di Stefano Ghionni

La pandemia non arretra. A un anno di distanza dalla prima diffusione del Covid-19, il numero dei morti e dei contagi non accenna a scemare, anzi, aumenta in maniera esponenziale un po’ in tutti i Paesi del mondo. Per capirci, ieri l’India ha toccato il più alto numero di infezioni in un giorno solo: 168mila nuovi casi. Cifre che hanno fatto del paese il secondo più toccato al mondo dall’epidemia di nuovo coronavirus, dopo gli Stati Uniti e prima anche del Brasile. Stato, questo, che pure non se la passa troppo bene – a causa della temuta variante locale – nella triste classifica dei contagi.

Insomma: il morbo avanza, nonostante gli sforzi delle istituzioni sanitarie con la pandemia che, in questo scorcio del mese di aprile, sembra essere entrata nel suo “punto più critico”. A sollevare l’allarme, in tal senso, è stata l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), la quale ha sollevato la questione della “capacità produttiva globale di vaccini e prodotti sanitari che pure sarebbero essenziali per fronteggiare la malattia. Una capacità, dimostratasi, purtroppo, “non sufficiente ed equa laddove ce ne sarebbe stato più bisogno”.

E proprio sui vaccini anti Covid, unica arma valida al momento, per debellare la diffusione del virus, come a voler rafforzare l’allarme dell’Oms, sembra essersi accesa una spiacevole quanto assurda corsa al rialzo per quanto concerne il loro prezzo. A farlo notare è stato il premier bulgaro Borissov il quale ha reso noto che i nuovi contratti che l’Ue sta negoziando con la multinazionale Pfizer per una fornitura fino a 1,8 miliardi di dosi (di cui 900 milioni opzionali) per il 2022-2023 avranno un “prezzo notevolmente più alto”. Il che, tradotto in soldoni, significa che mentre il morbo avanza e la gente muore, c’è chi sui vaccini ci lucra dal momento che il loro costo non scende ma anzi, aumenta. Più antietico di così…