Dunque alla fine sono stati pubblicati online, sul sito della Protezione civile, i primi 95 verbali delle riunioni del Comitato tecnico scientifico. Andiamo a vedere alcuni dei temi più delicati toccati dal Cts. Il 7 febbraio, giorno del primo incontro, il Comitato ritiene che l'Italia abbia messo un argine "adeguato" per frenare il Coronavirus, che già invece sta circolando nel nostro territorio prima di colpirlo con violenza a partire dal primo caso accertato la sera del 20 febbraio. Gli esperti sottolineano il "persistere dell'allarme" e consigliano, in ossequio al principio di massima precauzione, la quarantena di 14 giorni per gli studenti di ritorno dalle aree della Cina interessate dall'epidemia.

Il 4 marzo il Comitato, in risposta a una domanda di parere del ministero della Salute sull'opportunità di chiudere le scuole su tutto il territorio nazionale", spiega che "le scelte di chiusura dovrebbero essere proporzionali alla diffusione dell'infezione virale e che non esistono attualmente dati che indirizzino inconfutabilmente sull'utilità di chiusura delle scuole indipendentemente dalla situazione epidemiologica locale. Alcuni modelli predittivi indicano che la chiusura delle scuole potrebbe garantire una limitata riduzione nella diffusione dell'infezione virale. Vi è consenso tra gli addetti ai lavori che un'eventuale chiusura delle scuole è stimata essere efficace solo se di durata prolungata". Insomma, la risposta è no.

Sul tema delle mascherine, il Cts il 13 marzo fa capire che non sono strettamente necessarie, se non per alcuni lavoratori: "Tutte le raccomandazioni scientifiche elaborate internazionalmente riportano chiaramente che non vi è evidenza per raccomandare indiscriminatamente ai lavoratori di indossare mascherine chirurgiche per la protezione da Covid 19". Al contrario l'uso di questi dispositivi è" stringentemente raccomandato solo per gli operatori sanitari e per quei soggetti che abbiano sintomi respiratori". Ma l’argomento più dibattuto riguarda le zone rosse nella Bergamasca. Il 26 febbraio, con il virus che ha già abbondantemente preso piede nella zona, il Comitato non ritiene ci siano le condizioni per l'estensione delle restrizioni a nuove aree oltre ai dieci comuni già indicati come zona rossa dal Dpcm del 23 febbraio.

Tutto cambia il 3 marzo, come si evince: "Nel tardo pomeriggio sono giunti all'Iss i dati relativi ai comuni di Nembro e Alzano Lombardo, che sono poi esaminati dal Cts. Sono stati sentiti per via telefonica l'assessore Gallera e il dg della Regione Caiazzo, che confermano i dati. Il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive anche in questi due comuni". Il governo non lo farà, di lì a poco l'intera Lombardia, e poi tutta l'Italia, diventeranno zone arancioni o protette. Nel verbale del 7 marzo poi il Cts lancia l'allarme: "Nelle zone rosse si è osservata una lieve flessione nell'incremento dei casi, cui corrisponde contemporaneamente un aumento dell'incidenza in aree non rientranti nelle zone rosse". Da qui poi la decisione di chiudere l’Italia.

Stefano Ghionni

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