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di Alessandro Camilli

Corte Costituzionale, due Pronunce, 14 gennaio e poi 24 febbraio. Passate inosservate o quasi da stampa distratta e assenti nella pubblica disattenta chiacchiera.

La prima per dire "Pandemia profilassi internazionale di competenza esclusiva dello Stato", la seconda per ribadire "Regione in ambito della sua autonomia, anche speciale, non può invadere con una sua disciplina materia contenimento pandemia diffusa a livello globale". Quindi su pandemia decide Stato e non Regioni. Esattamente il contrario di quanto fatto sotto il governo Conte e sotto input condiviso da M5S, Pd e Leu.

Dalla Corte al generale Figliuolo - Le due Pronunce della Corte Costituzionale sono la cornice legale e istituzionale di una scelta politica di Draghi. La scelta di cambiare metodo e non solo uomo. Finora tutto, vaccinazione compresa, era stato gestito con molta attenzione e cura del consociativismo obbligatorio per ogni decisione e azione. Regioni e Ministeri, burocrazie centrali e locali, assessorati e Asl quindi tutti competenti a vaccinare per quote e territori.

Risultato un caos burocratico, un farraginoso ansimare. E, quel che è peggio: una macchina vaccinale che, anche avesse le dosi di vaccino necessarie, non ce la farebbe a vaccinare almeno 300 mila persone al giorno (oggi viaggia a centomila). Le due Pronunce della Corte sono la leva con cui tutto questo sistema viene sollevato, spostato più in là, sostituito, rimosso.

Forze Armate e Protezione Civile, non Asl e assessori - Il generale Figliuolo, cioè la logistica dell'Esercito a capo del Commissariato Emergenza Covid, significa che la vaccinazione di massa sarà affidata a Forze Armate e Protezione Civile. Il sistema Conte-Arcuri-Casalino aveva prodotto un ritmo di vaccinazioni in grado di vaccinare la popolazione necessaria in tre anni! Ora si smonta quel che non funzionava, si smonta e si sostituisce con forze più consistenti e reali di Primule e comunicazione pilotata da Palazzo Chigi.

Arcuri, cioè Conte - Arcuri commissario all'emergenza Covid: molti errori, tante acclarate inefficienze, non poche attenuanti. E una inadeguatezza manifesta, quella relativa all'esigenza primaria: vaccinare in massa e in fretta. Ma Arcuri non è stato solo nel suo anno da Commissario. Arcuri è stato la versione tecnico-operativa di Conte. Ad Arcuri Conte delegava la responsabilità di tradurre in fatti ciò che Casalino dava per fatti già realizzati.

Dai banchi a rotelle fino alla delega sacrale alle burocrazie regionali dei criteri e turni di vaccinazione, Arcuri ha eseguito secondo mandato, cultura, aree politiche e culturali. Non è un caso che il giornale filo Conte titolo Sturmtruppen per deridere e sminuire il valore della nomina di Figliuolo, non è un caso che Zingaretti faccia buon viso (neanche tanto) a cattivo gioco. Dell'addio ad Arcuri si dichiarano soddisfatti, anzi entusiasti, Salvini, Forza Italia, Meloni, Renzi. M5S, Pd e Leu, per dirla alla popolana, rosicano.