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Questo potrebbe essere uno degli ultimi articoli liberamente scritti su questo tema. Da qui a breve tempo, infatti, con l’eventuale approvazione del Ddl Zan un simile articolo potrebbe essere vietato o il suo autore potrebbe essere processato, o condannato in base all’arbitrio interpretativo che il Ddl Zan rimette nelle mani dell’interprete. Qui la questione non è etica, ma prettamente giuridica. Ciascuno può aderire alla piattaforma ideologica e valoriale che preferisce in riferimento alle unioni tra persone dello stesso sesso, alla famiglia naturale, alla tradizione cristiana o a quella anticristiana progressista che così di moda oggi è (come la generale decadenza della civiltà occidentale, secondo le acute ricognizioni di un filosofo ateo come Michel Onfray).

Prescindendo dal codice morale prescelto, tuttavia, una questione di principio non può che accomunare tutti, cioè la questione della libertà, specialmente quella di parola, di pensiero, di coscienza, di insegnamento, di professione del proprio credo filosofico-antropologico, o religioso, o teologico. Quanto più ci si professa amanti della libertà, della visione liberale della vita, della società, del contesto culturale e politico, quanto più si dovrebbe temere l’eventuale approvazione del Ddl Zan che, in buona sostanza, lo si ammetta o lo si neghi, instituisce una forma legale di vera e propria “inquisizione arcobaleno”. Già prima dell’approvazione del Ddl Zan lo scenario è sufficientemente sconfortante, sia in Italia che all’estero, per lasciar facilmente supporre che, con ampie probabilità dopo l’approvazione del Ddl Zan, la situazione non potrà che peggiorare nel senso predetto di una “inquisizione arcobaleno” che si metterà alla caccia di chiunque non condivida le posizioni dell’ortodossia Lgbt, che ha reso la propria sessualità una nuova forma di pensiero totalitario, o, per usare le parole di Papa Francesco, una vera e propria forma di “colonizzazione ideologica”.

Se in Canada, infatti, il catechismo è già stato vietato perché considerato omofobo, in Italia un eroico sacerdote di Lecce è stato bersagliato da molteplici accuse di omofobia, soltanto perché ha fatto il proprio dovere in conformità agli insegnamenti della Chiesa, che condannano ufficialmente e solennemente l’ideologia gender. In questo senso, l’accusa di omofobia può facilmente trasformarsi non già in una condanna di effettivi e reali comportamenti discriminatori, ma in una vera e propria forma di persecuzione del pensiero diverso, che fosse manifestato perfino da chi è omosessuale e che si dovesse venire a trovare in posizione eterodossa rispetto al “pensiero unico” dettato dai gran sacerdoti della “chiesa Lgbt”. In questo senso si ricordi, tra i tanti esempi possibili, il boicottaggio organizzato da Elton John contro i prodotti di Dolce e Gabbana che si erano resi colpevoli secondo la star inglese, di aver dichiarato che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre.

In fondo, se in Inghilterra già da tempo è vietato dire mamma e papà nelle scuole, Lorella Cuccarini ha subito un vero e proprio linciaggio mediatico, venendo accusata di omofobia soltanto perché ha espresso i propri dubbi sulla pratica della maternità surrogata (peraltro penalmente sanzionata allo stato attuale della legge italiana come di moltissimi altri Paesi). E chi si ricorda del cardinale di Malaga, Sebastiàn Aguilar, uno dei teologi più apprezzati da Papa Francesco, peraltro, processato per omofobia sol perché fedele al proprio credo religioso e alla dottrina della Chiesa? E come non ricordare, ancor più di recente, il caso del professore di Filosofia politica di una università dell’Ohio, che è stato sospeso solo perché non ha utilizzato il pronome femminile per un transgender? In fondo, la semplice accusa di omofobia, come ogni potere inquisitorio che si rispetti, è sufficiente per mettere sotto accusa anche chi si limita semplicemente a riportare i bassi numeri delle unioni civili dopo l’approvazione della legge Cirinnà del 2016.

Se, tuttavia, prima dell’approvazione del Ddl Zan, l’accusa di omofobia rivolta contro chi esercitava il pensiero diverso rispetto ai dettami ideologici Lgbt costituiva un “semplice” linciaggio mediatico, dopo l’eventuale approvazione si processerà penalmente chi rivendica la propria libertà di coscienza e di pensiero, rispetto ai dogmi dell’ideologia genderista. Con l’accusa di omofobia, insomma, si rischia di poter mettere a tacere chiunque su qualunque argomento possa essere ritenuto censurabile da parte della comunità Lgbt, come ampiamente hanno dimostrato, tra i tantissimi possibili, gli esempi di cui sopra. Alla luce di ciò, insomma, appare evidente che un disegno di legge come il Ddl Zan costituisca più che la difesa giuridica (già peraltro esistente) delle singole persone omosessuali, lo strumento di forza legale (ma non per questo rispondente a giustizia e razionalità) con cui gli ideologi Lgbt intendono mettere a tacere tutti i propri avversari, dimenticando la preziosa lezione illuminista di Voltaire il quale si chiedeva: “Chi è il persecutore? È colui il cui orgoglio ferito e fanatismo furioso istigano il principe o i magistrati contro uomini innocenti, che non hanno altra colpa che di essere di diversa opinione da lui”.

ALDO ROCCO VITALE