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Oltre a essere stata clamorosamente sconfessata dai giudici del Coni, che ha ribaltato in un paio d’ore di camera di consiglio a sezioni unite due mesi e mezzo di strenua difesa a oltranza del protocollo e della autoproclamata “extraterritorialità” del calcio rispetto all’ordinamento giuridico nazionale, l’accoppiata Lega-Figc deve ora risolvere un pasticcio.

Già, perché il recupero della sfida tra Juventus e Napoli è adesso un gran bel problema: non ci sono date libere per giocarla. Questo, almeno, se entrambe le squadre dovessero arrivare fino in fondo nelle coppe europee o in Coppa Italia.

In quel caso, infatti, per giocare Juventus-Napoli bisognerebbe posticipare di tre giorni la fine del campionato. O altrimenti “sperare” che una delle due squadre esca prima delle semifinali di Champions o Europa League. Allegria.

In tempi di pandemia, con una stagione già compressa perché iniziata in ritardo (20 settembre) e con tante finestre concesse alle nazionali, era proprio il caso di ribadire il format a 38 giornate, oppure sarebbe stato più sensato provare formule di compromesso (due gironi da 10, oppure regular season di sola andata e poi playoff) che riducessero le partite da disputare?

Perché in fondo il problema non è soltanto il Covid, l’imponderabile è dietro l’angolo. Tra campi impraticabili, maltempo o altre sciagure, come si può pensare di portare avanti un campionato senza avere neppure una finestrella libera per un recupero? E no, quei maghi della Lega Serie A e della Federcalcio proprio non c’avevano pensato.