Alessandro Di Battista (Depositphotos)

Inutile negarlo. Uno dei più grandi dilemmi all’interno del MoVimento 5 Stelle riguarda il limite dei due mandati. La divisione è evidente all’interno dell’ala governista guidata da Luigi Di Maio e dall’ala conservatrice che vede al timone Alessandro Di Battista. Nel giorno conclusivo degli Stati generali del M5S, il ministro degli Esteri in qualche modo si è detto d’accordo con l’oramai ex amico: “Manteniamo il limite dei 2 mandati, che è sacrosanto, apriamo alle alleanze programmatiche e non a quelle strutturali”, le parole di Di Maio. Ma forse, ben sapendo delle piroette che lo stesso ex leader grillino è solito fare, Di Battista ha chiesto che “non ci sarà alcuna deroga alla regola del doppio mandato deve essere scritto nero su bianco”. Sempre Di Battista ha poi chiesto che il M5S vada sempre solo alle elezioni, qualunque legge elettorale venga approvata, ma che non si appoggi una legge elettorale senza preferenze. Ha poi aggiunto che è pronto e non vede l’ora di rimettersi in gioco, “vedremo come e in che ruolo, così come non vedono l'ora tantissime persone che vogliono soltanto battagliare e che hanno fatto sacrifici”. Di Battista poi, tramite Facebook, ha pubblicato un post durissimo: “Da quando sono uscito - per mia scelta - dal Parlamento hanno, costantemente, provato a denigrarmi. Mi hanno diffamato, hanno screditato il mio lavoro abituati evidentemente a ex-parlamentari che si fanno piazzare nelle partecipate di Stato. Hanno provato a irridere le posizioni politiche che io e migliaia di altre persone abbiamo preso e l'hanno fatto coloro che l'unica posizione che conoscono è la genuflessione davanti ai loro padroni”. E poi ancora: “Non ho fatto altro che fare proposte e denunce, ho parlato solo di temi, di identità. Ho fatto auto-critica, ho espresso le mie idee e ho lavorato, da attivista, a progetti che ritengo siano utili per affrontare il dramma occupazionale del post-covid. Il 14 ottobre scorso abbiamo pubblicato un'agenda politica con linee e posizioni chiare. Un programma per i prossimi 10 anni che sappia farsi carico delle sofferenze degli ultimi e della sempre più fragile classe media prima che politici senza scrupoli e interessati solo ad effimere posizioni di potere cavalchino rabbia e paure provando a dividere la pubblica opinione con consuete guerre tra poveri”.

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