Con questo auspicio si è riunito ieri il Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) per il quarto incontro organizzato dalla conferenza permanente stato-regioni-Cgie dove sono stati affrontati molteplici temi tra cui la riforma degli organismi di rappresentanza, la legge sulla cittadinanza e altre misure a sostegno della partecipazione.

“L’aggiornamento delle politiche per gli italiani all’estero è improrogabile” ha affermato il segretario del Cgie Michele Schiavone aprendo il dibattito. “Risulta ancora più urgente in seguito ai profondi mutamenti politici e alla situazione determinata dalla pandemia. All’interno delle riforme che il nostro paese sta programmando vanno coinvolte e valorizzate le comunità residenti nei vari continenti”. “C’è bisogno di ridisegnare l’architettura della rappresentanza estera a vari livelli” ha osservato Schiavone ribadendo anche la necessità del rinnovo dei Comites entro quest’anno come era stato previsto da una legge insieme a una riforma della cittadinanza. “È triste constatare la situazione in cui si trova la nostra amministrazione statale all’estero: è necessario un ripensamento dei compiti della rete diplomatica-consolare per far fronte a un pubblico sempre più numeroso. Non basta più potenziare i servizi amministrativi ma bisognerà considerare l’ipotesi dell’istituzione di una nuova regione transnazionale o costituire un Ministero per gli italiani all’estero. Non è più concepibile che si faccia distinzione tra cittadini residenti e espatriati violando così i diritti costituzionali”.

Sulla riforma della cittadinanza è intervenuto il senatore Lucio Malan che ha promesso di intervenire per la modifica di una norma discriminatoria che impedisce alle donne nate prima del 1948 di trasmettere la nazionalità: “Si tratta di una palese ingiustizia. Io prendo questo impegno e credo che ci sia unanimità da tutte le forze politiche”. Preoccupazioni sono state espresse anche sulle modifiche del sistema di voto: “Una riforma è assolutamente necessaria dato che attualmente manca il principio di segretezza. Tuttavia sono molto preoccupato dal sistema elettronico dato che presenta praticamente gli stessi rischi”.

Piero Fassino, presidente commissione esteri della Camera, ha parlato del diritto di rappresentanza degli italiani all’estero: “Il rapporto tra le comunità estere e l’Italia è profondamente cambiato negli ultimi anni. Bisogna tenere conto di questi cambiamenti per portare avanti una riforma del meccanismo di rappresentanza che io immagino come una rete distribuita su più livelli con competenze specifiche e in continuo contatto. Per poter fare questo sarà necessario riformare Comites e Cgie e dialogare maggiormente anche con i parlamentari eletti in Italia alla luce del recente taglio con la riforma votata dai cittadini”.

Nel suo intervento il costituzionalista Mario Galdi ha avvertito sull’esigenza della modifica del voto per corrispondenza all’estero ricordando una sentenza del 2018 della Corte costituzionale: “La Corte ha suonato un campanello d’allarme denunciando le criticità della normativa ma da allora nulla è stato fatto per correggere questa emergenza. Occorre fare una riflessione a 360 gradi su tutta la rappresentanza”.

Per il senatore Francesco Giacobbe “bisogna fare un salto in più” per garantire pieni diritti agli italiani all’estero: “I Comites e il Cgie devono essere pienamente partecipi del sistema Italia lavorando a stretto contatto anche con le regioni”. Altro punto molto importante riguarda il sistema di voto nel mondo, ha avvertito il senatore dall’Australia: “L’opzione inversa (vale a dire l’elettore che chiede di votare) è incostituzionale e vorrebbe dire far morire il voto estero. Nella mia esperienza ho capito una cosa, la bassa partecipazione dipende dalla scarsa informazione che gli elettori hanno a disposizione”.

Sull’opportunità che potrebbe nascere da un nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi è intervenuto anche Francesco Clementi, costituzionalista dell’Università di Perugia: “La proposta da lanciare non sarà solo quella di una legge elettorale che comunque verrà fatta con i nuovi numeri che avrà il Parlamento ma si dovrà puntare più che altro sulla bicamerale degli italiani all’estero come perno centrale dell’azione”.

“C’è una situazione che sembra al limite” ha riconosciuto Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli Italiani all’estero della Farnesina, parlando del sistema di voto: “Siamo stanchi di sentire in ogni occasione le solite polemiche e anche la messa in discussione del voto. La realtà dei fatti è che c’è un sistema che rischia di non reggere dato che il corpo elettorale è raddoppiato rispetto a quando venne istituita la legge e le risorse economiche sono sempre le stesse”. Allo stesso tempo Vignali ha auspicato una maggiore partecipazione sulle elezioni dei Comites che -in base alle promesse fatte- dovrebbero essere annunciate a breve: “Non possiamo chiamare rappresentanza un appuntamento a cui partecipa solo il 5%. Dobbiamo far sì che aumenti l’affluenza coinvolgendo specialmente i giovani”.

di Matteo Forciniti