Giorgia Meloni (foto depositphotos)

 

di Antonio Buttazzo

 

Meloni, Salvini e gli altri sovranisti italiani non ce la fanno proprio ad ammetterlo. Trump è un pericoloso eversore dell’ordine democratico. Ma non c’è niente da fare, è più forte di loro.

 

Meloni e Salvini spaccano il capello in quattro, si sperticano in improbabili distinguo, tirano in ballo brogli elettorali.

Brogli che sono esclusi comunque da ben cinquanta tribunali del sofisticato sistema giudiziario americano. Ma non riescono a dire chiaramente che Trump, l’altra notte, ha tentato un colpo di Stato. Come dimostra il fatto che la Guardia Nazionale è stata chiamata – e solo da Pence – dopo che i dimostranti erano già entrati in Parlamento. Circostanza, se ne converrà, assai singolare.

 

Da Maglie a Capezzone, da Paragone a Sgarbi, tutti i sovranisti alla matriciana de noantri hanno sì condannato la violenza e auspicato la fratellanza tra i popoli bla bla bla. Però poi sono finiti immancabilmente per giustificare quelle migliaia di esagitati armati. A proposito, a parte la persona morta, avete visto donne, neri, latinos tra i manifestanti?​ A cui hanno “rubato il voto e la libertà”.

 

Ovviamente, senza portare uno straccio di evidenza a supporto di questa narrazione tarocca tanto cara all’America di Q-anon e dei suprematisti bianchi. Che ieri hanno tirato fuori pure le bandiere dell’Alabama e del South Carolina, Stati in passato segregazionisti, tanto per essere chiari.

 

Intanto​ Giorgia​ Meloni twittava la solita generica, quanto inutile, condanna contro tutte le violenze perpetrate sulla faccia della terra. Invitando i dimostranti a rientrare a casa. Concludendo, teneat risum, “come chiesto dal presidente Donald Trump”.

 

Decerebrati mascherati da Village People -​ Sorvolando allegramente sulla trascurabile circostanza che quei decerebrati vestiti come i village people, ma con le corna, ad occupare il Parlamento ce li aveva mandati proprio Trump.

Naturalmente, come sempre, la parte del leone in questa figura di m**da mondiale rimediata dai sovranisti, l’hanno fatta i fan del Capitano.

 

Tutti questi cuor di leone hanno addirittura attaccato ferocemente il tweet con cui il loro Capitano condannava la violenza nel mondo, auspicando la pace in terra per gli uomini di buona volontà.

 

Sostanzialmente, eccitati per quello che accadeva a Washington, incitavano il cazzaro verde, per l’occasione col cappellino a stelle e strisce, a fare lo stesso. Pregandolo di guidarli all’attacco, manu militari, del Parlamento italiano. Per liberare il Paese dalla dittatura sanitaria.

 

Sovranisti per il​ ristorante e l’aperitivo​ -​ Soprattutto perché dicono di essersi rotti le palle di non poter andare al ristorante o a fare l’aperitivo.

Il tutto, neanche a dirlo, senza che il Capitano o il suo​ alter ego,​ Luca Morisi, prendessero le distanze dai propositi bellicosi di @fiorellino62 o @vecchiocorvo1971.

 

Né, del resto, lo ha fatto il management di Twitter, che pure ha bloccato l’account di Trump per incitazione alla violenza.

 

Detto questo, mi auguro abbia inizio presto una seria riflessione sulla natura violenta ed eversiva di questa forma di sovranismo.

 

Ma onestamente ci spero poco.

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