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Non c’é anno in cui non mi diverta a chiedere ai miei alunni: "Sapete cosa significa WWW?". Salvo storiche eccezioni, tutti ammutoliscono. Torno a chiedere: "WWW probabilmente sono le tre lettere in fila che ogni giorno ripetete piú volte nel computer. Sicuro che non conosciate il loro significato?". Il silenzio mi sorprende, perché non sono ragazzini di scuola, ma venticinquenni che tra un anno saranno avvocati. "WWW - spiego - é la sigla che unisce le parole Wide World Web, che tradotte all’italiano significano l’ "estesa ragnatela mondiale", cioé quella rete informatica mondiale che dagli anni ’90 ad oggi ci collega in tempo reale con il mondo. Per molti il 1989 é legato alla caduta del muro di Berlino; a me piace ricordare quell’anno per un avvenimento storico ancora piú importante per le sue proiezioni nel futuro: l’inglese Tim Berners-Lee, con l’aiuto del collega belga Robert Cailliau sviluppó nel CERN di Ginevra el linguaggio "http", che avrebbe consentito la costruzione della Wide World Web, che proprio cosí battezzó. Forse il fisico britannico quando conió il nome con l’inclusione della parola "web" (ragnatela), immaginó le migliaia (che dico, milioni) di connessioni degli ipertesti che erano necessari per tessere la rete informatica, como una vera e propria ragnatela. Ma forse mai un nome fu cosí ben scelto, perché oggi - trent’anni dopo - la WWW é diventata davvero una enorme ragnatela che intrappola ognuno di noi, come piccoli moscerini pronti ad essere divorati da un sistema informatico, che ormai non siamo piu in grado di controllare: almeno noi, piccoli insetti della rete globale. Credevamo essere diventati i nuovi navigatori del secolo XXI, veri internauti delle reti di comunicazione e invece ci siamo accorti - tardi - che siamo preda di un mondo virtuale, che conosce di noi ormai tutto. Tra noi e le reti si é costituito un vero patto con il diavolo: chiediamo alle reti che ci diano ogni volta piú cose, ma al tempo stesso consegnamo l’informazione piú completa della nostra intimitá. Oggi, le reti ci conoscono molto di piú di qualsiasi amico o parente. "Ogni volta che usiamo Internet - leggo sul El País di Madrid - cediamo senza volerlo parte della nostra sovranitá personales a un potere opaco, senza limiti, ne frontiere". Shoshana Zuboff, professoressa della Harvard Business School, ha scritto un bel libro "Il capitalismo della sorveglianza". La visione di Zuboff é che l'era che stiamo vivendo, caratterizzata da uno sviluppo senza precedenti della tecnologia, porta con sé una grave minaccia per la natura umana: un'architettura globale di sorveglianza, ubiqua e sempre all'erta, osserva e indirizza il nostro stesso comportamento per fare gli interessi di pochissimi - coloro i quali dalla compravendita dei nostri dati personali e delle predizioni sui comportamenti futuri traggono enormi ricchezze e un potere sconfinato. Questo "capitalismo della sorveglianza" é alla base del nuovo ordine economico che sfrutta l'esperienza umana sotto forma di dati come materia prima per pratiche commerciali segrete e il movimento di potere che impone il proprio dominio sulla società, sfidando la democrazia e mettendo a rischio la nostra stessa libertà. Il libro di Shoshana Zuboff, frutto di anni di ricerca, mostra la pervasività e pericolosità di questo sistema, svelando come, spesso senza rendercene conto, stiamo di fatto pagando per farci dominare. Mentre scrivo, mi sorprendo a ricordare che ho letto il libro della Zuboff in un e-book. Mi rendo conto quindi che anch’io sono intrappolato nella ragnatela, perché come dice il filosofo coreano Byung.Chul Han: "penso che sto leggendo un e-book, ma in realtá é l’ e-book che mi legge a me".

JUAN RASO