Claudio Zampolli e la Cizeta

 

di ROBERTO ZANNI
Accesa la tv, sintonizzata su Motor Trend Channel, l'altra settimana stavano trasmettendo la serie 'Seduced By Speed'. Chi non è mai stato sedotto, almeno una volta nella vita, dalla velocità? Ma questa volta si tratta di qualcosa di unico, perchè è la storia di un ingegnere modenese, Claudio Zampolli. Un nome che a molti probabilmente non dice nulla, ma a cavallo tra gli anni '80 e '90 è stato protagonista di un sogno, finito poi in un incubo, ma che raccontato adesso mantiene intatta quella sua aura di sacralità, per i motori s'intende. Oggi Claudio Zampolli vive in California e proprio lì nella ricchissima ed esclusiva Beverly Hills nel 1988 presentò il suo di gioiello: la Cizeta V16T (che poi ispirò la Diablo Lamborghini) una supercar che aveva come obiettivo oscurare Ferrari, Maserati grazie al suo motore impossibile da 6.000cc, un 16 cilindri da 540 cavalli, accelerazione da 0 a 100 chilometri in 4" e una velocità massima di 328 km all'ora. Un sogno, già, che Zampolli (poi usò le sue iniziali per dare il nome all'auto) per realizzarlo dovette utilizzare le sue conoscenze tra i Vip per una partnership con il celebre compositore Giorgio Moroder. E ufficialmente il nome del modello fu Cizeta-Moroder V16T. Negli Stati Uniti Mr. Zampolli era diventato famoso proprio tra le celebrities, Hollywood era casa sua: all'inizio da dipendente della Lamborghini infatti aveva il compito di vendere i bolidi di Sant'Agata Bolognese proprio negli Stati Uniti. Poi importatore di auto di successo, ma la sua idea era un'altra: una supercar come mai ce n'era stata una prima, per realizzarla però aveva bisogno di un finanziatore. E a Los Angeles lo trovò in un altro italiano, più famoso e ovviamente ricco di lui: Giorgio Moroder la cui musica non aveva confini. L'idea e l'ingegno di Zampolli più il denaro di Moroder e l'aggiunta di un grande designer come Marcello Gandini: la Cizeta non poteva fallire. C'era grande pubblico, la Hollywood che contava al Century Plaza di Beverly Hill quando la supercar fu svelata per la prima volta. E il mostruoso 16 cilindri era qualcosa di davvero speciale, al centro del mondo di Zampolli, uscito ovviamente da Motor Valley, l'Emilia: un 16 cilindri aspirato trasversale a 90º con 4 valvole per cilindro, 5995 centimetri cubici di cilindrata. Un piccolo capolavoro dell'ingegneria. Tutto bello, da applausi, ma... Già, come era successo in precedenza alla Lamborghini, anche alla Cizeta per qualche centimetro nei conteggi effettuati negli States, non era stata concessa l'omologazione per le strade a stelle e strisce mentre contemporaneamente i costi aumentavano nella stessa maniera in cui diminuiva la pazienza di Moroder che decise di lasciare solo Zampolli. Si racconta che furono nemmeno una decina i modelli venduti a $400.000 l'uno, $804.000 al valore attuale, mentre gli investimenti avevano già superato i 2 milioni di dollari dell'epoca (recentemente un esemplare restaurato, appartenuto al Sultano del Brunei, è stato venduto a un'asta di Sotheby's per $665.000). Quell'auto costava troppo anche per i ricchi: e tra difficoltà sempre maggiori, ecco che Zampolli fu costretto a dichiararsi in bancarotta. Lo ha raccontato l'ottantenne ingegnere modenese da Los Angeles durante i sessanta minuti che hanno ripercorso il suo sogno, ma anche tutte le disavventure che lo hanno successivamente accompagnato: sono stati due i fallimenti, poi storie di donne, ma anche di parole che lo portarono a denunciare Jay Leno, celebre personaggio tv americano, amante delle auto e un tempo anche molto amico di Zampolli. Una causa da $150 milioni di dollari intentata dall'ingegnere, finita nel nulla, ritirata poco dopo. Ma quel sogno, nonostante tutto, non è mai svanito completamente: infatti ancora oggi è possibile farsi costruire una Cizeta, ma naturalmente serve un conto corrente in banca speciale, come la Cizeta.