nuova proposta. Quella per arrivare a una soluzione positiva della vicenda. La pronuncia del cda va palesemente incontro alla esplicita richiesta del premier. Conte aveva richiesto “una proposta vantaggiosa”, dopo aver giudicato “irricevibili” le precedenti proposte. Aspi ha deciso di alzare da tre a 3,4 miliardi la quota indennizzi, confermando in maniera chiara e netta gli investimenti nella loro globalità. Si tratta di cosa? Un piano che prevede l’impegno di 14,5 miliardi di euro (sette attivali subito), comprensivo il piano di interventi attesi da anni. Due su tutti, la Gronda di Genova e il passante di Bologna. E investimenti nel campo della sicurezza sul fronte delle manutenzioni. Ma il problema delle tariffe? Aspi si impegna ad accettare lo schema proposto dall’Autorità dei trasporti. In parole povere, lo schema prevede la riduzione dall’11 al 7% la remunerazione del capitale investimento, limitando di conseguenza gli aumenti all’1,75%. Poca roba, quindi. Aspi, per ridurre effettivamente i pedaggi, stanzierà 1,5 miliardi da spalmare in cinque anni, più altri 3,6 miliardi da utilizzare da qui al 2038. L’abbattimento delle tariffe contribuisce la sottrazione dei ricavi, nella misura di 200 milioni che ogni anno i distributori di carburanti a autogrill versano alla società per l’affitto delle aree. Quota 3,4 miliardi verrebbe raggiunta con altri 200 milioni destinati alla gestione commissariale di Genova. Oltre ai 600 milioni già versati per il nuovo ponte e 700 milioni di investimenti aggiuntivi sul fronte delle manutenzioni dell’intera rete autostradale. Ulteriori 400 milioni verranno da interventi di vario tipo. In attesa della decisione prevista per domani, la notizia del giorno è rappresentata dalla possibilità d’intervento di una nuova cordata. Si fanno nomi: Unipol, Generali, Poste Vita, Cdp. Presenterebbe questo assetto la nuova compagine societaria: Atlantia 37,06%, Silk Road Fund 5%, Appia Investiment 6.94%, Nuovi Soci 51%. La proposta avanzata da Autostrade, a fronte delle richieste del Governo, corGiuseppe Conte risponde comunque alla conservazione dell’equilibrio economico, finanziario e patrimoniale di Aspi. E risulta aderente alle esigenze rappresentate dal Ministro delle Infrastrutture nel corso del vertice di venerdì scorso al ministero. Autostrade l’ha formalizzata in una lettera inviata ai ministri delle Infrastrutture e dell’Economia. I tre ministeri sono tenuti a vagliarla per consentire al Consiglio dei ministri di prendere domani una decisione. Da Palazzo Chigi filtrano informazioni. Una su tutte, la più importante. “La proposta di Aspi sul piano tecnico pareggia le richieste fatte dal Governo”. Il problema ora è politico. Un nodo difficile da sciogliere. Divergenti sono le idee dei partiti, i Cinque Stelle vorrebbero bocciare la proposta, attenti però a dirlo; l’opposizione è contraria; favorevole il Pd. Questo sulla carta, a naso e alla luce delle dichiarazioni spesso di facciata. La posizione dei Cinque Stelle, in realtà, non è mai cambiata: revoca della concessione ed estromissione dei Benetton dal business autostradale. Il riferimento alla nuova cordata è presente nella lettera di Aspi. Uno o più soci possono entrare nel capitale, riducendo la quota che fa capo a Benetton al 49%. L’operazione va in parallelo con quella degli indennizzi. Sull’argomento, sia chiaro, ripete Aspi, deve decidere Atlantia. Anche su questo tema la società ha confermato la disponibilità anche a perdere la maggioranza azionaria. Però solo quando sarà raggiunta l’intesa sulla concessione. Unipol, Poste Vita, Generali, e non solo. La nuova cordata si annuncia nutrita. Tra i possibili candidati a farne parte, F2i, Cassa depositi e prestiti, e il fondo australiano Mcquarie. Tutti assieme sarebbe disponibili a investire una cifra compresa tra 5 e sette miliardi. Per il momento è tutto (e anche tanto), in attesa che vengano sciolti il nodo delle tariffe e capire la reale consistenza del valore di Aspi. Previsioni? Più che altro impressioni. Il premier Conte è orientato al sì, frenano i Cinque Stelle. Rigidi al loro mantra “I Benetton fuori dal business autostradale del Paese”. Chi vivrà vedrà, domani sapremo e potremo contare sopravvissuti, feriti e morti.

FR.ESP.