Paolo Rossi aveva 64 anni (foto: Lega Serie A - Youtube)

Prima delle notti magiche del 1990 ci furono le notti mondiali del 1982. L'impresa di Spagna della nazionale di Bearzot. Paolo Rossi, risorto da una squalifica di due anni, andò in Spagna tra mille polemiche.

Bearzot fu contestato perché non convocò il centravanti della Roma Roberto Pruzzo per due anni capocannoniere del campionato. Per giunta, nella fase a gironi del Mondiale spagnolo, Paolo Rossi fu un fantasma. Bearzot non mollò.

Rossi e Cabrini erano stati gli splendidi protagonisti del Mondiale precedente in Argentina. In Spagna, Bearzot confermò Rossi contro il parere di tutti. Ed ebbe ragione. Nella fase ad eliminazione diretta, Rossi trascinò l'Italia alla conquista del titolo di campione del mondo prima annientando il Brasile con tre gol, poi in semifinale le due reti della vittoria sulla Polonia, infine il gol che aprì il successo della finale contro la Germania. E fu Pablito per sempre.

Ieri, Paolo Rossi, a 64 anni, ha ceduto alla lunga malattia che lo teneva inchiodato all'ospedale Le Scotte di Siena. Tumore ai polmoni. Era stato operato tre mesi fa.
Era nato nel borgo di Santa Lucia, qualche chilometro fuori Prato. Il calcio non era nei suoi pensieri. Sognava di fare il contabile, di impiegarsi in banca. Voleva una vita tranquilla. Giocava in parrocchia col fratello maggiore Rossano, centravanti di sfondamento. La squadretta di don Sandro Bertasa, la Virtus Cattolica, mieteva successi. Paolo aveva dieci anni. Tifava per la Fiorentina ed ebbe un pensiero passeggero: farsi prete.

L'adocchia il Prato quando ebbe sedici anni e Italo Allodi lo vuole alla Juventus. Il Prato spara una grossa cifra, venti milioni, per trattenerlo. La Juve non batte ciglio e si prende il ragazzo di Santa Lucia. Era il 1972. Quarantamila lire di stipendio. Diventarono mezzo milione tre anni dopo.

Così cominciò la sua carriera di calciatore. Era esile, ma aveva una grande velocità di pensiero sotto rete. Fu l'arma del goleador inimitabile, benché martoriato alle ginocchia. Tre volte operato di menisco, a sedici anni. Il professor Pizzetti lo soprannominò "mister scalogna".

Restò alla Juve tre anni. Passò in prestito al Como, consigliato da Tardelli. Giocò poco e finì al Vicenza (66 gol in 108 partite) che lo prese in comproprietà dalla Juventus per 100 milioni di lire. Dopo due stagioni (39 gol) si andò alle buste per la risoluzione della comproprietà.

Presidente del Vicenza era Giusy Farina, 46 anni, di ricca famiglia terriera. Vuole tenersi il giocatore e inserisce nella sua busta l'astronomica cifra di 2 miliardi, 612 milioni, 510mila lire portando così il valore intero del giocatore a cinque miliardi. La Juventus, nella sua busta, segna la cifra di 875 milioni e viene gabbata. Farina, con la sua offerta superiore, si tiene il giocatore versando alla Juventus la differenza di 775 milioni. Per la valutazione dei cinque miliardi per Paolo Rossi tutti gridano allo scandalo e il presidente della Federcalcio Franco Carraro si dimise.

Negli anni col Vicenza si guadagnò la convocazione per il Mondiale 1978. Quando il Vicenza retrocesse in serie B, per consentirgli di giocare in serie A, Paolo Rossi fu ceduto al Perugia per 500 milioni in prestito per un anno. Fu la stagione (1979-80) in cui Paolo Rossi disse no al Napoli. Voleva una vita tranquilla e temette il gran trambusto napoletano per il suo arrivo in maglia azzurra.

Quando si giocò Napoli-Perugia (sabato 20 ottobre 1979) il San Paolo fece registrare il record di spettatori (89.992 paganti). I tifosi azzurri accorsero in massa per insultare il giocatore che aveva rifiutato il Napoli. La partita finì 1-1, vantaggio di Rossi su rigore e pareggio di Damiani anch'egli su rigore. Era il Napoli di Vinicio, il Perugia era allenato da Castagner.

Era la sesta giornata. Alla quattordicesima il patatrac di Avellino-Perugia che finì 2-2. Era una partita combinata. Paolo Rossi disse: "Pensavo che si trattasse di uno di quei pareggi fra due squadre che non vogliono farsi male". Rossi segnò due gol. Squalificato per due anni.

Prima che finisse la squalifica, Boniperti lo richiamò alla Juve. E, scontata la squalifica nell'aprile 1982, Bearzot lo chiamò per il Mondiale in Spagna. Dopo quattro anni ancora alla Juve, Pablito concluse la sua carriera giocando ancora un anno nel Milan e un anno nel Verona. Nel 1987 lasciò il calcio dopo 341 partite e 134 gol. Rimase per sempre il Pablito di Spagna 1982.

di Mimmo Carratelli

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