Morani agita il Pd (foto depositphotos)

I rumors del Senato danno ormai per scontato che oggi il governo non raggiungerà la maggioranza assoluta, ma solo quella relativa. "La forbice dovrebbe essere tra 156-158 senatori", dice Saverio De Bonis, ex grillino, ora nella pattuglia dei 'Responsabili'. E quindi Zingaretti, alla guida di un partito diviso tra chi vuole tornare a dialogare con Matteo Renzi e chi invece chiude la porta all'ex premier, parla di "sentiero è stretto". Quello del 'Conte ter' è una prospettiva che resta all'orizzonte, "senza cambiamenti veri il premier non arriva al semestre bianco", taglia corto un esponente dem.

Nei gruppi parlamentari, non solo del Pd ma anche dei 5Stelle, cresce la paura che Conte possa imboccare un vicolo cieco soprattutto se oggi, al Senato dovesse raggiungere solo una maggioranza semplice. Per questo in tanti non credono nel percorso dei 'Responsabili', "in Commissione andiamo sotto al primo emendamento". Paradossalmente è più facile – spiega un deputato – controllare i voti nelle Aule parlamentari, nelle commissione è impossibile, senza i renziani saranno tutte squilibrate. E infatti una parte dei grillini sostiene sia "sbagliato appiattirsi su Conte. Così rischiamo di andare a sbattere".

E anche dal Pd le voci non sono così diverse: "Non possiamo andare avanti con i senatori a vita. Non sempre ci saranno", dice un esponente dem. E ieri, a tarda sera sono arrivate le minacce di Renzi: "Vediamo se al Senato i numeri per il quorum ci saranno. Basta un voto in più? Dipende per far cosa. Formalmente per la fiducia basta, ma poi c'è una attività in commissione e l'impressione è che in molte commissioni sarebbe minoranza. Perché incaponirsi in questo arrocco?".

I numeri che verranno fuori oggi al Senato condizioneranno molto le decisioni future, soprattutto interne ai partiti. Zingaretti dice che occorre "costruire tutte le condizioni perché la legislatura arrivi al termine" con "una maggioranza e un programma condiviso" e "questo passa da quello che accadrà stasera al Senato". Dopo, "visti i risultati", bisognerà ragionare "su come riusciremo a fare un passo ulteriore insieme. Ne discuteremo quando ci arriveremo". Non si esclude in ambienti dem che il passo ulteriore, se Conte non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta, sia la richiesta di dimissioni per dare vita davvero a un Conte ter e verificare se sarà possibile riaprire un dialogo con Renzi. Soprattutto se lavorare nelle commissioni sarà complicato come sempre.

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