Foto dalla pagina Facebook 'Zoppé an Italian Family Circus'

Il COVID è ancora qui. In Italia come in Europa e negli Stati Uniti. In tutto il mondo. Ma la vita non si può fermare, come il lavoro e il divertimento, soprattutto quello dei bambini, è importante. C’è allora la possibilità di andare avanti, senza mettere a repentaglio la salute? Un piccolo, ma significativo esempio, arriva dagli USA, da una famiglia circense la cui storia va indietro nel tempo fino al 1842.

Parte dall’Italia da Napoline Zoppé ed Ermenegilda che, arrivati a Venezia in fuga d’amore da Budapest, fondarono un circo che adesso, reinventato decenni fa negli Stati Uniti da Alberto Zoppé (che fu protagonista anche di un film di Orson Wells) sta vivendo una stagione unica. Se il Coronavirus ha buttato all’aria la tradizione, Zoppé Italian Family Circus, non si è fatto mettere ko.

Guidato adesso da Giovanni Zoppé, sesta generazione di circensi, di fronte all’emergenza, alla impossibilità di portare, come sempre, migliaia di persone, bambini di ogni età, sotto la grande tenda, ecco che è stato inventato il circo drive-in, il primo al mondo nel suo genere. Trapezisti, clown, tutto quello che rappresenta la magia di uno spettacolo ultra secolare, nell’ultima tournée, che ha toccato diverse città della California, il circo Zoppé non è stato accolto dai soliti applausi, ma da una salve di clacson.

Tutti nelle loro auto per apprezzare un nuovo modo di intrattenimento che si adatta alle rigide regole sanitarie che vietano gli assembramenti. Un successo, anche perchè si tratta di una industria, quella dell’entertainment in generale, che con la pandemia ha dovuto lottare duramente: musica, danza, teatro e certo anche circo, si sono dovuti arrendere, limitandosi a sporadici spettacoli su Zoom. E se proprio i luoghi di intrattenimento indipendenti sono stati tra i primi a chiudere per il Coronavirus, secondo un rapporto del National Indipendent Venue Association, potrebbero essere anche tra gli ultimi a riaprire. Allora per non fallire ci si è dovuti appellare alla inventiva e il circo Zoppé è stato il primo a reinventarsi attorno alla formula drive-in.

“Cerchiamo sempre di trovare cose nuove – ha spiegato Giovanni Zoppé – ma non ero riuscito a capire il modo per riunire un buon numero di auto, sufficienti a supportare lo show. Così avevo messo da parte l’idea. Poi con il Coronavirus e tutto quello che ha generato, mi sono detto: ‘Dobbiamo rivedere quella idea’…”. E così è stato. Per consentire la presenza di più spettatori il circo Zoppé ha aggiunto uno schermo LED che permette la visione dello spettacolo anche a distanza, con trasmissione di riprese dal vivo ingrandite. In questo modo, a Redwood, l’ultima rappresentazione, si è potuto passare da 20 a 74 auto e mentre i dipendenti del circo cambiano le scene, agli spettatori vengono mostrati video sulla storia di quasi due secoli del circo, poi ancora interviste agli artisti. Anche l’audio ha dovuto essere rivisto.

“Perchè c’è bisogno di una interazione con il pubblico – ha aggiunto Zoppé – se non c’è una connessione spirituale con chi segue lo spettacolo, il clown non può fare il suo lavoro”. Durante lo show si incoraggia anche la partecipazione del pubblico. Come? Con i clacson, sotto la guida di Giovanni Zoppé, è stata anche intonata una melodia di Strauss. E nonostante le difficoltà, i nuovi scenari, la creazione di un qualcosa un po’ diverso dal solito, le entrate complessive sono stati uguali, finanziariamente, a quelle degli anni passati con i biglietti, per auto, che costano da $84 fino a $175.

Disa Carneol, trapezista, ha raccontato che il drive-in l’ha… sollevata e questa volta in maniera figurativa. “Sì perchè con la pandemia – ha spiegato – non sapevamo se saremmo potuti partire con la tournée, rischiavamo il lavoro”. Anche se con il nuovo format drive-in non era sicura di poter mantenere il contatto con chi la guardava. “È più difficile quando non sai quali possono essere le reazioni del pubblico – ha aggiunto – ma poi quando ho cominciato ad ascoltare il coro di clacson, mi ha rassicurata, ho avuto la conferma che le mie acrobazie continuavano a intrattenere il pubblico”.

E questa maniera, anche se un po’ anomala, di continuare a offrire il proprio lavoro dà un senso alla vita del circense. “Tutti abbiamo bisogno di mangiare – ha concluso Zoppé – abbiamo necessità di guadagnare per sopravvivere. Ma esibirci con il nostro cuore, dando la nostra anima al pubblico, tutti dobbiamo farlo”.

di SANDRA ECHENIQUE