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L’assedio della criminalità organizzata alle imprese in Italia. Ma sull’aggressione, palese, evidente, accertata, vigilano i prefetti: è in atto un’autentica cordata per bloccare gli affari sospetti. Centocinquanta al mese, a conferma di una crescita esponenziale rispetto al 2019. Al Sud, ovviamente, il maggior numero di casi, trentacinque le interdittive firmate a Napoli dal prefetto Valentini in due mesi; le ultime diciannove in blocco.

Emilia Romagna e Lombardia incalzano la Campania. Ma è Foggia la città maggiormente esposta: trenta le interdittive a firma del prefetto Raffaele Grassi negli ultimi sei mesi. Nove gli interventi del prefetto Laura Lega a Firenze, mentre Frosinone ha registrato in estate tre interdittive in un mese. Provvedimenti legati a un’azienda di materiali legati all’energia, una di carburanti e una di noleggio e autotrasporti. Ristorazione e turismo i settori più esposti, ma anche la sanità privata è a rischio. In un panorama grigio, qua e là nero addirittura.

I numeri confermano e allarmano. Millequattrocento le interdittive antimafia emesse dalle prefetture dall’inizio dell’anno. Il dato è aggiornato a settembre. La media mensile è di centocinquanta; cinque i provvedimenti al giorno. Le cifre sono più che raddoppiate rispetto al quinquennio 2014-2019. Le infiltrazioni delle mafie nelle imprese in difficoltà per l’emergenza Covid hanno consentito alla criminalità di realizzare affari d’oro finora. Vengono in soccorso tra virgolette di aziende, esercizi commerciali, persino famiglie. L’efficiente welfare mafioso è inoltre in attesa di mettere le mani sulla enorme torta dei fondi pubblici del Recovery found.

Un malaffare che va fermato, è questo l’impegno primario dei prefetti, in tutta Italia. L’interdittiva antimafia è il modo più immediato e diretto per bloccare le infiltrazioni della criminalità organizzata. In attesa che il lavoro investigativo vero e proprio trovi lo sbocco naturale in indagini giudiziarie. Le infiltrazioni dicono che l’assalto delle mafie all’economia legale e ai flussi di denaro pubblico degli aiuti statali è in linea con le preoccupazioni esposte all’inizio del lockdown dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Numerosi i fascicoli di indagine aperti su segnalazione delle forze di polizia nelle procure di tutta Italia.

Da qui la necessità che gli aiuti di Stato promessi prendano corpo al più presto. Le aziende sono vicine all’asfissia, talvolta addirittura prossime all’implosione. L’economia legale vuole evitare di finire nelle mani sbagliate. Malgrado il buon funzionamento dell’arma dell’interdittiva antimafia. Quasi 1400 emesse dalle prefetture dall’inizio dell’anno. Forte l’accelerazione negli ultimi quattro mesi. Quando nelle aziende nel circuito economico sono cominciati ad affluire gli aiuti del Governo. Il ministro Luciana Lamorgese ha dato precise direttive ai prefetti. E non solo alle aziende del Sud. Dove – Calabria, Campania e Sicilia – la criminalità organizzata "sostiene la disastrata economia del Mezzogiorno".

Le tre regioni restano in testa alla classifica delle "sovvenzioni pelose" delle mafie. Impensabili fino a qualche tempo fa anche i numeri di Emilia Romagna e Lombardia, a testimonianza del trasferimento al Nord dei capitali mafiosi. Proprio su questo s’incentra da tempo l’attenzione sul grado inquinante del tessuto imprenditoriale sano. La sanità si è aggiunta ai settori maggiormente esposti, ristorazione, settore alberghiero, agroalimentare, grande distribuzione, edilizia.

È la conferma lanciata durante il lockdown in ragione della rapidità con cui la criminalità è in grado di organizzare "la sua capacità produttiva al mercato dai dispositivi di protezione ai farmaci, dalle attrezzature sanitarie alle cliniche private, per finire ai vaccini". Napoli è emblematica, come spesso le succede. Tra le diciannove interdittive firmate in blocco la scorsa settimana per contatti con le organizzazioni camorristiche, vi sono alcune impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Ma c’è anche un segno preciso di un’avviata passività del tessuto economico da parte delle mafie.

La ‘ndrangheta su tutte con la sua enorme disponibilità di liquidità provento dei traffici internazionali di droga. Movimenti che non hanno registrato flessioni durante i mesi di lockdown. Il classico esempio del reato di autoriciclaggio. Il lavaggio di soldi sporchi non si è infatti mai fermato. Ha fatto registrare, al contrario, un incremento del venticinque per cento. Un valore doppio a fronte del calo accertato generale di tutti i reati. Compresi quelli finanziari, fallimentari e societari. La droga non riconosce il virus, non ne soffre il contagio. Anzi lo benedice, stranezza della vita e potenza delle debolezze e delle malattie umane.

Franco Esposito