Vito Crimi, reggente del Movimento (foto: depositphotos)

C'era una volta il MoVimento. Dopo la votazione su Rousseau - che ha sancito, con una maggioranza del 59%, il "via libera" al governo Draghi - non solo l'ex figliuol prodigo Alessandro Di Battista ha sbattuto la porta, ma ben quindici senatori (compresi alcuni pezzi da novanta del calibro di Nicola Morra e Barbara Lezzi, oltre ad una trentina di onorevoli, inclusi assenti e astenuti, hanno votato no alla fiducia, contravvenendo palesamente quelle che erano le indicazioni giunte dalla piattaforma dei 5 Stelle. Per tutti i parlamentari, il capo politico Vito Crimi ha decretato l'espulsione. Una decisione, la sua, sulla quale pende un vero e proprio "braccio di ferro" con tanto di eventuale strascico penale (le espulsioni, infatti, andrebbero ratificate dal collegio dei probiviri).

IL GIALLO DEL CAPO POLITICO
Al di là delle critiche, anche infuocate, mosse da più di un grillino all'indirizzo della leadership del M5S ("tanti colleghi che hanno votato in dissenso sono parte fondamentale del Movimento, oltre che amici fraterni. Serve unità" aveva commentato, a caldo, la vice presidente del Senato, Paola Taverna), la domanda che in molti si stanno ponend, in questa fase, è la seguente: Crimi e dunque il Movimento, aveva effettivamente il potere di mettere alla porta i ribelli. Sempre su Rousseau, infatti, un altro voto ha abolito la figura del "capo politico" per sostituirla con quella di un Comitato direttivo composto da cinque saggi scelti dall'assemblea.

GRILLO SMENTISCE CASALEGGIO
"Da oggi termina la reggenza di Vito Crimi", aveva spiegato l'associazione capitanata da Davide Casaleggio, nel tentativo di scrivere la parola fine all'esperienza dell'uomo solo al comando. Parole, le sue. Che però sono state smentita astretto giro del garante (e guru) Beppe Grillo il quale ha pensato bene di confermare Crimi nel suo ruolo fin quando non sarà stata eletta la nuova struttura. Insomma: dietrofront, cittadini. Si resta come prima. Ma allora chi controlla il controllore? E chi decide ai vertici del Movimento?

ESPULSIONI: RISCHIO TRIBUNALE?
Per dirla tutta, di fronte a questo bailamme, il rischio è che i contenziosi sulla legittimità o meno delle espulsioni possano sfociare addirittura in tribunale. E tanto basta per far capire come la tensione sia alle...stelle, al punto che la scissione è realmente solo una formalità, visto che i cacciati (un folto gruppo di parlamentari di almeno una trentina di parlamentari) stanno giocoforza veramente pensando di organizzarsi in un raggruppamento autonomo.

RIBELLI PRONTI A CONFLUIRE IN IDV?
Da più parti si sta ipotizzando un passaggio dei ribelli sotto l'egida di Italia dei Valori, partito fondato dall'ex magistrato Antonio Di Pietro. "Le interlocuzioni ci sono state, sì, se c’è un progetto politico da costruire allora massima disponibilità. Se è prestare il simbolo tanto per, allora non è il caso, non ci interessa. Questa è la situazione" ha commentato, a tal proposito, il segretario del partito, Ignazio Messina, in un'intervista a "Repubblica".

LE PAROLE DEL SEGRETARIO MESSINA
Secondo Messina, "la storia di Idv e quella dei 5 Stelle hanno delle similitudini sul piano dei valori e anche dell’origine", tanto che il segretario vede "un buono spazio politico". I presupposti sono per lui "legalità e questione morale. Ma anche la solidarietà sociale. Viviamo tempi di grande crisi e bisogna essere propositivi".

MORRA: CI SIAMO IMBORGHESITI
Intanto, sullo sfondo, fanno capolino le critiche mosse dagli stessi "dissidenti" sui quali è calata la mannaia di Crimi. Il senatore Nicola Morra, ospite della trasmissione L'Ospite in onda su SkyTg24, è stato lapidario: "Il movimento era nato come rivoluzionario ma poi se lo porti nei palazzi del potere, lo imborghesisci e lo trasformi…" ha fato osservare. "C'è stata un'abile regia, grazie anche alla legge elettorale con cui si è impedito a chi poteva vincere di poter ottenere la maggioranza parlamentare. Il Movimento per le sue caratteristiche doveva essere la forza su cui far convergere gli altri, poco alla volta noi siamo cresciuti, un tempo ci definivamo il virus" ha ribadito.

BUGANI: RISCHIAMO DI EVAPORARE
"Mi sembra di vivere un incubo. Spero che qualcuno venga a svegliarmi per dirmi che stavo solo sognando, ma non succederà" ha detto, dal canto suo, Max Bugani, capo dello staff della sindaca di Roma Virginia Raggi ed uno dei leader storici del Movimento, sul "Fatto quotidiano". "Si manda via gente che ha dato il sangue al Movimento perché ha detto legittimamente no, rifiutando un quesito ridicolo e un governo come ne abbiamo già visti tanti in passato - ha ammonito - il vero rischio non è la scissione, ma l'evaporazione del M5s. Anche perché ora il Movimento dovrebbe governare con tutti e soprattutto con Forza Italia. Era la nostra linea invalicabile, ed è stata varcata".