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I primi immigranti italiani che giunsero in Uruguay erano quasi tutti di origine genovese, un po’ meno di piemontesi, napoletani, veneziani e pochi siciliani. Nella prima metà dell’Ottocento fu così massiccia la presenza di connazionali (che all’epoca non erano cittadini italiani ma provenienti dalle diverse regioni) che Giuseppe Garibaldi, considerato come uno degli eroi nazionali, qui si sposò ed ebbe 4 figli da Anita. E fu proprio lui a portare centinaia di giovani combattenti che furono poi patrioti italo-uruguaiani che si sentirono attratti dalle idee del grande condottiero. Furono sempre loro a fondare un movimento politico denominato Corrente Garibaldina al quale aderirono molti abitanti dell’area del Río de la Plata.

A riconoscere le gesta del nostro “eroe dei due mondi” furono, principalmente i “colorados” del Presidente Rivera, suo amico personale e in diverse epoche i riconoscimenti continuarono fino a raggiungere il nome di uno dei principali viali della capitale, nonchè un bellissimo monumento nella zona del Porto, un altro a Salto ed altre città dell’interno. Tra la fine del XIX secolo e il principio del XX si ebbe un’altra fase dell’immigrazione proveniente dall’Italia.

Questa ondata venne denominata “immigrazione trasformatrice“, dato che, durante questo periodo, in Uruguay comparvero grandi cambiamenti di stile e qualità di vita. Gli italiani arrivati in questo periodo, così come quelli giunti dopo la seconda guerra mondiale, furono fondamentali per quanto riguarda l’architettura e la gastronomia uruguaiana. Fu l’epoca della fondazione dell’Ospedale Italiano che porta il nome di Ospedale Umberto I Re d’Italia, della prima Camera Italiana di Commercio e della Scuola Italiana. Gli italiani che emigrarono in Uruguay nell’Ottocento lavoravano soprattutto nell’edilizia, nel Commercio e nell’Agricoltura. Alcuni di loro riuscirono a farsi strada nella politica e nell’industria, come Piria o Pittamiglio. Cognomi come Piria, Addiego, Demicheli, Serrato, Terra, Baldomir Ferrari o Sanguinetti marcarono la politica, cosí come Agustini, Galeano, Figari, Fabini o Benedetti, marcarono il mondo della cultura.

LA SVOLTA CON TERRA E BALDOMIR FERRARI Negli anni ’30 la comunità italiana dell’Uruguay raggiunse, in tutti i sensi, un’importanza primaria nella società uruguaiana. Non fu coincidenza l’ascesa al potere dell’italo-uruguaiano Gabriel Terra dal 1931 al 1938 e del suo successore (e parente) Baldomir Ferrari (1938- 1943). Fu tale l’importanza del nostro paese in quell’epoca che il Presidente Gabriel Terra Alfredo Baldomir italo-uruguaiano Gabriel Terra ottenne un risultato fondamentale per lo sviluppo del paese. La diga idroelettrica del lago artificiale “Rincón del Bonete”, sul Rio Negro, è stata finanziata e parzialmente costruita principalmente dal governo italiano negli anni trenta, all’epoca di Benito Mussolini. I due Presidenti apprezzavano apertamente il fascismo italiano e tentarono persino di imitarne alcune caratteristiche corporative e politiche. Fu in quell’epoca che, a Montevideo, si fondó il “Fascio politico dell’Uruguay” con 1200 aderenti che mandó 150 volontari italo-uruguaiani per conquistare l’Etiopia nel 1936. Il Presidente Terra ottenne finanziamenti e supporto tecnico da Mussolini e da Hitler per costruire la diga sul Rio Negro, creando, in quell’epoca, il maggiore lago artificiale del continente. Ma non fu tutto, perchè, Terra, promosse l’inizio del processo d’industrializzazione dell’Uruguay attraverso ditte italiane con la sponsorizzazione di varie banche italiane che lasciarono il paese soltanto nell’attuale secolo. Secondo il diplomatico italiano Serafino Mazzolini, Mussolini aveva un particolare affetto per questo paese e considerava l’Uruguay come lo Stato più “italiano” delle Americhe, con il quale stringere una possibile futura alleanza anche politica ed etnico-razziale, che non raggiunse buon porto per quello storico blindaggio democratico dell’Uruguay. Fu in quell’epoca che la nostra lingua acquistò una notevole importanza e divenne obbligatoria nelle scuole superiori dell’Uruguay nel 1942, durante la presidenza di Baldomir Ferrari.

CARATTERISTICHE DELLA COMUNITÀ ITALIANA Secondo un calcolo globale abbastanza attendibile degli immigrati italiani in Uruguay dalla sua indipendenza agli anni sessanta, si potrebbe stabilire un numero molto elevato: circa il 10% dell’attuale popolazione, ossia 350.000 persone, anche se si considera il saldo attivo del movimento migratorio, bisogna ridurli. Comunque si tratta di un notevole numero che, attraverso generazioni di famiglie numerose, ha portato a dare un contributo considerevole alla popolazione locale. Non è facile quantificare il tutto per gli innumerevoli incroci sociali, ma si stima che fra il 35% ed il 45% dell’intera popolazione dell’Uruguay.

LE VARIE ONDATE Scomponendo il flusso emigratorio, per azzardare quantità proporzionali, s’individuano periodi con caratteristiche differenti: 1) il primo nel ventennio 1830-1850, nel quale arrivarono almeno 20.000 immigranti, quasi tutti liguri e piemontesi. 2) il secondo nel decennio successivo, durante il quale sbarcò a Montevideo un numero altrettanto elevato di italiani (circa 25.000 emigrati lombardi e del Regno di Sardegna). 3) il terzo negli anni sessanta e settanta dell’Ottocento, nei quali alla normale corrente dell’Italia di Nord-Ovest fino a Livorno, si accompagnò quella meridionale e garibaldina per un totale di 90.000 italiani circa. 4) il quarto negli ultimi decenni del secolo XIX e primi del secolo XX, caratterizzato dall’emigrazione di massa, stimolata dalla propaganda e dal viaggio prepagato, ma in genere poco qualificata e analfabeta (110.000 italiani), destinata a gonfiare il proletariato urbano di Mon tevideo. 5) il quinto nel Novecento dopo la prima guerra mondiale, caratterizzato da emigrazione abbastanza qualificata e spesso politica (circa 15.000 Italiani). Alcuni di loro, come il Comm. Giovanni Costanzelli, ancora possiamo goderceli!!! A differenza di ciò che si pensa, negli anni ’80 il 49% degli Italiani residenti in Uruguay proveniva dalle regioni settentrionali della Penisola, il 17% dalle regioni centrali ed il 34% dal meridione (nel collettivo si pensa che siano più gli italiani del sud che quelli del nord). Nel 2020 i cittadini italiani (compresi gli uruguaiani con doppia cittadinanza) residenti in Uruguay sono quasi 130.000 contro i 71.000 del 2007. La comunità italiana è molto stimata fra gli uruguaiani, soprattutto per via di qualcosa come un marcato processo di italianizzazione, specialmente nella gastronomia, questo, soprattutto a Montevideo. All’interno dell’Uruguay, l’influenza italiana non è tanto forte come nella capitale, nonostante il 27% degli italo-uruguaiani risiedono fuori dall’area metropolitana di Montevideo. In quasi tutte le regioni dell’interno, in ogni caso, ci sono associazioni italiane con età che vanno dai 170 ai 40 anni A Paysandú, la terza città più popolata dell’Uruguay si registra la maggiore influenza italiana e si stima che oltre il 60% della sua popolazione di quasi 100.000 abitanti, sia di origine italiana. In questa città è ancora molto diffusa la lingua italiana, grazie anche al fatto che l’italiano è materia di insegnamento facoltativo nelle scuole secondarie dell’Uruguay. Tra le associazioni più importanti troviamo l’Unione e benevolenza, la Scuola Italiana di Paysandí e e la Federazione italiana di Paysandú. Anche se oggi molto ridotto, il Gruppo lombardi di Paysandù, mantiene legami culturali con la regione.

STEFANO CASINI