Raffaele Cutolo durante il processo Cirillo

È morto all’età di 79 anni l’ex boss Raffaele Cutolo. Fondatore della Nuova camorra organizzata, era ricoverato nel reparto sanitario detentivo del carcere di Parma. Da 25 anni era detenuto al 41bis. Già dalla scorsa estate le sue condizioni di salute si erano aggravate. Aveva due fratelli, Pasquale e Rosetta Cutolo, i quali pure hanno intrapreso una carriera criminale; Rosetta ha condiviso le sorti di Raffaele e la sua attività è stata fondamentale per le sorti della Nco. Raffaele è stato soprannominato ‘O Professore dai suoi compagni di carcere, perché l’unico tra di loro capace di leggere e scrivere.

Cutolo nacque il 4 novembre del 1941 a Ottaviano (nel Napoletano). Dopo aver conseguito la licenza elementare svolse numerosi lavori come garzone presso artigiani locali. A 22 anni commise il suo primo omicidio: avvenne nel centro di Ottaviano, a seguito di una rissa, uccidendo un giovane che aveva fatto dei pesanti apprezzamenti nei confronti di sua sorella. Ha riconosciuto due figli, Roberto – nato dalla breve relazione (8 mesi) con Filomena Liguori (denunciata più volte per sfruttamento della prostituzione) – e Denise. Roberto, pregiudicato, è stato ucciso a Tradate, in Lombardia, da affiliati della ‘ndrangheta il 19 dicembre 1990, per volontà di uno dei maggiori antagonisti di Cutolo, il boss vesuviano Mario Fabbrocino.

Nel 1983 sposò Immacolata Jacone, figlia di Salvatore assassinato nel 1988. È stato condannato a quattro ergastoli da scontare a partire dal 1995 in regime di 41 bis. Il boss ha più volte criticato tale regime che, a suo parere, viola i diritti umani, tanto da preferire la pena di morte. È stato rinchiuso in diverse carceri italiane: nel 2000 è stato trasferito nel carcere di Novara e dal 2007 al 2011 è stato detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni, nella cella che fu di Bernardo Provenzano. Successivamente è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila e infine in quello di Parma.

Il 19 febbraio 2020 è stato ricoverato all’ospedale civile di Parma per una crisi respiratoria dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19 del 2020 in Italia e nelle settimane a seguire ha rifiutato le cure e la tac. È stato dimesso a inizio aprile, facendo così ritorno nel carcere di Parma; subito dopo, il suo avvocato ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari a causa delle condizioni di salute], ma l’istanza è stata respinta poiché poteva essere curato in cella e le sue patologie non venivano ritenute “esposte a rischio aggiuntivo” (il regime di 41 bis gli permetteva “di fruire di stanza singola, dotata dei necessari presidi sanitari”). Il 30 luglio 2020 è stato trasferito dal carcere di Parma in ospedale, a quanto pare per un aggravamento delle condizioni di salute e problemi respiratori. Secondo il suo legale “continuano a sostenere che rifiuta di fare gli esami, ma noi riteniamo che non sia lucido”: la moglie è andata a trovarlo il 22 giugno e Cutolo non l’avrebbe riconosciuta.

Durante una detenzione a Poggioreale si ritiene sia nata la “Nuova camorra organizzata” (Nco). Si trattava di un’organizzazione piramidale e paramilitare, basata sul culto di una sola personalità. Questi erano i ruoli assunti dagli affiliati: il picciotto, il camorrista, lo sgarrista, il capozona e infine il santista. Al vertice c’era solo Cutolo detto “Vangelo”. Tra i primi affiliati si ricordano i detenuti Raffaele Catapano, Pasquale D’Amico, Giuseppe Puca e Michele Iafulli. L’organizzazione si ispirava alla Bella società riformata: il suo progetto criminale era ispirato a un’ideologia pseudo-ribellista di impronta meridionalistica, che però attingeva in parte alla propaganda delle organizzazioni terroristiche.

In carcere Cutolo creò le basi per una organizzazione criminale cui saranno affiliati, in primo luogo, i detenuti di cui Cutolo conosceva le esigenze, i bisogni e le aspettative. Un ruolo particolare spettò a Alfonso Rosanova, imprenditore e mente economica della NCO, e a Rosetta Cutolo. Ma soprattutto, Cutolo contava su un esercito di giovani reclutati tra le file del sottoproletariato. L’affiliazione prevedeva l’adesione totale alla volontà del capo. Questa è simbolicamente rappresentata da un rituale di iniziazione per il quale i nuovi adepti giuravano fedeltà ripetendo un testo ispirato ai cerimoniali di stampo massonico. Il testo è stato ritrovato grazie all’arresto di Giuseppe Palillo, e proprio per questo è detto giuramento di Palillo.