Giuseppe Conte (Depositphotos)

Durante la tornata elettorale che ci siamo appena lasciati alle spalle, l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica si è focalizzata principalmente sull'esito delle regionali e del referendum sul taglio dei parlamentari. Snodi certamente importanti che, come stiamo vedendo, hanno già comportato un cambiamento negli equilibri della maggioranza, in parlamento e al governo.

Il 20 e 21 settembre, però, in Veneto e Sardegna si è votato anche per le elezioni suppletive. Cioè quelle consultazioni che si svolgono per sostituire eventuali seggi rimasti vacanti in parlamento. Consultazioni di cui si parla pochissimo ma che in realtà sono decisive per la tenuta del governo, soprattutto al senato dove i numeri della maggioranza sono risicati.

In entrambi i casi la vittoria è andata al centrodestra. Ma a pesare di più è il risultato della Sardegna, dove il seggio appartenuto a Vittoria Bogo Deledda del Movimento 5 stelle (deceduta nel marzo 2020) è stato conquistato dal centrodestra con Carlo Doria (Lega). Si tratta di elezioni quindi che hanno un impatto significativo. Con il M5s, in particolare, che dall'inizio della legislatura ha perso 3 seggi su 3 a vantaggio di altre forze politiche.

La legge elettorale

Il meccanismo delle elezioni suppletive rappresenta una novità abbastanza recente per il nostro ordinamento. È infatti stato introdotto per la prima volta dal cosiddetto Mattarellum tra 1993 e il 2005. La stessa formula è stata poi ripresa dall'attuale legge elettorale, la 264 del 2017, che prevede un sistema di elezione misto. Una parte dei seggi viene infatti assegnata con un sistema maggioritario in collegi uninominali, mentre il resto viene ripartito con un sistema proporzionale in base a voti di lista.

I seggi del parlamento sono assegnati in base ad un sistema misto: in parte proporzionale ed in parte maggioritario

Per un seggio plurinominale che diventa vacante, viene direttamente nominato il primo dei non eletti che facevano parte della stessa lista. Mentre per i seggi eletti nei collegi uninominali, si rende necessaria una nuova consultazione elettorale. Dalle ultime elezioni politiche si sono tenute ben 8 elezioni suppletive, che hanno fatto entrare in parlamento 4 nuovi deputati e 4 senatori.

Otto le elezioni suppletive da inizio legislatura.

Da inizio legislatura sono vari i parlamentari che hanno lasciato l'incarico, chi per incompatibilità sopravvenuta (essendo stati eletti per esempio in consiglio regionale) o per scelta o per altre ragioni. Tra questi 8 parlamentari eletti in seggi uninominali:

  • Andrea Mura (camera  – M5s), eletto in Sardegna e dimessosi il 27 settembre del 2018 per scelta personale;
  • Maurizio Fugatti (camera – Lega), eletto in Trentino-Alto Adige e dimessosi il 9 gennaio 2019 per incompatibilità essendo stato eletto presidente della provincia autonoma di Trento;
  • Giulia Zanotelli (camera – Lega), eletta in Trentino-Alto Adige e dimessasi il 9 gennaio 2019 per incompatibilità essendo stata eletta consigliere regionale in Trentino-Alto Adige;
  • Franco Ortolani (senato – M5s), eletto in Campania e deceduto il 22 novembre 2019;
  • Paolo Gentiloni (camera – Pd), eletto nel Lazio e dimessosi il 2 dicembre 2019 per incompatibilità essendo stato nominato in commissione europea;
  • Donatella Tesei (senato – Lega), eletta in Umbria e dimessasi il 2 dicembre 2019 per incompatibilità essendo stata eletta presidente di giunta regionale in Umbria;
  • Vittoria Bogo Deledda (senato – M5s), eletta in Sardegna e deceduta il 17 marzo 2020;
  • Stefano Bertacco (senato – Fdi), eletto in Veneto e deceduto il 14 giugno 2020.

Si tratta di elezioni di cui generalmente si parla poco ma che invece sono molto importanti per gli equilibri della maggioranza, soprattutto al Senato. Che ci sia scarsa attenzione su questo fronte lo conferma anche la bassa percentuale di affluenza registrata per questo tipo di elezioni. Nella maggior parte dei casi infatti la partecipazione è stata inferiore al 20%, con un picco negativo del 9,5% registrato in Campania nel febbraio di quest'anno.

Le tornate elettorali più recenti hanno fatto registrare un aumento della partecipazione che però è certamente da attribuire all'election day che chiamava i cittadini ad esprimersi anche sul referendum e sul rinnovo degli amministratori in alcune regioni. A riprova di questo, notiamo che in Veneto, dove si è votato anche per le regionali, la partecipazione arriva al 61,9%, mentre in Sardegna si ferma al 34%.

Sappiamo che è in corso da anni un trend negativo per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini alle consultazioni elettorali. E, da questo punto di vista, le suppletive hanno rappresentato senza dubbio un fallimento.

Alla luce dei risultati di queste elezioni suppletive, dunque, la maggioranza si è indebolita. Ma non è finita qui, l'alleanza che sostiene il governo Conte II potrebbe infatti perdere un'altra pedina al Senato, dove i numeri sono già molto risicati. Questo perché la giunta delle elezioni e delle immunità di Palazzo Madama, nella seduta del 24 settembre scorso ha accolto il ricorso presentato da Claudio Lotito.

Se l'aula confermasse la decisione della giunta per le elezioni sul caso Lotito, la maggioranza perderebbe un'altra pedina.

Il presidente della Lazio si era candidato nel 2018 in Campania tra la fila di Forza Italia. Al suo posto, però, all'epoca venne eletto Vincenzo Carbone, poi passato al gruppo di Italia Viva nel corso della legislatura. Lotito sosteneva di essere stato danneggiato da un errato conteggio dei voti e la giunta gli ha dato ragione.

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Sulla questione si sono espressi con toni molto critici proprio i senatori di Italia Viva, secondo cui questa decisione potrebbe rappresentare un pericoloso precedente che rimetterebbe in discussione anche altri seggi. Altri candidati esclusi per una manciata di voti infatti potrebbero decidere di seguire la strada di Lotito e tentare il ricorso. Con il rischio di destabilizzare i lavori dell'aula.

Lo stravolgimento del criterio dell'attribuzione dei seggi votato oggi dalla giunta potrebbe sovvertire per un numero rilevante di seggi, a metà della legislatura in corso, la stessa composizione dell'Aula.

- Gruppo Italia Viva al senato, 24 settembre 2020

Fatto sta che adesso la palla è nelle mani del senato: qualora il parere della giunta dovesse essere confermato, la maggioranza potrebbe perdere un'ulteriore pedina.

Gli attuali numeri dei gruppi al Senato

Anche con il governo Conte II, il margine sulla soglia di maggioranza al senato continua a essere molto sottile. I gruppi al Senato sono attualmente così composti: Movimento 5 stelle 95 senatori, Lega 64, Forza Italia 55, Partito democratico 35, Misto 28, Italia Viva e Fratelli d'Italia 18, Per le autonomie 8.

L'attuale maggioranza gode infatti, sulla carta, di 168 senatori (i senatori, ad oggi, sono 319, la maggioranza semplice si raggiunge con 160). Oltre ai membri di Pd, Iv e M5s, si possono infatti contare 6 senatori del gruppo autonomie e 14 del gruppo misto. Per questi due gruppi sono diversi i senatori che raramente partecipano al voto ma che potrebbero comunque garantire il loro appoggio alla maggioranza in caso di bisogno.

Vedi come votano i politici su openparlamento.

Con l'assenza dei senatori che hanno contratto il Covid e gli scontenti del M5s, la maggioranza ha numeri risicati.

Discorso a parte meritano i senatori a vita, che sono 6 (5 di nomina presidenziale, più l'ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano). Di questi, Elena CattaneoLiliana Segre e Mario Monti in passato hanno sostenuto la maggioranza. Ma il loro voto è tutt'altro che certo, visto che spesso, così come gli altri senatori a vita, non prendono parte alle votazioni.

Qualora il ricorso dovesse essere accolto dall'aula, dunque, la maggioranza perderebbe un ulteriore pedina. Con Lotito che, verosimilmente, andrebbe a sedersi tra i banchi di Forza Italia. Considerando anche il voto dei senatori a vita dunque, la maggioranza si reggerebbe su appena 10 voti. Un margine molto ristretto.