Cattiveria del giorno: entra Ronaldo, segna, la Juve vince, Pirlo sembra (sembra) sollevato, il tifoso juventino (moderato) commenta: "Con uno così potrei allenare anch'io". Sì, c'è anche Morata-gol, ma CR7 non va in fuorigioco come lui. Colpisce e uccide (metaforicamente) con quel sorriso da re dei cinici gli avversari che non hanno un campione o non sanno servirsene. Vincenzo Italiano è bravo e ha anche un bel nome, ma dovrà battersi per la salvezza, altri traguardi credo siano vietati.

Vedi poi il Torino, che il campione ce l'ha, Belotti, ma non ha l'allenatore: anche Cairo (auguri a parte) sta perdendo la scommessa Giampaolo; mentre la Lazio, che ha contato sulle punte delle dita i giocatori lasciatele dal Covid, ha un Inzaghi "sanitario" che guarisce anche Immobile (chissà se a Torino se lo ricordano, Ciro).

E il Napoli? Applausi, fischi, esaltazione, depressione, qualità tante ma un fastidioso senso d'immaturità che affligge una squadra degna di battersi con la Juve in cantiere (l'immagine piace a Gattuso che a sua volta ha però lavori in corso) e l'Inter mai nata. (Bravo comunque Gennaro che rifiuta, dopo la batosta, di parlare del contratto; c'è gente che chiederebbe a un uomo in lutto che film si vedrà la sera in tivù...).

Il Napoli perde al San Paolo col Sassuolo come un tempo si faceva sorprendere dall'Atalanta. E il Sassuolo è l'Atalanta di questo campionato. E De Zerbi – che tengo amabilmente sottocchio dai tempi di Benevento, purtroppo ignorato dal Napoli – è il nuovo Gasperini, pensatore, masticatore e produttore di un calcio vero che parte dalla banale (anche rara) costruzione di una squadra. Il Sassuolo è giustamente secondo in classifica, mi vien da pensare che peso politico avrebbe se non fosse il club di un piccolo ricco centro operoso dell'Emilia dei miracoli.

E il Milan – finalmente, se non altro per il recupero di una grande alla sfida vinta fino alla noia dalla Juve solitaria – è giustamente primo, nonostante l'avversione (oggi silente) della critica intellettuale alle scelte tecniche del giovane Maldini: Pioli al posto di Giampaolo (il presunto Guardiola de noantri massacrato dalla Lazio), Pioli al posto di Rangnick, una sorta di mago Otelma senza verifiche definitive. Pioli è il mister dei giovani, di Saelemaekers, Leao, Bennacer, Dalot, Brahim, Tonali, Calabria, Hernandez. E di Ibrahimovic, il più giovane (quasi) quarantenne del calcio mondiale. Pensando a Stanley Matthews (che giocò fino a cinquant'anni) lo chiamerei già Sir Ibra. 

ITALO CUCCI