Richard​ DeLisi, secondo da sinistra, con la famiglia all'uscita dal carcere

di ROBERTO ZANNI

Sembra incredibile, ma non solo oggi con la ‘liberalizzazione’ divenuta ormai quasi normale. 90 di carcere per traffico e spaccio di marijuana tra la Colombia e la Florida. 90 anni di carcere quando la pena tipica per quel reato era di solito tra i 12 e 17. E dopo averne scontati 31 di anni (generalmente nemmeno molti assassini ci rimangono per così tanto dietro le sbarre) Richard DeLisi finalmente è stato liberato. Rabbia? Rancore? No. “Sono un essere benedetto – ha dichiarato alla Associated Press che ha raccontato la sua incredibile storia​ – sono un sopravvissuto”. È uscito dalla prigione, South Bay Correctional Facility, Palm Beach County in Florida, cancellando, finalmente, un triste primato: era il detenuto con la condanna più elevata in tutti gli Stati Uniti per crimini non violenti legati alla marijuana (ora legalizzata in diversi stati degli USA). Fuori dal carcere ha incontrato, da uomo libero, la sua famiglia dopo che, mentre era in prigione, erano morti i suoi genitori, la moglie e il figlio di 23 anni e una figlia era rimasta coinvolta in un terribile incidente automobilistico. E non aveva mai visto i nipotini. La storia di DeLisi comincia nel 1989 quando in Florida, Polk County, fu condannato a 90 anni di carcere. “Dopo l’ingiustizia che avevo subito è più che meraviglioso – ha continuato – adesso spero solo di poter aiutare altre persone che si trovano nella stessa situazione”. Richard DeLisi, all’epoca aveva 40 anni, e il fratello Ted furono condannato nel 1989 per traffico di cannabis, cospirazione e violazione della legge RICO (Racketeer Influenced Corrupt Organization) che quando fu istituita, nel 1970, lo si era fatto per combattere la criminalità organizzata di New York, insomma la mafia italo-americana. Il giudice, Dennis Maloney, al momento di emettere la sentenza per i fratelli DeLisi​ andò ben oltre quelle che erano le linee di guida giudiziarie. Poi The Last Pirsoner​ Project, organizzazione nonprofit che sostiene condannati a lunghi periodi detentivi per crimini non violenti, ha sostenuto DeLisi, anche se il Florida Department of Corrections ha affermato che il rilascio del detenuto non ha nulla a che fare con sforzi esterni. Ma perchè una condanna di 90 anni? DeLisi non ha una risposta certa, ma un teoria sì. “Credo che il giudice pensasse, erroneamente – ha spiegato – che​ facessi parte della criminalità organizzata perchè ero un italo-americano di New York”. Adesso a 71 anni e libero, preferisce però non soffermarsi sui ricordi perduti, sul tempo che non potrà mai più recuperare. “La prigione mi ha trasformato – ha aggiunto – Non avevo mai saputo in realtà chi fosse Dio, ora lo so e ha cambiato il modo in cui parlo e tratto le persone”. Durante tutto questo tempo passato in carcere DeLisi era la guida per i più giovani. “Rimanendo tanto tempo lì – ha continuato – sono stato in grado di aiutare a far sì che tanti membri delle gang diventassero gentiluomini”. DeLisi quando finì dietro le sbarre, sapeva a malapena leggere e scrivere: in prigione si è fatto una cultura. “Adesso cercherò di sfruttare ogni istante del mio tempo lottando per il rilascio di altri detenuti attraverso l’organizzazione che ho creato: FreeDeLisi.com. Il sistema deve cambiare e farò di tutto per essere un attivista”.​ Negli ultimi decenni la famiglia DeLisi ha speso oltre 250.000 dollari in parcelle e $80.000 in chiamate internazionali, ma anche questo fa parte di un passato che però Rick DeLisi, il figlio, sa che non potrà mai completamente dimenticare. Aveva solo 11 anni quando, seduto in un’aula del tribunale, ascoltò la condanna del padre. Adesso è un imprenditore di successo, vive ad Amsterdam, sposato, ha tre figli non vede l’ora di portare suo padre con sè​ e anche in vacanza nella loro casa alle Hawaii. Ma la grande gioia di poter finalmente riabbracciare il padre, in fondo non può cancellare la tristezza. “Non potrò mai credere che gli abbiano fatto questo,​ alla mia famiglia – ha detto Rick – Avverto nella mia mente e nel senso​ di giustizia che c’è un responsabile​ per questo debito e non mi riferisco al denaro, ma a qualcosa di molto più prezioso, il tempo. Qualcosa che non si potrà mai riavere indietro”.