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Ieri 18.938 nuovi casi di contagi e 718 morti (dove sono però conteggiati anche alcuni decessi non comunicati precedentemente dalla Sicilia). Dati di certo pessimi per l’Italia che però sembrerebbe essere in una fase di “sostanziale plateau, un punto d'equilibrio, mentre in altri Paesi europei anche confinanti c’è una ricrescita. Da noi c’è una decrescita lenta”. A parlare ieri in conferenza stampa Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, che ha affermato che “nel quadro europeo l'Italia si sta lentamente schiarendo”. Parlando di numeri, ha poi specificato che il livello dei ricoveri va verso la stabilizzazione, mentre le terapie intensive “sono un po' sopra il 41%, passate da 3.716 della settimana scorsa ai 3.743 di martedì. Siamo arrivati a un plateau: lo stesso vale per le aree mediche. In generale prima si muove l'Rt, poi l'incidenza e i ricoveri e per ultimi si muovono i dati sulla mortalità. Quindi ci attendiamo che inizino a decrescere anche i decessi”. La decrescita dei contagi coinvolge tutte le fasce d'età, mentre l'effetto delle vaccinazioni ha come effetto il trend costante dei contagi, molto basso, per gli operatori sanitari che sono stati la prima categoria a essere coperti dalla profilassi. Insomma, le parole di Brusaferro inducono in qualche modo all’ottimismo, anche se per il direttore generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute Gianni Rezza bisogna avere pazienza per tornare alla vita di tutti i giorni: “L'accelerazione della campagna vaccinale favorirà il ritorno alla vita normale da qua a qualche mese, ci vorrà un po’. Non appena riusciremo a liberare gli ospedali da questo carico e metteremo in sicurezza le persone che sono a rischio maggiore, potremmo permetterci il lusso evidentemente di allentare quelle che sono le misure”.