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Di Juan Raso

Nel 2001 - stiamo parlando di vent’anni fa - presentai un “paper” ad un congresso internazionale, in cui scrivevo: “Prima, le ricchezze erano materiali: la terra, le miniere, gli immobili. Oggi la vera ricchezza é immateriale: il sapere, la patenti, le comunicazioni. Entriamo in un mondo in cui i beni non hanno necessitá di attraversare le frontiere, perché esistono in una dimensione globale. Passiamo dal capitalismo “físico”, che mostrava garanzie evidenti quali le fabbriche solide, gli uffici, le miniere e le banche ospitate in edifici iscritti nel catasto, a un mondo in cui la ricchezza appartiene ai proprietari delle comunicazioni, dei satelliti, di Internet”. Scrivevo queste riflessioni in tempi in cui non esistevano le applicazioni, né immaginavamo che avremmo gestito da casa “on-line” molte delle nostre necessitá quotidiane. Nemmeno sospettavamo la complessa digitalizzazione delle banche on-line, l'intelligenza artificiale, la psico dipendenza dal telefonino, etc. Oggi la pandemia produce un giro di vite in piú e come nel magico viaggio di Peter Pan, ci trasporta in un mondo ogni volta più immateriale. La rivista britannica “The Economist” ha riunito 50 esperti a livello mondiale per fare un bilancio sullo stato di situazione attuale e del futuro prossimo. Il rapporto finale segna 20 punti fondamentali, che indicano come la nostra vita si immerge ogni volta di piú nella dimensione immateriale con l'aiuto delle tecnologie. Dovremo abituarci - dice il rapporto - a lavorare “on-line” dalle nostre case, che adatteremo alle nuove forme del telelavoro. Gli uffici chiuderanno in altissime percentuali e ricorderemo gli edifici dei centri di produzione como gli “enormi mammuts” degli anni 1980-2020. Congressi e viaggi di lavoro si ridurranno almeno al 50%, sostituiti dagli eventi “on-line”, mentre le riunioni dei Consigli di Amministrazione di imprese internazionali si effettueranno attraverso le tecnologie tipo “zoom”. La produttivitá non sará valutata da un capo ufficio, ma da piattaforme tecnologiche che ci aiuteranno a misurare i risultati e l'efficienza della nostra attivitá. Per ottenere un buon posto di lavoro sará ogni volta meno importante dove viviamo, perché i lavori che contano saranno globali e si svolgeranno a distanza. La maggior parte dei nostri rapporti sociali - dalla religione alla ginnastica, dal cinema ai divertimenti diversi - saranno virtuali ogni volta di piú. Continueranno ad esistere strutture fisiche, ma saranno poche ed ogni volta piú antiquate, mentre i servizi sofisticati giungeranno a domicilio. La azienda tradizionale ha visto la sua fine nel 2020 con la pandemía e sopravvivranno solo quelle imprese che avranno incorporato nuove tecnologie per operare a distanza. La peggiore notizia é che la forza di lavoro si ridurrá drammaticamente e cederá spazi sempre maggiori all'Intelligenza Artificiale. Nel settore impiego siamo alla vigilia di licenziamenti in massa. L'educazione a sua volta sará ibrida, alternando la presenza física con gli studi “on-line” e “off-line”. La medicina si evolve verso la telemedicina, mentre la nostra economia domestica utilizerá nuova forme di acquisto, che ci aiuteranno a risparmiare: non piú abiti eleganti, ma indumenti “casual”, mentre i prodotti elettronici saranno i piú richiesti e apprezzati. L’attivitá commerciale sará principalmente svolta a distanza e i negozi si ridurranno alla condizione di “show rooms”. Si svilupperanno nuovi modelli di informazione digitale per abbonamento, che assicureranno una informazione piú trasparente senza tante “Fake news”. Proprio la credibilitá e la trasparenza saranno la pietra angolare di tutte le imprese: l’eccesso di informazione stanca e quindi cercheremo notizie meno notizie, ma serie e preparate da esperti della comunicazione. Bisognerá aiutare le persone a sopravvivere alle situazioni di aggressivitá, solitudine e depressione, provocate dall’isolamento: grandi piattaforme tecnologiche aiuteranno a risolvere anche questi problemi. Resta qualcosa nel micromondo della materialitá? La risposta é affermativa e quel qualcosa lo scoveremo niente di meno nella nostra cucina, perché la nuova cultura ci spinge verso un'alimentazione piú naturale e salutare. Produrre i propri alimenti o acquistare prodotti organici sará una delle nuove preoccupazioni, che ci ricorderá che una parte di noi continua a vivere nel mondo reale. Le considerazioni riportate dalla rivista The Economist ci sfidano a capire come prepararci in questi prossimi tre anni, perché le trasformazioni sono giá in corso e il futuro é ogni volta più alle porte. Tempo da perdere, proprio non ce n'è!