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La tensione tra Ue e Astrazeneca, azienda produttrici dei vaccini contro il Covid, continua a salire. Oggi le due parti si incontreranno per la terza volta nell’arco di 72 ore, in quella che ha tutta l’aria di essere una sorta di resa dei conti sul motivo dello scontro: il ritardo dell’azienda nella consegna dei vaccini che avrebbero dovuto recapitati alla Ue entro il primo trimestre del 2020. Fonti vicine alle istituzioni Ue hanno dichiarato che AstraZeneca fornirà appena un quarto delle dosi previste entro marzo, l’equivalente del 75% di dosi in meno: una riduzione ancora maggiore di quella del 60% che era già stata fatta trapelare da fonti Ue, innescando la richiesta di chiarimenti culminata nel meeting di oggi. “Appena avremo l'approvazione Ema, l'obiettivo è recapitare all'Ue 17 milioni di dosi entro la fine di febbraio. Di queste, 2,5 circa in Italia”: aveva assicurato l'amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, che aveva replicato alle accuse di Italia e Ue per i ritardi nelle consegne dei vaccini. “Non c'è alcun obbligo verso l'Ue”, aveva sottolineato Soriot, "nel contratto con gli europei c'è scritto chiaramente: 'Best effort'. Ossia: 'faremo del nostro meglio'. Bruxelles contesta le dichiarazioni di Soriot, e chiede lo svincolo dalla clausola di segretezza per poter pubblicare il contratto. “Con AstraZeneca ci siamo presi il rischio di impresa, finanziando con i soldi dei contribuenti europei» gli stock prima dell'autorizzazione del vaccino. L'azienda non si può attaccare al miglior sforzo possibile, deve produrre per noi”, precisano fonti Ue. In totale - chiariscono le fonti - l'Unione ha allocato «336 milioni di euro per il vaccino di AstraZeneca, anche se non tutte le tranche sono state ancora» versate. Il pagamento dipenderà dall'andamento della produzione. «Gli sviluppatori dei vaccini hanno obblighi morali e contrattuali, il 'massimo sforzo possibile” citato dall'azienda “non è né accettabile né corretto: abbiamo firmato un contratto di pre-acquisto per far sì che producessero determinati volumi di vaccini prima dell'autorizzazione dell'Ema”, ha detto la commissaria alla salute Stella Kyriakides.