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Osservare la mappa degli investimenti internazionali solleva alcune riflessioni. Il Paese che attrae più capitali dall'estero sono i Paesi Bassi, che nel 2018 ospitavano quasi 400 milioni di dollari di investimenti in più rispetto a quanto accolto dagli Stati Uniti.

Le stranezze non finiscono qua: il Lussemburgo attrae più investimenti diretti esteri (IDE) di Regno Unito, Francia e Spagna combinati. Bermuda, Isole Vergini Britanniche ospitano più IDE della Spagna. Nella top-15 è possibile evidenziare un insieme di nove Paesi che, da solo, attira il 42,9% degli IDE mondiali.

L'incongruenza nasce quando si va a vedere chi sono e qual è il peso economico e sociale di questi Paesi: generano il 3,2% del PIL mondiale, ospitano lo 0,6% della popolazione e occupano appena lo 0,1% della superficie terrestre. Si tratta di Paesi Bassi, Lussemburgo, Hong Kong, Svizzera, Singapore, Irlanda, Bermuda, Isole Vergini Britanniche e Isole Cayman.

Gli investimenti attratti da questi Paesi non sono investimenti produttivi, con beni, asset, persone che lavorano: non possono esserlo. Il rapporto fra IDE e PIL in Lussemburgo è 5.205%, nei Paesi Bassi 499%, in Irlanda 261%: non è fisicamente possibile ospitare così tanti investimenti produttivi. Questi IDE, allora, cosa sono? In maggioranza si tratta di SPEs: Special Purpose Entities, società quasi interamente finanziarie – non sempre esistenti da un punto di vista fisico: in alcuni casi è, letteralmente, solo la casella della posta – nate per favorire il trasferimento di profitti in Paesi a fiscalità più agevolata.

Il trasferimento di profitti (BEPS: Base Erosion e Profit Shifting) è il fenomeno con il quale le multinazionali spostano i profitti registrati in Paesi a tassazione più elevata (come, per esempio, l'Italia) a Paesi a tassazione più morbida (come per esempio il Lussemburgo). Il BEPS è una strategia che sfrutta le differenze fra i sistemi fiscali e i vuoti normativi derivanti dalle differenti regolamentazioni nazionali.

Quest'ultimo punto solleva una domanda di fondo: il BEPS è illegale? La risposta è che, nella maggior parte dei casi, il BEPS non deriva da fenomeni di illecito, ma dallo sfruttamento oculato di "zone grigie". In questo, quindi, si differenzia dall'evasione e dall'elusione fiscale, che costituiscono illeciti.

Il fatto che non sia illegale non implica che sia "giusto": il trasferimento dei profitti priva alcuni Paesi del gettito fiscale a loro spettante, in quanto derivante dall'attività economica nel Paese, a vantaggio di altri.

A livello mondiale, nel 2017 sono stati trasferiti nei Paesi a tassazione agevolata – cioè i paradisi fiscali – più di 741 miliardi di dollari di profitti. Tale cifra è pari a quasi il 40% dei profitti complessivamente registrati dalle multinazionali in tutto il mondo e, per dare un ordine di grandezza, il 38% del PIL italiano nell'anno.

Le principali destinazioni di questi trasferimenti erano Irlanda, Svizzera, Singapore, Caraibi, Paesi Bassi e Lussemburgo. Dall'Italia sono stati trasferiti 26,5 miliardi di dollari (22,3 miliardi di Euro).

Naturale conseguenza del trasferimento dei profitti (anzi: ragione del trasferimento) è il trasferimento del gettito fiscale. I Paesi non paradisi fiscali (Germania, Francia, Itala, Stati Uniti, ...) perdono una parte più o meno consistente del proprio gettito sulla tassazione dei profitti (quella che in Itala è l'IRES): il 26% del gettito complessivo in Germania, il 22% in Francia, il 19% negli Stati Uniti e poco più del 15% in Italia. A livello mondiale, i Paesi non paradisi fiscali hanno perso, nel solo 2017, 212 miliardi di dollari in mancato gettito. I Paesi UE perdono quasi 54 miliardi di dollari all'anno e di questi oltre 44 miliardi nascono dal profit shifting verso altri Paesi europei.

Naturalmente, per qualcuno che perde c'è qualcuno che vince. L'88% del gettito complessivo dell'imposta sui profitti a Malta origina da profitti trasferiti, il 67% in Irlanda, il 58% in Lussemburgo, il 39% nei Paesi Bassi. In valore assoluto, stiamo parlando di 10 miliardi di Dollari incamerati dal fisco olandese, 6 da quello Irlandese, 2 da quello lussemburghese (la differenza la fa la dimensione delle basi imponibili: nei Paesi Bassi è, ad esempio, molto superiore rispetto a Malta, e quindi pur presentando una minore incidenza di gettito derivante da trasferimento di profitti, il valore assoluto è superiore).

Nell'ultimo triennio qualcosa si è mosso nella legislazione europea, per porre – finalmente – un freno a questi comportamenti che minavano la coesione dell'Unione. Certo: il trasferimento dei profitti è materialmente effettuato dalle imprese, ma l'ambiente fiscale amichevole è creato dagli Stati. Le nuove regolamentazioni europee potrebbero essere il primo passo verso l'armonizzazione fiscale che, nel lungo periodo, dovrà essere affrontata,  la risoluzione di uno squilibrio che, negli anni, ha danneggiato molti Paesi (fra cui il nostro) a beneficio di quelli che dovrebbero essere i nostri alleati nell'Unione.

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