Gente d'Italia

Ma dove sono finiti i soldi dei finanziamenti illeciti alla Lega? I Pm cercano in Svizzera, chiesta una rogatoria

Parla e non la smette, la Lega parolaia, minacciante. Si agita mentre un po’ la danno in calo di consensi. Salvini verso il minimo, l’esatto contrario del successo incassato l’anno scorso di questi tempi. Blatera la Lega, con lo Stato che ritiene di essere tornato al potere. Di averlo riacquisito con prepotenza politicamente anche corretta. Le mani e anche i piedi in Autostrada, a capo di capziosi rinvii e ingiustificabili silenzi durati oltre due anni, dal crollo del Ponte Morandi. Ma adesso la domanda è: lo Stato saprà gestire, saprà essere all’altezza del compito che si è dato? Il dubbio è logico, come pure le perplessità: lo Stato in passato ha fallito, la capacità di gestire non rientra tra le sue prerogative, meno che mai è il pezzo forte del suo discutibile repertorio. Il passato è storia e la storia insegna, maestra di vita. In questo mare di dubbi, navigano a vista i pubblici ministeri titolari dell’indagine sui fondi spostati da commercialisti vicini alla Lega. I pm chiedono una rogatoria in Svizzera. L’indagine è ripresa a pieno ritmo. Quattro le inchieste sui finanziamenti. La caccia ai soldi della Lega è cominciata dopo la sentenza del tribunale del Riesame di Genova del 2018. La sentenza confermava il sequestro di quarantanove milioni di euro della Lega ottenuti con "rimborsi elettorali non dovuti". Quattro procure hanno lavorato sui finanziamenti a organi della Lega e sui trasferimenti sospetti riconducibili appunto ai commercialisti vicini al partito. L’inchiesta si rianima e riceve una nuova poderosa spinta. La procura di Milano indaga sui passaggi di denaro segnalati dall’Unità Finanziaria della Banca d’Italia. Al centro dell’attenzione società riconducibili a Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, revisori contabili della Lega alla Camera e al Senato. I due principali collaboratori di Giulio Centemero, il tesoriere del Carroccio. Le inchieste giornalistiche dell’Espresso hanno tolto i veli alla vicenda. E hanno portato i pm milanesi in Svizzera. La pista parte dalla discussa compravendita di un immobile in provincia di Milano, a Cormano. Acquirente la Lombarda Film Commission. Una società cinematografica? Semplicemente una fondazione a partecipazione pubblica impegnata nella promozione e nello sviluppo di progetti cinematografici. Secondo gli investigatori, si tratterrebbe di un’acquisizione sospetta: nel 2017 la Immobiliare Andromeda srl aveva comprato l’immobile al prezzo di 400mila euro, rivendendolo poi nel 2018 alla Lombarda Film Commission al prezzo di 800mila euro. L’acquisto – così sostengono gli investigatori dell’Uif – Matteo Salvini sarebbe avvenuto quando a capo dell’ente culturale lombardo c’era proprio Alberto Di Rubbia. Fissato il punto di partenza, gli uomini della Banca d’Italia hanno evidenziato un "flusso di denaro intricatissimo", partito da Andromeda srl sarebbe finito a società private molto vicine a Salvini, a capo di lunghi e complicati giri. L’operatività della Lombarda Film Commission sembrerebbe configurare "il trasferimento di fondi pubblici a soggetti vicini ad ambienti politici di riferimento del cliente". Il pensiero degli investigatori viene riferito dal settimanale L’Espresso. I magistrati stanno tentando di districarsi dal groviglio di passaggi di denaro, Si parla anche di "trasferimenti dalle casse pubbliche". Dalle inchieste dell’Espresso erano emersi altri interessanti particolari. Tipo questo: almeno altri tre milioni di euro sarebbero usciti "dalle casse dei partiti e spesso siano finiti, dopo lunghi e complicati giri, ad aziende private e sui conti personali di uomini volto vicini allo stesso Salvini". Altri soldi avrebbero sempre arricchito le casse di società riconducibili ai commercialisti di partito. Brutte storie, giri non leciti finalizzati a veicolare quattrini verso la Lega. Partita da Genova, dopo la sentenza sui famosi quarantanove milioni, l’inchiesta ha percorso diverse strade investigative, spesso incrociandole. Vicenda imbarazzanti emerse in questi anni sui movimenti di soldi riconducibili alla Lega. Anche in ragione dei nomi, che ritornano ciclicamente. Oltre ai magistrati milanesi, si sono adoperati quelli della procura di Genova, tuttora impegnati nell’indagine "per riciclaggio" sui famosi 48,9 milioni di euro confiscati in via definitiva. La procura di Bergamo ha aperto un fascicolo. Ha fatto altrettanto Roma, che si è occupata dei presunti finanziamenti illeciti, 250mila euro da parte del costruttore Luca Parnasi, romano, all’associazione "Più Voci" di Giulio Centemero, tesoriere della Lega, raggiunto recentemente dalla richiesta di rinvio a giudizio. Centemero è iscritto anche dalla procura di Milano. Il solito presunto finanziamento illecito da parte di Esselunga dei Caprotti, concordato nel 2016. La cifra o entità della prebenda? Quarantamila euro, robetta rispetto ai fondi che i commercialisti della Lega avrebbero spostato. Comunque però significativi: l’andazzo era questo. E Salvini, imperterrito e arrogante, pretende di continuare a propinare lezioni di moralità. In nome dell’italianità, che lui espone solo in chiave di accaparramento di consensi. Ma ormai ad ascoltarlo sono rimasti sempre in meno.

FRANCO ESPOSITO

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