Giuseppe Conte (Depositphotos)

È disarmante commentare le dirette tv del premier che, ogni settimana, prende la scena per annunciare i diktat e lo stato di un Paese che nella realtà, non solo economica, è l’esatto opposto di come si descrive. Per carità, che i giallorossi si fossero uniti solo per la commedia del potere era chiaro fin dal principio, perché anche a settembre 19 grillini, cattocomunisti e renziani, non avevano la minima idea di ciò che fosse necessario all’Italia per crescere e migliorare, figuriamoci coll’esplosione del virus. Tanto è vero che sono entrati subito nel pallone, da marzo col Covid poi non ne parliamo, perché dalla commedia piano piano siamo passati alla farsa del potere, una catena di errori, imposizioni e sprechi di risorse da paura da avvicinarsi alla sciagura.

Sia chiaro, coi gialloverdi non è che fosse andata molto meglio, ma che si arrivasse al buio più totale, all’incapacità più generale sembrava difficile, eppure così è stato: oggi ci ritroviamo dentro una tempesta economica e sociale da sbattere la testa al muro. Ma quello che sconcerta è il racconto che il premier continua a fare del Paese a partire dai segnali molto positivi dell’economia, solo perché nel trimestre estivo dopo la riapertura c’è stato un po’ di fatturato, insomma a passare da zero a più qualcosa più che normale era scontato.

Ecco perché parlare di indicatori molto positivi sulla base di quei dati è un’eresia dell’economia, tanto è vero che esaurita quella fiammata estiva siamo tornati nel caos e in questo ultimo trimestre, complici le paure inculcate e le restrizioni da seconda ondata, l’orizzonte è nero. Tanto più perché nel mentre al posto di emanare provvedimenti a favore dei consumi, dello sviluppo e della leva economica e produttiva si sono bruciati 100 miliardi, una fortuna, in assistenza, spesa statale inoperosa, sciocchezze varie e bonus inutili e complicati, una montagna di denaro sprecato senza risultato. Ecco perché Giuseppe Conte, oggi, ci viene a dire che non ci sono più soldi da sprecare e che dobbiamo stare attenti a indirizzare le risorse, verrebbe da dire "alla faccia". Eppure, quando nei mesi scorsi dal centrodestra alle associazioni di categoria – Confindustria in testa – si raccomandava un diverso utilizzo dei 100 miliardi, il premier e la sua coalizione hanno fatto marameo.

Come se non bastasse, ieri sul Mes il presidente del Consiglio ne ha detta una che fosse stato zitto sarebbe stato molto meglio. Insomma, come si può dire che al Mes potremmo ricorrere solo se in caso di difficoltà di cassa, senza pensare alle conseguenze di questa affermazione. Perché sia chiaro: dire una cosa del genere significa avvertire i mercati che, se l’Italia dovesse ricorrere al Mes, sarebbe con la cassa e coi conti a rosso fisso. Pensate quale potrebbe essere la reazione ad una eventualità simile per chi, sul mercato esterno, deve piazzare centinaia di miliardi di titoli sovrani: lo spread diventerebbe un buco nero, incredibile ma vero. Per non parlare di quanto l’affermazione di Conte abbia ridicolizzato il Pd e Italia Viva, che da settimane sul Mes insistono al punto di darne per scontato l’utilizzo, a conferma di come nel Governo e nella maggioranza si proceda per minacce trasversali, anziché decisioni collegiali.

Dulcis in fundo il nuovo Dpcm sulle ulteriori restrizioni dimostra come il Governo insista nel trattare gli italiani in modo opposto. Da una parte gli statali garantiti, lasciati a casa al dolce far niente o quasi, perché lo smart working è incontrollabile per definizione, dall’altra chi produce fatturato obbligato a sacrifici incredibili, alla faccia della parità di trattamento dei cittadini sancito nella Costituzione. Oltretutto, si continua a non capire che danno economico provochi lo smart working, ed è incredibile che non ci sia nessuno a spiegare che il lavoro a distanza faccia più male che bene, a partire dal rallentamento di una Pubblica amministrazione che già in presenza è una lumaca. Eppure, sarebbe bastato copiare dagli altri per sostenere l’economia, i consumi e la produzione. Sarebbe bastato guardare alla Francia, Germania, Usa, Inghilterra, per capire dove e come agire, dal fisco al fondo perduto, dagli stimoli al sostegno dei redditi, ma i giallorossi sono talmente arroganti e presuntuosi da sentirsi gli unici virtuosi, roba da matti.

Da ultimo, ci sarebbe molto da dire sulla seconda ondata che guarda caso è iniziata proprio dal 21 settembre, esattamente in autunno come era stata annunciata da chi, evidentemente, aveva la sfera, perché non si capisce come mai nonostante la riapertura sia avvenuta a giugno l’ondata sia arrivata alla fine di settembre. Gli italiani è da giugno che hanno ricominciato ad assembrarsi perché con l’estate fra pizzerie, gelaterie, ristoranti, alberghi, discoteche, stabilimenti e senza mascherine all’aperto, di vicinanze ce ne sono state eccome, eppure la trasmissione del virus ha aspettato l’inizio dell’autunno, come mai? Incubazione ritardata oppure ondata programmata? Per farla breve, qualcuno dovrà spiegarci come mai l’aumento dei contagi sia esploso così in ritardo, visto che durante l’estate il virus mica era andato in vacanza.

Perché l’escalation dei contagi non è iniziata a luglio, agosto oppure i primi di settembre come forse sarebbe stato più logico, visto quello che è successo da giugno in poi? Sia come sia, siamo in piena pandemia, con l’Italia al lumicino e spaccata in due, senza soldi per chi il sostegno a chi produce ma con i soldi per chi lo consuma a casa, senza soldi per stralciare le cartelle con una pace fiscale ma con i soldi per pagare il leviatano statale, senza soldi per ristorare le perdite del settore privato produttivo ma coi soldi per pagare enti inutili, reddito ai delinquenti, aziende colabrodo, furbetti e inetti, solo colpa della pandemia? Dite la vostra, che ho detto la mia.

ALFREDO MOSCA

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