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I governi cercano di darsi una data. Una data necessariamente simbolica e ciascuno la lega in qualche modo alla sua storia e alle sue tradizioni. Una data però anche plausibile, qualcosa che rappresenti non la abusata luce in fondo al tunnel ma un pilastro cui appigliarsi. Una data da indicare alle popolazioni aiuta, fa bene. E ad oggi, senza raccontar l’impossibile a portata di mano, una data di Covid uscita è possibile darla e non solo auspicarla. Gran Bretagna l’altro ieri zero morti. Zero morti, vale la pena di ripeterlo e sottolinearlo: primo giorno zero morti di Covid dopo mesi e mesi. In Gran Bretagna ancora non molte settimane fa erano giunti a 1750 morti in un giorno e la media dei morti giornalieri è stata a lungo ben sopra i mille. Hanno vaccinato quasi metà della popolazione e ora sono a zero morti. Londra si è data la sua data di Covid uscita: il 21 giugno, l’inizio dell’estate.

Usa: a New York domani cominciano a vaccinare quelli che hanno trenta anni e dal 6 aprile vaccinano quelli dai 16 anni in su. La campagna di vaccinazione va veloce, più veloce perfino del previsto e l’appuntamento per Covid uscita Washington l’ha fissato al 4 luglio tradizionale Indipendence Day, stavolta dal Covid. Francia è più indietro con la vaccinazione, molto più indietro di Gran Bretagna ed Usa. Francia vaccina più o meno alla velocità, per ora insufficiente, di Germania (per ora la più lenta e la peggiore) e Italia. Eppure Parigi ha dato una data ai francesi e non poteva che essere il 14 luglio. Covid uscita Italia quando? - Italia? In Italia nessuno ha dato una data uscita Covid. Anche perché non pochi si ostinano a voler fissare quella data a domani, massimo dopodomani. Riaprire dopo Pasqua, impensabile aprile di chiusure, riaprire ristoranti fino alle 22, riaprire teatri…

Ognuno vuol riaprire il suo dichiarandolo “in sicurezza”. Netto si staglia nel dibattito e nell’azione il partito dei ristoranti che sostiene: se sono aperte le scuole perché penalizzare i ristoranti. È un partito che mette scuole e ristoranti sullo stesso piano, con marcata preferenza per i ristoranti. In Italia una data intesa come traguardo credibile non c’è perché si gioca in massa a non capire cosa è una Covid uscita. La Covid uscita è un processo per gradi: si riapre prima qualcosa, si valuta come va, poi se del caso si apre altro. Gran Bretagna comincia ad aprire qualcosa il 12 aprile, conta di finire le riaperture il 21 giugno, due mesi e mezzo dopo. Lo stesso sta facendo Israele. In Italia un calendario scaglionato delle riaperture significa la certezza delle recriminazioni dolenti di chi dovesse riaprire secondo e non per primo. Intollerabile poi verrebbe gridata la condizione di chi riapre per terzo.

Covid uscita non è un on-off, non è un Decreto di governo o ordinanza regionale. Covid uscita è un processo per gradi che ha una condizione senza la quale Covid uscita non c’è: buona parte della popolazione vaccinata. Nazione vaccinata nazione riaperta - È un’equazione senza se e senza ma. Chi vaccina molto riapre, chi vaccina meno aspetta. La vera misura di quanto l’Italia vaccina arriverà a breve, quando ci saranno (questione di circa 10/15 giorni) più dosi di vaccini di quante l’Italia abbia avuto finora disponibili. Le dosi infatti finora sono state poche se rapportate a quanto bisognava vaccinare e cioè almeno trecentomila persone al giorno a partire da fine gennaio. Ma le dosi sono state non poche rispetto alla capacità reale e materiale di vaccinare: gennaio e metà febbraio persi vaccinando al rallentatore anche le dosi disponibili. E poi la manifesta incapacità ad organizzarla la vaccinazione, dalla Lombardia alla Calabria passando per non poche altre Regioni. In maniera per certi versi incredibile l’unica Regione efficiente nella vaccinazione è il Lazio. Ci si prenota facile, ci si vaccina facilmente. E si vaccina con criterio.

Dunque, quale data per uscita Covid Italia? Una qualunque dell’estate andrebbe bene. Purché la nostra data non sia un otto settembre, la data nello nostra storia dello squagliarsi dello Stato. Molte cose fanno pensare che non andrà così: i vaccini stanno arrivando, si sta imparando a somministrarli con velocità, si sta mettendo riparo e divieto al vaccinarsi in ordine di corporazioni e lobby, l’impegno e la fatica di migliaia e migliaia di addetti e volontari alla macchina vaccinale è palpabile, visibile. Eppure verso un altro otto settembre della nostra storia qualcuno ci trascina ancora: il partito dei ristoranti, la mobilitazione Io Apro dei ristoratori ribelli e autonomi tanto da esser guidati da un leader portavoce che ha appena smesso il lavoro politico in Fratelli d’Italia, la supponenza prepotente e impudica delle corporazioni, l’aver solo vagamente inchiodato nella testa della gente che si riapre solo e soltanto se vaccinati e che altro “in sicurezza” non c’è.

Covid uscita, non dal coronavirus - Ultimo ma non ultimo: Covid uscita vuol dire pochi, pochissimi morti da Covid malattia, vuol dire poche persone che finiscono in terapia intensiva e relativamente poche che finiscono in ospedale. Covid uscita vuol dire una severità e letalità della malattia pienamente compatibile con tutte le attività della vita associata pienamente ripristinate. Covid uscita non vuol dire che il virus sparisce, se accadrà e come accadrà accadrà molto dopo questa estate. Covid uscita vuol dire che virus c’è ma affronta una popolazione vaccinata. Quando sarà il loro turno al vaccino lo capiranno davvero gli italiani e le italiane che hanno venti o trenta anni?

LUCIO FERO